La privatizzazione del Montepaschi e gli effetti sul futuro di Anima

Giornata di acquisti ieri sul titolo Anima che in borsa ha guadagnato l’1% a 4,47 euro sulla scia di possibili novità nella strategia. Martedì 15 infatti il consiglio di amministrazione del Montepaschi, storico cliente dell’sgr, ha messo sotto la lente il dossier in vista di un ampliamento dell’alleanza. Per gli analisti di Equita Sim un rafforzamento dell`accordo di distribuzione è «una notizia positiva per il titolo» e «migliorerebbe il posizionamento di Anima sia in caso di cessione a un unico compratore sia in caso di break-up», ipotesi in cui ci sarà però da valutare chi sarà il compratore. La strategia di negoziare dei rafforzamenti delle partnership in corso è coerente con quella della società, commentano gli esperti, secondo i quali tuttavia, data l’incertezza ancora elevata sui vari scenari che ruotano attorno alla banca, resta ancora incertezza sul conferimento effettivo di un mandato.

Per quanto riguarda invece Mps, la decisione di conferire mandato al management per la potenziale negoziazione del rapporto con Anima rientra tra le misure di rafforzamento previste dal piano strategico 2021-2025 (per un totale di circa 400 milioni) in un’ottica stand-alone, spiega Equita, secondo la quale sarà comunque importante verificare i termini di un eventuale accordo e come questo potrebbe inserirsi nel quadro di una possibile soluzione strutturale per Mps.

Va detto che la rinegoziazione del contratto con Anima rappresenta solo un aspetto del più ampio cantiere aperto oggi attorno al Montepaschi. Come anticipato venerdì 4 giugno da MF-Milano Finanza, la strada maestra seguita dal Tesoro per la privatizzazione potrebbe articolarsi in due fasi distinte: in un primo momento via XX Settembre passerebbe in blocco la quota a un soggetto privato che, in un secondo momento, cederebbe sul mercato diversi perimetri dell’attivo sia per ottemperare alle richieste dell’Antitrust sia per rendere meno impegnativo il boccone. Qualcosa di simile insomma a quanto fatto lo scorso anno da Intesa Sanpaolo che, dopo la conquista di Ubi Banca, ha ceduto 650 sportelli del gruppo lombardo a Bper per ottemperare agli impegni presi con l’Antitrust. Se sulla soluzione pendono ancora molte incognite (a partire dalla disponibilità di un’ancora tiepidissima Unicredit a subentrare al Tesoro), il progetto è già finito nel radar di diversi intermediari, da Banco Bpm (socio di Anima al 19,4%) a Bper, dal Mediocredito Centrale alle Poste. Non è detto però che il deal vada in porto nei tempi previsti e tra gli advisor del Tesoro si sarebbe iniziato a ragionare su un piano B che preveda una proroga della privatizzazione. In tal caso, però, Roma dovrebbe puntellare il capitale di Siena senza avere un progetto di exit in mano. (riproduzione riservata)

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