Indagine Ania sul ricorso alla rendita vitalizia 2017-2019

L’ANIA ha pubblicato la rilevazione statistica annuale che  ha l’obiettivo di aggiornare i valori dei coefficienti di frequenza di ricorso alla rendita vitalizia. Sono state analizzate distintamente tre tipologie di contratto: quelli di capitale con opzione
di conversione in rendita (1° gruppo), quelli di rendita differita (2° gruppo) e i contratti previdenziali – fondi aperti e PIP (3° gruppo).

Nel triennio 2017-2019 il numero complessivo dei contratti giunti a scadenza è stato pari a 2,5 milioni, a fronte di un ammontare di capitali pari a 61,0 miliardi di euro (di cui oltre il 90% relativo a contratti di capitale sia in termini di numero sia in termini di importo).

Il capitale medio maturato è stato pari a 24.135 euro, di cui 23.974 euro relativamente a contratti di capitale, 36.206 euro relativamente a capitali di copertura di contratti di rendita differita e 18.804 euro relativamente a contratti previdenziali.

In merito ai contratti che hanno dato luogo al pagamento della rendita, l’importo medio complessivo dei capitali maturati è stato pari a 46.191 euro: nel dettaglio, i contratti di capitale hanno registrato un ammontare medio pari a 72.145 euro, superiore di oltre 25.000 euro a quello dei contratti di rendita differita (45.875 euro) e di 35.000 euro se paragonato a quello dei contratti previdenziali (37.200 euro).

Nell’ultimo anno analizzato l’importo medio dei contratti di capitale si è attestato a 76.101 euro, inferiore di quasi 2.000 euro rispetto al 2018 ma ancora superiore di oltre 10.000 euro rispetto al valore registrato nel 2017. In netto rialzo invece l’importo medio del 2019 rispetto ai due anni precedenti per le restanti tipologie di contratto: nel dettaglio, le rendite differite hanno registrato nell’ultimo anno un ammontare pari a 49.864 euro, 5.000 euro in più rispetto al biennio precedente mentre l’importo medio dei contratti previdenziali è stato pari a 56.470, superiore di oltre 20.000 euro se paragonato a quello osservato nel 2017-2018.

La propensione alla rendita – cioè il rapporto tra le rendite attivate (sia come numero sia come importo) e i contratti in scadenza – registra nel triennio analizzato andamenti diversi per le tre forme di contratto rilevate.

In termini di numero di contratti complessivi, nel triennio la media ponderata del tasso di propensione alla rendita è stata pari allo 0,380% (0,386% registrato nella precedente edizione della statistica per gli esercizi 2016-2018), a seguito di un tasso sceso nell’ultimo anno allo 0,327%, dallo 0,452% nel 2018 (era 0,365% nel 2016).

In termini di importi complessivi, la media ponderata del tasso di propensione alla rendita è stata dello 0,727% (valore anch’esso in diminuzione rispetto allo 0,763% registrato nella precedente edizione della statistica per gli esercizi 2016-2018), in questo caso con l’esercizio 2017 che registra il tasso annuo più alto del triennio pari allo 0,801%, sceso allo 0,767% nel 2018, fino allo 0,620% nel 2019.

Nel dettaglio, in merito al numero dei contratti di capitale maturati, pari nel triennio 2017- 2019 a 2,3 milioni, la propensione alla rendita è stata dello 0,046%; nel 2018 era superiore allo 0,050%, per poi scendere a circa lo 0,040% nel 2019, in linea con il 2017. In termini di importi, la somma dei capitali maturati nel triennio 2017-2019 è stata pari a 55,3 miliardi di euro, di cui solo lo 0,139% ha dato luogo all’erogazione in rendita; nel 2019 la propensione alla rendita è stata pari allo 0,113%, in netto calo rispetto allo 0,162% registrato l’anno precedente ma inferiore anche a quello relativo al 2017 che si attestava allo 0,144%.

Riguardo ai contratti di rendita differita, a fronte di 88 mila polizze maturate, il 6,397% ha visto l’erogazione di una rendita; tale percentuale è determinata da una propensione in progressiva diminuzione nel triennio analizzato, fino a raggiungere nel 2019 un valore pari a 5,975%, inferiore di circa un punto percentuale rispetto al valore più alto del 2017. In termini di importi, invece, dei 3,2 miliardi di euro costituenti i capitali di copertura, l’8,105% ha effettivamente dato luogo all’erogazione in rendita, con il valore del 2019 pari a 7,515%, in lieve aumento rispetto al 2018 ma in significativo calo rispetto al 9,361% registrato nel 2017.

Riguardo ai contratti previdenziali, nel triennio 2017-2019 sono giunte a scadenza 131 mila polizze e di queste il 2,201% ha visto l’erogazione di una rendita, con una propensione scesa dal 2,868% nel 2017 all’1,332% nel 2019 (il valore più basso dal 2015). In termini di importi, invece, la somma dei capitali maturati giunti a scadenza nel triennio analizzato sono stati pari a 2,5 miliardi di euro, di cui il 4,354% ha effettivamente dato luogo all’erogazione in rendita, con il valore nel 2019 pari a 3,887%, anch’esso il più basso dal 2015.

Attraverso lo studio del coefficiente di variazione, ossia l’indice di dispersione che misura
la variabilità dei tassi di propensione alla rendita per impresa in ragione della media (σx/µ), si osserva una volatilità maggiore nei contratti di capitale (sia in termini di numero sia di importo) rispetto a quelli di rendita differita e ancor più rispetto a quella osservata nei contratti previdenziali; nel dettaglio, in termini di importi il coefficiente di variazione dei primi è pari a 268,1%, a seguire 81,9% e infine i contratti previdenziali con 32,5%.
Analogo trend si riscontra anche calcolando il coefficiente di variazione del triennio analizzato non per impresa ma per anno, anche se le differenze tra i vari contratti in quest’ultimo caso sono più contenute, rispettivamente pari a 14,7% (contratti di capitale), 11,3% (contratti di rendita differita) e 9,0% (contratti previdenziali).

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