Burrafato (Euler Hermes): all’assicurazione del credito non serve più la rete

di Anna Messia

La rete di 2 miliardi che il governo ha messo a protezione delle assicurazioni del credito nei momenti più difficili della pandemia è stata un successo per l’intero sistema. Ma ora è il momento di utilizzare quelle risorse per altri sostegni all’economica perché le compagnie assicurative possono fare da sole e non ci sono rischi che i prezzi delle polizze si impennino o che le coperture assicurative sul credito, indispensabili per far girare l’economia, vengano meno. Ne è convinto Luca Burrafato, responsabile Euler Hermes, Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa. Bene ha fatto quindi il governo a non rinnovare la protezione pubblica che arriverà a naturale scadenza a fine giugno. «I 2 miliardi stanziati dal governo più di un anno fa, quando lo scenario era incerto sono ancora quasi completamente inutilizzati perché ci sono stati pochi sinistri, ma sono stati un fatto epocale. Con la crisi del 2008 l’Italia era stato l’unico Paese europeo a non capire l’importanza di un sostegno pubblico all’assicurazione del credito in situazioni di crisi sistemica», dice ricordando che allora nel Paese ci fu un calo del 30% delle coperture e un’esplosione dei sinistri. «Questa volta c’è stato un lavoro corale dell’Ania, di Confindustria e del governo con l’apertura di un dialogo che sarà fondamentale anche per il futuro». In pratica è stato riconoscuto il valore dell’assicurazione del credito e l’Italia si è mossa in scia agli altri Paesi europei che hanno avviato sistemi di protezione simili. Nel caso italiano è stato previsto in particolare che il governo si sarebbe fatto carico di gran parte dei sinistri in cambio della cessione allo Stato del 65% dei premi incassati in questo periodo. «Una rete fondamentale per evitare che le compagnie, in una situazione di incertezza, riducessero le loro esposizioni verso le imprese», spiega Burrafato. «Così in questi mesi le coperture sono cresciute mentre le insolvenze, grazie agli altri strumenti di sostegno realizzati dal governo, sono scesi del 12% rispetto a previsioni di crescita del 40%». Ma cosa avverrà ora con i sostegni del governo destinati a terminare a fine anno? «Se da una parte è vero che i sostegni verranno meno dall’altra stiamo finalmente uscendo dalla pandemia e soprattutto inizieranno a vedersi gli effetti del piano monstre da 235 miliardi stanziato dall’Europa per la ripresa nazionale. Ci saranno settori che andranno benissimo e altri che soffriranno; i prezzi si adegueranno ma non ci sono rischi di impennate generalizzate o di un calo delle coperture. Nel nostro caso prevediamo anzi di raggiungere il record storico di coperture di 100 miliardi». (riproduzione riservata)

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