Gestori, promossi & bocciati

Nel primo semestre i migliori comparti sono stati quelli specializzati sulle azioni italiane, che hanno cavalcato il rally di Milano grazie al focus sulle pmi. In luce anche quelli focalizzati sul Giappone. Per i money manager la fase positiva proseguirà
di Paola Valentini

Lo scettro dei migliori fondi comuni passa dai comparti specializzati sull’energia e su Wall Street ai fondi che investono nei titoli italiani quotati in Piazza Affari. Se alla fine del primo trimestre spiccavano i gestori esposti alle azioni del comparto petrolifero e a quelle Usa, al giro di boa del primo semestre i vincitori sono gli azionari Italia. Nella classifica assoluta dei primi 20 fondi per rendimento da inizio 2021 (tabella in pagina con dati Fida) ben sei appartengono a questa categoria con performance anche oltre il +30%, oltre il doppio rispetto al risultato del Ftse Mib che nel periodo ha fatto circa il 14% salendo sopra la soglia dei 25 mila punti che non vedeva da un anno e tornando ai massimi dal 2008 sulla scia della ripresa del post Covid. L’indice delle pmi, il Ftse Italia Mid Cap, ha superato addirittura il +25% e il Ftse Aim delle small cap oltre il 35%, battendo tutti gli altri benchmark internazionali (ad esempio il Dj Euro Stoxx delle borse europee ha registrato il +15%, negli Usa Dow Jones, S&P e Nasdaq hanno avuto un progresso attorno al 12-14%, il Nikkei di Tokyo del +5% e in Cina Shanghai-Shenzen è invece in rosso, -1,2%). Un rally di cui hanno approfittato i gestori specializzati proprio sulle quotate italiane a media-piccola capitalizzazione È il caso del fondo Made in Italy, con una performance del 35,4% da inizio 2021. Investe in società italiane quotate con una capitalizzazione inferiore a un miliardo di euro. Il fondo non ha posizioni corte e può usare opzioni solo per coprire il rischio di mercato. «I fondi azionari specializzati sull’Italia sono pochi e concentrati su un limitato numero di grandi aziende, che costituiscono tre quarti dell’indice italiano», spiega Massimo Fuggetta, fondatore di Bayes Investment e advisor del fondo Made in Italy. «Nel 2019 e 2020 abbiamo progressivamente aggiustato il portafoglio verso l’attuale configurazione conforme ai Pir alternativi. Il nostro passaggio a capitalizzazioni più piccole aveva penalizzato la performance negli ultimi due anni», aggiunge Fuggetta. Che, anche dopo i rialzi di Piazza Affari di quest’anno, resta ottimista: «Crediamo che un’inversione di tendenza sia ora saldamente in atto. Molti dei titoli più piccoli che abbiamo acquistato, come Renergetica, EdiliziAcrobatica, Growens e, più recentemente, CY4Gate, Tecma Solutions e Vantea Smart, hanno fatto bene, e crediamo che continueranno a farlo». I nuovi titoli si sono uniti ad altre small cap che il fondo Made in Italy detiene da più tempo come Intred, Reno de Medici, Be, Piteco, Cembre, Expert System. «E per gli oculati investitori con residenza fiscale in Italia che possono detenerli per cinque anni su un conto pir tali guadagni saranno esentasse», ricorda Fuggetta.
Sempre nell’azionario Italia, si mette in evidenza anche PMItalia Esg di AcomeA Sgr con un +31% da inizio 2021: è il primo fondo Pir che ha anche connotati di sostenibilità. È gestito da Antonio Amendola (si veda altro servizio) e seleziona le società con maggiore potenziale di miglioramento nell’ambito Esg, collaborando con queste ultime attraverso un engagement attivo. Un altro comparto specializzato in Piazza Affari che brilla è Target Italy (+28,8% da gennaio), della boutique Albemarle Asset Management. Anche questo fondo, che è gestito da Umberto Borghesi fin dal lancio nel 2007, si focalizza sulle pmi. In base all’ultimo portafoglio disponibile le principali azioni in portafoglio sono Fila, Esprinet, Pirelli, El.En e Piovan e il settore più rappresentato è quello industriale. Di recente la società si è schierata contro l’opa su Carraro, ritenendo il prezzo offerto di 2,55 euro, troppo basso anche dopo il rialzo rispetto ai 2,4 euro proposti in precedenza».

Ma a conferma della forza dell’azionario Italia nel semestre c’è soprattutto il fatto che il miglior fondo in assoluto del periodo, pur essendo della categoria dei prodotti flessibili e quindi potendo spaziare su tutte le aree, oggi punta proprio su Piazza Affari. Si tratta del Pharus Basic, un flessibile con una storia di oltre 15 anni. «Riteniamo che la migliore asset class in cui investire sia ancora l’equity. E siamo ancora convinti che la scelta di singoli titoli possa avere un maggior vantaggio rispetto a una allocazione passiva», spiega il gestore di Pharus, Michele Corno. E l’Italia è nel mirino perché il fondo investe in questo momento l’85% del suo portafoglio sulle azioni quotate a Milano. «Attualmente il comparto si concentra principalmente su storie di valore italiane, che hanno contribuito all’eccezionale risposta del Basic Fund ai tumulti registrati dai mercati nel 2020», aggiunge Corno. Tra le principali posizioni del portafoglio figurano Digital Value, Italian Wine Brands, Sesa, Portobello.
Guardando oltre gli azionari Italia, come emerge dall’analisi delle dieci principali categorie di fondi a portata di investitore retail italiano, i comparti più brillanti del semestre, con performance di oltre il 30%, si trovano tra gli specializzati sulle pmi, in particolare del Giappone (con coperture del cambio tra euro e yen) e degli Usa. Al contrario, nell’obbligazionario i rendimenti migliori si fermano alla singola cifra per via del fatto che il comparto dei bond negli ultimi anni ha corso molto. Tra gli azionari Giappone il primo è il fondo Japan Smaller Companies di M&G con il +34% nei sei mesi, tra gli azionari Usa in prima posizione c’è Legg Mason Royce Usa Small Cap Opportunities (+31,6%). «Il mercato azionario giapponese non ha preso una chiara direzione nel secondo trimestre e da marzo non ha registrato la stessa performance delle controparti europee o americane. Le ragioni di tale debolezza risiedono probabilmente nella lenta campagna vaccinale. Ma ora ci aspettiamo che il mercato giapponese recuperi, dato che le vaccinazioni stanno prendendo slancio», spiega Cédric Le Berre, analista di Ubp. In Asia punta sul Sol Levante anche Ethenea che predilige l’area nipponica alla Cina: «A livello globale, prevalgono i fattori positivi a sostegno dell’investimento azionario, ma in Asia la situazione è cambiata. Mentre il Giappone appare in netto miglioramento, dopo le difficoltà legate ai vaccini e alle incertezze sui Giochi Olimpici, riteniamo che il momento favorevole della Cina sia prezzato in modo eccessivo. Per questo, per il nostro fondo Ethna-Aktiv stiamo considerando di uscire dall’azionario cinese e di incrementare l’esposizione sulla borsa di Tokyo», rivela Michael Blümke, gestore senior di Ethenea. Più cautela invece per Wall Street dopo che gli indici Nasdaq e S&P continuano ad aggiornare nuovi record. «Per quanto riguarda le azioni, l’attenzione si è un po’ spostata dagli Stati Uniti verso l’Europa e i mercati emergenti non solo asiatici, entrambi in ritardo rispetto agli Usa nel ciclo di ripresa post-Covid», spiega Pictet Am, «non siamo attratti dalle azioni statunitensi, le più costose tra le regioni che prendiamo in considerazione». Pictet calcola che gli attuali rapporti prezzo/utili, superiori a 22,5 volte gli utili per azione a 12 mesi possono essere sostenuti solo se la crescita economica tendenziale resta invariata, i margini di profitto societari si stabilizzano a livelli superiori alla media e i rendimenti obbligazionari rimangono ben al di sotto del 2%. «Secondo le nostre stime, il valore equo dell’indice S&P 500 è di 3.600 punti, circa un 14% al di sotto dei livelli attuali», avverte Pictet. (riproduzione riservata)
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