Fondi negoziali meglio del Tfr

di Andrea Pira
I rendimenti dei fondi pensione hanno retto l’urto della pandemia. Anche nel 2020 quelli dei fondi negoziali hanno superato quelli del Tfr. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali e i fondi aperti hanno guadagnato in media, rispettivamente, il 3,1 e il 2,9%; per i Pip «nuovi» di ramo III il risultato è stato lievemente negativo, pari a -0,2%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari all’1,4%. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,2%. A spiegarlo è stato il presidente della Covip, Mario Padula, illustrando alla Camera i contenuti della Relazione annuale della vigilanza, evidenziando come «fondi e casse possono svolgere un ruolo importante assumendo iniziative che si inquadrino in un progetto di ampio respiro che abbia il baricentro nella promozione della crescita».

L’anno della pandemia ha avuto un effetto contenuto sulla previdenza. La raccolta dei contributi ha mantenuto la tendenza alla crescita, mostrando qualche inciampo soltanto nel periodo più duro del lockdown nella primavera 2020. Contenuta la crescita degli iscritti (+2,2% sul 2019) a quota 8,4 milioni, ossia un terzo della forza lavoro. Appena il 22,7%, però, è under 35. Ecco perché tra i suggerimenti dati da Padula c’è quello di utilizzare gli incentivi fiscali per i più giovani e per quelle categorie di lavoratrici e lavoratori con carriere più instabili così da superare l’esclusione previdenziale. Oltre al gap generazionale c’è infatti un gap di genere. 


Quanto ai numeri, sotto la vigilanza Covip sono finiti nel 2020 circa 294 miliardi di risparmio previdenziale privato, il grosso del quale riconducibile ai 372 fondi pensione (circa 198 miliardi), mentre la quota delle casse di previdenza si aggira sui 96 miliardi. A fine 2020 le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari erano del 6,7%, rappresentando il 12% del pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie. Per quanto riguarda gli investimenti dei fondi pensione, all’economia nazionale sono stati andati circa 38,6 miliardi, di cui 28,4 miliardi in titoli di Stato, in lieve calo dai quasi 31 miliardi del 2019. (riproduzione riservata)

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