Un Leone per Verona

Dalla notizia dell’ingresso delle Generali con il 24,4% 
il titolo Cattolica è salito di oltre il 40%, mentre quello di Trieste è rimasto freddo. Forse perché il mercato dal big si aspetta ben altro 

di Anna Messia
Sabato 27 giugno è il D-Day che aprirà una nuova era per gli azionisti Cattolica e un nuovo scenario per quelli Generali. L’assemblea della compagnia di Verona dovrà approvare la delega al cda per l’aumento di capitale di 500 milioni richiesto dall’Ivass e che servirà a spingere in alto il Solvency di Cattolica fino al 172%. Un primo ma fondamentale pezzo di un puzzle che in pochi mesi porterà Generali a detenere il 24,4% della compagnia veronese con un passaggio storico per Cattolica: dal 1° aprile 2021 l’unica cooperativa assicurativa quotata a Piazza Affari si trasformerà in società per azioni. Via il principio del voto capitario (una testa un voto) e via un assetto che solo fino a qualche mese fa sembrava granitico, tanto che l’accusa principale mossa all’ex amministratore delegato Alberto Minali, defenestrato lo scorso ottobre, era stata di tramare per la trasformazione in spa.

Poi in pochi mesi tutto è cambiato: è arrivato il Covid che, tra calo dei mercati e aumento dello spread, ha fatto cadere la solvibilità del gruppo e l’Ivass (che assieme a Consob aveva già aperto da mesi un’ispezione sulla governance) è entrata a gamba tesa chiedendo un maxi-aumento di 500 milioni, non molto distante dai 620 milioni di capitalizzazione complessiva di Cattolica di quei giorni, e per di più in tempi record. La partita è spinosa, visto l’ingente importo in campo e alla luce della natura cooperativa della compagnia, che, come aveva dimostrato il caso di Warren Buffett, primo azionista dal 2017 con il 9%, non consente di decidere neanche con una quota rilevante. L’unica via di scampo era quindi la trasformazione in spa e in poche settimane i consulenti di Kpmg chiamati da Cattolica sono riusciti a sbrogliare la matassa trovando più di qualche interesse: da Vittoria ad alcuni gruppi esteri come Axa e Allianz. Del resto Cattolica, nonostante la guerra di governance e gli effetti del Covid, è un asset appetibile, che opera in aree profittevoli del Paese e in grado di consentire di fare un significativo salto dimensionale, specie a chi, come per esempio Axa, punta da anni a crescere in Italia. Alla fine però, vista anche l’alzata di scudi del governo sugli asset italiani contro gli stranieri, con il golden power esteso alle assicurazioni, l’operazione è stata siglata con Generali. Che, condizionando il deal alla trasformazione in spa, ha messo sul piatto la sottoscrizione di 300 dei 500 milioni complessivi (a 5,55 euro per azione), che equivalgono al 24,4% del capitale. Altri 50 milioni saranno pagati subito dopo, in proporzione, per l’aumento successivo di 200 milioni, che servirà ad arrivare a quota 500 milioni e che sarà offerto in opzione agli azionisti.

L’investimento totale di Generali, almeno per ora, sarà quindi di 350 milioni e in cambio il Leone punta a creare sinergie industriali in particolare nel ramo Danni e nell’asset management con il diritto a nominare tre dei 15 consiglieri di Cattolica. Un numero che verrà modificato proprio sabato dai 17 precedenti, con una riforma della governance (frutto di una combattuta mediazione con i soci dissidenti) che ha però i mesi contati. Perché Generali ha chiesto e ottenuto anche il veto su questioni strategiche fino a quando la compagnia diventerà spa. L’accordo lascia la compagnia presieduta da Paolo Bedoni in terra italiana e ha consentito agli azionisti di beneficiare di un rally del titolo, che in pochi giorni ha recuperato più del 40%, chiudendo venerdì 26 a 4,92 euro. Tale prezzo corrisponde a una capitalizzazione di oltre 850 milioni e potrebbe salire fino a 967 milioni qualora la crescita dovesse allinearsi ai 5,55 euro fissati da Generali. Tra l’altro i 5,55 euro si avvicinano molto anche al prezzo di recesso degli azionisti che non volessero accettare il cambiamento, pari a 5,6 euro. Finora l’ingresso del gruppo guidato da Philippe Donnet ha consentito agli azionisti di Cattolica di recuperare valore ma il titolo è ancora lontano dai massimi di 10,5 euro superati a gennaio 2018. Però l’appeal speculativo è aumentato. Non solo perché difficilmente Generali si accontenterà di restare al 24,4% (aprendo a scenari di un’opa), ma anche perché, almeno sulla carta, ad aprile 2021 (soprattutto se lo scudo anti-stranieri sarà riposto) potrebbero riaprirsi i giochi. Altri pretendenti potrebbero valutare un rilancio, di certo con qualche ulteriore soddisfazione gli azionisti che avessero deciso mantenere l’investimento.

Si vedrà. Intanto ci si chiede quali potranno essere gli effetti della mossa di Generali su Cattolica per gli azionisti del Leone, a cominciare da Mediobanca. Finora il mercato sembra di fatto rimasto a guardare, senza esprimere giudizi: il titolo di Trieste che nei due giorni successivi al blitz è rimasto sostanzialmente invariato. L’interpretazione dell’operazione data da Generali è: abbiamo colto al volo un’occasione di crescita inaspettata. Guardando le ultime classifiche tra i gruppi assicurativi pubblicate da Ania emerge che in caso di una fusione di Cattolica in Generali il Leone avrebbe uno scatto di crescita significativo nel Danni, avvicinandosi a Unipol. Mentre nel Vita Generali è già leader e le dimensioni di Cattolica nel comparto dipenderanno molto dall’esito della partita Intesa-Ubi, con Bergamo che rappresenta circa la metà degli attuali volumi. Per Generali si tratta in ogni caso di un’operazione che concentra lo sviluppo sull’Italia e non la mossa decisiva sull’Europa che ci si aspettava. Al cda del Leone che ha deliberato l’operazione erano assenti sia Francesco Gaetano Catagirone sia Romolo Bardin, rappresentante di Leonardo Del Vecchio, e c’è chi ha definito il deal «sotto il livello del radar».

Intanto sabato 27, come detto, è il D-day in cui tutto avrà inizio. All’assemblea, che causa Covid si terrà con il rappresentante designato, sono attesi poco meno di 1.500 voti rispetto ai 2.000-2.500 delle precedenti riunioni. I soci (in totale 18 mila) avevano tempo di votare fino alla mezzanotte di mercoledì 24, proprio quando è stato diffuso il comunicato sull’operazione con Generali, con le voci che erano iniziate a circolare solo qualche ora prima. (riproduzione riservata)

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