Nonostante il Covid il 2021 potrebbe chiudere con circa mille miliardi di masse gestite

Altro che crisi. Il settore del private banking in Italia non solo recupera velocemente gli effetti negativi causati dalla pandemia, ma nel 2020 supera addirittura le previsioni ante-Covid-19, stimando di poter archiviare brillantemente anche il 2021 a un passo dai mille miliardi di euro di masse gestite. L’Aipb-Associazione italiana private banking spiega che la ricchezza finanziaria dei clienti serviti dal comparto cresce due volte più rapidamente rispetto a quella delle altre famiglie e che circa l’80% dei nuovi flussi sono stati trasformati in investimenti finanziari, favorendo così un’ottimale allocazione del risparmio.

Il private banking è dunque riuscito a crescere anche l’anno scorso, segnando un più 5,1% e recuperando rapidamente l’iniziale effetto negativo del Covid-19. La nuova raccolta netta è rimasta positiva in tutti i trimestri (più 4,1% totale annuo), toccando un massimo storico di circa 36 miliardi di euro e masse gestite di 932 miliardi. L’Aipb sottolinea che l’andamento effettivo del mercato ha addirittura superato le attese. La previsione fatta nel 2018, senza tener conto quindi della pandemia, stimava infatti che il settore sarebbe arrivato a 893 miliardi di euro entro la fine del 2020. E quest’anno la situazione, in base all’attuale scenario economico-finanziario, potrebbe ripetersi, con un’ulteriore crescita del 5% e il raggiungimento di 978 miliardi di masse in gestione a fine dicembre.

Negli ultimi cinque anni il valore della ricchezza finanziaria affidata al private banking dai clienti benestanti (con ricchezza finanziaria investibile superiore a 500 mila euro) ha mostrato una crescita media annua del 4,4%, pari al doppio di quella delle famiglie che non si sono rivolte agli operatori «private» per la gestione dei propri investimenti (2%). Il comparto è cresciuto del 5,1%, contro il più 3,4% degli altri canali distributivi (banche e reti non «private», Poste e agenti). Se si considera la ricchezza finanziaria investita in risparmio gestito, amministrato e prodotti assicurativi, esclusa la liquidità, per la prima volta il canale «private» ha superato banche e reti non «private» (790 miliardi contro 781).

«I dati raccolti confermano il ruolo sempre più strategico nel sistema Paese dell’industria del private banking e la nostra capacità di trasformare la liquidità in investimenti, di attutire gli effetti dell’emotività sui mercati durante l’incertezza e di accelerare la crescita dei portafogli, sapendo intercettare al meglio le esigenze delle famiglie servite», osserva il presidente dell’Aipb Paolo Langé: «L’industria ha saputo fornire risposte immediate e dare valore, facendo crescere la ricchezza finanziaria dei propri clienti a una velocità doppia. Il mercato continua a mantenere un trend di sviluppo positivo anche oltre le nostre previsioni».

«La pandemia», spiega il segretario generale Antonella Massari, «non ha intaccato la propensione delle famiglie private a investire e gli operatori le hanno sapute accompagnare al meglio in questa difficile fase. Il 2020 è stato un anno importante per l’industria italiana del private banking, leader rispetto agli altri canali distributivi per la gestione di ricchezza investita in prodotti finanziari diversi dalla liquidità. Oggi serve quasi un terzo della ricchezza investibile complessiva in Italia, sottraendola agli strumenti di deposito, in un contesto dove il numero di famiglie che hanno il 100% dei propri risparmi in liquidità tende a diminuire, ma resta intorno al 46%». (riproduzione riservata)

Sergio Governale