Gli investitori Usa detengono il 28% delle azioni europee sul mercato

di Francesco Bertolino
Gli investitori americani detengono quasi un terzo delle azioni europee. Stando alle stime di Goldman Sachs, la quota è raddoppiata rispetto al 2008 e si attesta oggi al 28% dei titoli disponibili sulle borse del Vecchio Continente. Il dato, tuttavia, non dipende tanto dall’avanzata degli investitori statunitensi quanto dalla ritirata del risparmio domestico. Il peso delle azioni europee nei portafogli americani è infatti in linea con la media storica – 3,6% – e anzi è sceso rispetto al periodo 2015-2019. Nel frattempo, però, fondi pensione e assicurazioni europee hanno tagliato sensibilmente l’esposizione sulle borse. Su spinta di regolatori e sponsor i fondi pensione hanno incrementato gli acquisti di obbligazioni, mentre gli onerosi requisiti di capitale richiesti dalla normativa Solvency II hanno scoraggiato le compagnie dall’investire in azioni e anzi le hanno spinte a scaricare titoli a vantaggio di private equity e immobiliare. Basti pensare che nel 2004 le assicurazioni controllavano il 7% del mercato quotato europeo e il 33% di quello britannico, mentre ora le loro proprietà azionarie sono crollate rispettivamente al 3% e a meno del 5%, al di sotto della soglia delle partecipazioni rilevanti. 
Complice una minor propensione al rischio, del resto, i piccoli investitori europei non sono riusciti a compensare questi deflussi, nonostante la crescita esponenziale dei loro risparmi. In media, calcola Goldman Sachs, le famiglie europee destinano alle azioni il 10-15% del patrimonio finanziario contro l’oltre 25% dei nuclei americani. La loro presa sulle borse domestiche è quindi rimasta sostanzialmente stabile negli anni e, anzi, si è lievemente allentata. Il rialzo dei listini europei da inizio anno, conclude lo studio, è quindi dovuto soprattutto alla costanza degli investitori americani e al ritorno di quelli asiatici che hanno riportato i flussi sui mercati europei ai livelli del 2015. Oggi, così, il 43% delle azioni del Vecchio Continente è in mani extra-comunitarie. Affinché la corsa degli indici prosegua, però, servirà presto uno sforzo anche dei risparmiatori locali. (riproduzione riservata)

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