Telepass fiuta la preda

Il gruppo è cresciuto anche nella pandemia e ora punta a fare acquisizioni. Nel mirino società assicurative e dei pagamenti digitali di mezza Europa. E l’ad Benedetto garantisce: presto faremo centro

di Andrea Cabrini

«Nella seconda metà dell’anno metteremo la palla in porta». È molto sicuro di fare presto gol con una acquisizione in Europa Gabriele Benedetto, 39 anni, amministratore delegato di Telepass. Dopo avere portato la società a crescere anche nell’anno del Covid, oggi il manager punta a una operazione straordinaria internazionale per far un nuovo salto. In questa intervista a ClassCNBC tratteggia l’identikit della preda ideale e spiega come sarà la Telepass del futuro, tra big data, assicurazioni e pagamenti digitali.

Domanda. L’Italia torna a muoversi e voi anche. Quali mercati state guardando?

Risposta. L’attenzione è rivolta all’Europa: Portogallo, Italia, Francia, Spagna e soprattutto Paesi Baltici, che vediamo pronti da un punto di vista digitale. In seconda battuta guardiamo anche alla Germania.

D. Con quali risorse?

R. Miriamo a investire circa un miliardo. Vedremo col tempo se serviranno ulteriori munizioni.

D. Nel mirino chi c’è?

R. Operatori con grandi customer care e base clienti esposta alla mobilità. Guardiamo al mondo assicurativo o dei pagamenti digitali ma anche agli operatori di flotte aziendali e al comparto della logistica, che oggi punta alla digitalizzazione dei pagamenti. In questi campi una tecnologia tutta italiana come quella di Telepass può giocare una vera partita.

D. Il fattore Covid incide?

R. In parte. Servono soluzioni e piattaforme per monitorare la mobilità dei dipendenti. E il nuovo decreto, con l’introduzione del mobility manager, porta nuove responsabilità in azienda. Un miglior tracciamento della mobilità permette una maggiore efficienza economica, mentre i rimborsi a cedolino determinano perdite fiscali importanti. E poi in questi mesi di pandemia si è iniziato a chiedere accesso a una mobilità diversa, fatta di monopattino, biciclette, taxi.

D. Dopo la cessione del 49% di Telepass al fondo Partners Group com’è cambiato il rapporto con gli azionisti?

R. Abbiamo il meglio di due mondi: un investitore industriale di lungo periodo come Atlantia e l’attenzione alla crescita organica tipica dei capitali di rischio.

D. Il vostro modello di business ha bisogno di una revisione?

R. Siamo una subscription company e la formula dell’abbonamento ci permette una resilienza eccezionale e una buona serenità nella negoziazione. Nell’anno in cui la mobilità è rallentata del 40% noi siamo cresciuti.

D. Avete chiuso il 2020 con 300 mila nuovi clienti.

R. Sì. La mobilità è cambiata in questo periodo, ma i mezzi pesanti non hanno smesso di viaggiare ed è aumentata la dimensione della logistica e del traffico commerciale.

D. Il Pnrr mette 60 miliardi per trasformare il sistema infrastrutturale; Telepass che ruolo avrà?

R. Va ripensata la logistica digitale e va incentivato l’uso di veicoli meno inquinanti, anche con sconti su pedaggi, parcheggi, ricariche. Noi siamo un unicum nato nel 1990, la più vecchia Fintech italiana. La mobilità è fatta di micro transazioni che generano dati, i quali ci permettono di garantire servizi e di inventarne di nuovi, soprattutto in campo assicurativo.

D. Vi trasformate in assicuratori?

R. No, ma siamo in grado di intercettare i bisogni assicurativi dei clienti. Con i nostri dati sappiamo quando un utente è in montagna e possiamo offrirgli un’assicurazione per lo sci. Oppure sappiamo quanto tempo lascia la macchina in parcheggio per modulare i premi assicurativi annuali. Le assicurazioni puntano sui dati, sulle blackbox. Noi siamo un collettore naturale di informazioni utili. (riproduzione riservata)

ha collaborato Adolfo Valente
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