Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Da venerdì 29 maggio il filing dell’operazione Delfin-Mediobanca è ufficialmente al vaglio della Banca Centrale Europea che avrà 60 giorni per esprimersi. Chi si aspettasse un passaggio poco più che formale sbaglierebbe perché a Francoforte l’esame per le richieste di acquisto di partecipazioni qualificate è dei più rigorosi. E sebbene qualche osservatore scommetta già su una luce verde per la holding guidata da Leonardo Del Vecchio e lanciata verso il 20% di Mediobanca, i requisiti previsti dalla normativa dovranno essere puntualmente soddisfatti.
La materia è regolata dalla direttiva Crd IV del 2013 che stabilisce un iter preciso per chiunque nel capitale di un istituto vigilato superi il 10%, il 20%, il 30% o il 50% in termini di azioni o di diritti di voto. Circostanza peraltro non molto frequente nelle vicende bancarie europee, specie se il compratore è un soggetto privato. Solo in Italia si contano pochissimi casi tra cui quelli dei Malacalza in Carige, dei Maramotti nel Credito Emiliano e di Sebastien Egon Fürstenberg in Banca Ifis. Istituti peraltro con peso specifico assai inferiore rispetto a Mediobanca che, attraverso il suo 12,8% di Generali, rimane uno dei crocevia più delicati della finanza italiana.
Da Roma ladrona a Roma padrona. Tra le tante mutazioni di quest’epoca contrassegnata dal virus c’è anche il luogo comune con cui la finanza nordista vive il ruolo del potere politico, concentrato nella città meno colpita dal Covid. Capitale di un Paese ancora troppo diviso, come ha ammonito il capo dello Stato Sergio Mattarella, ma pur sempre sede di governo, Parlamento, Consob e Banca d’Italia, le istituzioni che hanno per le mani tutti i dossier più delicati. E tra questi ovviamente c’è anche l’affaire Mediobanca su cui, dopo l’annuncio di Leonardo Del Vecchio di voler salire al 20% del capitale, si sono puntate le attenzioni del premier Giuseppe Conte. Rispetto al passato, quando con un semplice inarcamento del sopracciglio del governatore o di Enrico Cuccia saltavano fusioni bancarie o si decidevano le sorti della Montedison o della Fiat, oggi l’Italia manca di quel centro decisorio che esula dalle cariche rappresentative del popolo elettore. Tutto accade, almeno appare così, senza anche solo un consulto preventivo a Via Nazionale o Via XX Settembre, sede del ministero dell’Economia. Ecco perché dalle parti di Delfin e di tutta la finanza che conta si guarda con attenzione a ciò che sta accadendo nelle stanze ovattate di Palazzo Chigi, dove l’esecutivo ha in mano un potere enorme.
Non era prevedibile che i critici della Banca d’Italia di Antonio Fazio, cui imputavano una presunta difesa dell’italianità del sistema bancario, ora ricorressero proprio all’italianità per avanzare dubbi sull’operazione che Leonardo Del Vecchio si propone di realizzare salendo al 20% di Mediobanca. Una resipiscenza tardiva o un concetto impiegabile a seconda delle circostanze «pro domo propria»? Per di più si ricorre all’italianità nel caso di un’operazione progettata da una società italiana che dichiara di difendere la proprietà italiana di Piazzetta Cuccia. Si capirebbe la richiesta di trasparenza, di osservanza degli indirizzi di Vigilanza, di assicurazioni sulla stabilità e sulla sana e prudente gestione della banca, nonché sull’adeguatezza della governance e degli esponenti aziendali, sull’esistenza di un solido piano strategico e operativo, ma non si capisce una sorta di ostracismo preventivo di alcuni ambienti.
Il lockdown non ha fermato la crescita di Prima Assicurazioni, l’intermediario assicurativo danni partecipato da Goldman Sachs e Blackstone Group. «Nei primi quattro mesi dell’anno i premi lordi risultano in crescita dell’80% sullo stesso periodo del 2019 nonostante l’emergenza sanitaria», dice il generale manager George Ottathycal a MF-Milano Finanza. L’obiettivo di raggiungere 1 milione di clienti entro la fine dell’anno (ad aprile erano 620 mila) resta immutato come quello di raddoppiare i premi che nel 2019 erano stati pari a 130 milioni. La novità è che per crescere la società, oltre al canale on line, vuole puntare molto su agenti e broker e per questo ha lanciato PrimaBlack, una piattaforma dedicata agli intermediari, tecnologicamente all’avanguardia, che permette di realizzare un preventivo in 30 secondi. «Abbiamo creato un’offerta su misura per gli agenti, diversa da quella on line, e gli intermediari manterranno la titolarità sul cliente anche se il successivo rinnovo dovesse avvenire con canale diretto Prima.it», aggiunge Andrea Balestrino, responsabile business developement di Prima.

Ardian, una delle principali case di investimento private a livello globale, ha annunciato che l’ottavo fondo dedicato al mercato secondario ha chiuso con una raccolta di 19 miliardi di dollari (17 mld euro) provenienti da investitori di tutto il mondo. Si tratta del fundraising più importante realizzato finora in questo segmento di attività.
Vincent Gombault, membro del comitato esecutivo e numero uno di Ardian Us, ha dichiarato che le risorse a disposizione sono un fondo da 14 miliardi di dollari raccolti da accordi con compagnie assicurative, fondi pensione, fondi sovrani e individui facoltosi e 5 miliardi di dollari di co-investimenti volti a sostenere gli accordi paralleli al fondo. Quest’ultimo sarà investito in un mercato che negli ultimi anni ha conosciuto una rapida crescita fino a diventare un’importante fonte di liquidità per gli investitori. Lo scorso anno il volume degli accordi sul mercato secondario ha toccato il record di 85 miliardi di dollari, in crescita del 16% rispetto al 2018.
  • MutuiOnline, via libera alla cedola
L’assemblea di MutuiOnline ha nominato il nuovo cda, che rimarrà in carica fino al 2022. Esso è composto da Marco Pescarmona, Alessandro Fracassi, Marco Zampetti, Matteo De Brabant, Fausto Boni e dagli indipendenti Klaus Gummerer, Anna Maria Artoni, Giulia Bianchi Frangipane, Chiara Burberi e Valeria Lattuada. Via libera anche al bilancio 2019 che si è chiuso con un utile di 2,016 milioni di euro. Verrà distribuito un dividendo di 0,0536 euro per azione. E stata inoltre revocata l’autorizzazione all’acquisto e alla vendita di azioni proprie, per la parte non ancora eseguita, autorizzando invece un ulteriore acquisto e la disposizione di azioni proprie. La nuova iniziativa è funzionale all’obiettivo di procurare alla società la disponibilità di azioni proprie da utilizzare, tra l’altro, per l’attività di sostegno della liquidità del mercato e come eventuale corrispettivo in operazioni straordinarie. Un altro scopo è destinare le azioni proprie a programmi di distribuzione, a titolo oneroso o gratuito, di opzioni su azioni o di azioni ad amministratori, dipendenti e collaboratori della società, oltre che a piani di assegnazione gratuita ai soci.

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  • Nel derby Nagel-Del Vecchio i soci Generali pronti a mediare
Per ora, ed entro fine luglio, si attende il nulla osta Bce a che Delfin salga dal 9,9% fino al 19,9% nel “salotto buono” della finanza, e la successiva acquisizione di titoli sul mercato (qualche pacchetto potrebbe essere già opzionato, per evitare di pagare il sovrapprezzo della Borsa, dove Mediobanca è salita un 2,16% anche ieri, e Generali un 3,03%). I dossier, di loro, sarebbero separati: ma non è mistero che Leonardo Del Vecchio abbia mire ambiziose, già espresse, sul marchio delle polizze, di cui è pure il terzo azionista con un 4,85%, dietro a Caltagirone (5,1%) e a Mediobanca (12,7%). Quel che l’imprenditore vorrebbe è riportare gli orologi a 20 anni fa, quando Generali era la prima compagnia europea, rivaleggiando con Allianz, Axa, Zurich che ora la surclassano per capitalizzazione. Del Vecchio imputa l’indebolimento di Generali anche al socio Mediobanca, che avrebbe avallato strategie più lente e non l’avrebbe dotata di capitali adeguati. È noto, dopo un anno di duello, che in Piazzetta Cuccia abbiano altre letture: tra cui quella di ravvisare un conflitto di interessi nell’ipotesi che il blitz di Delfin nella banca serva anche a metter pressione nella comune partecipata assicurativa. I più ritengono che, se una trattativa sia possibile tra la Mediobanca di Nagel e quella di Delfin, l’oggetto possa e debba essere triestino: e che, nel caso, per ruolo ed esperienza Caltagirone potrebbero fungere da mediatore.

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  • Ecco i veri numeri della crisi economica
Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), calcola che le erogazioni del governo in questi mesi stanno raggiungendo un terzo delle famiglie italiane. Dove arrivano, questi trasferimenti varati nell’emergenza Covid-19 contano per la metà del reddito disponibile prima della crisi, anche se la distribuzione si presenta come l’ennesimo paradosso del welfare. I redditi più alti riescono a intercettare una fetta sorprendentemente larga dei sussidi di emergenza. Secondo l’Upb, sta ricevendo sussidi una ogni quattro del 10% delle famiglie con maggiori entrate nel Paese; la fetta riservata a questi redditi più alti d’Italia (l’8,8% del totale dei trasferimenti) è pari alla fetta dedicata al 10% delle famiglie che guadagnano di meno. Le misure di cassa integrazione straordinaria legate alla pandemia sono arrivate a coinvolgere sette milioni di lavoratori — un aumento del tremila per cento sul 2019 — ma sono finanziate solo per nove settimane. Le indennità degli artigiani durano due mesi, così come il reddito di emergenza per chi non ha altre forme di ricavi. Nel frattempo il 17 agosto scade il congelamento per legge dei licenziamenti, mentre filiere vitali e collegate come l’automobile e l’acciaio faticano a ripartire. Senza nuovi sussidi — che implicano più deficit e più debito — a settembre l’Italia rischia di trovarsi di fronte a un muro di disoccupazione e stress sociale. La Commissione europea stima che quest’anno si perderà «il 5% o più» dell’occupazione esistente, almeno 1,2 milioni di posti.

 


  • Incentivi per l’auto, partenza dal noleggio a lungo termine
«L’automotive è uno dei tasselli che ancora mancano». L’ammissione del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, nella relazione alla commissione Industria del Senato sulle iniziative economiche anti-crisi, ha implicitamente anticipato quello che potrebbe succedere nei prossimi giorni con l’esame in Parlamento del “decreto Rilancio”. Trovare la sintesi all’interno della maggioranza sarà però un’impresa molto complessa. Di fronte al calo senza precedenti del settore e agli appelli delle case automobilistiche – 50,5% di immatricolazioni in meno da gennaio, 350mila vetture prodotte prima della crisi e rimaste invendute – nella riunione di preparazione degli emendamenti il gruppo Pd della Camera ha messo l’automotive tra le priorità insieme al turismo e ai correttivi per la detrazione al 110% sul risparmio energetico. Si valuta l’estensione dell’attuale fascia di veicoli incentivati con l’ecobonus, portando il limite di emissione consentito da 60 a 95 g/Km di CO2. Lo Sviluppo economico caldeggia un intervento specifico per il noleggio a lungo termine.

 

  • I fondi incassano 2,2 miliardi nel 2019 Per i private equity ritorni a due cifre
Il private equity resta tra le «asset class» migliori in termini di rendimento per i suoi sottoscrittori. In base a un’analisi di Kpmg su un campione significativo di operazioni in Italia, nel 2019 i rendimenti lordi dei fondi di private equity e venture capital (cioè il cosiddetto Irr lordo aggregato) sono stati, in media, pari al 21,3 per cento. Si tratta di un risultato record per i private equity, in netto aumento rispetto al rendimento dell’anno precedente, pari al 16,9%. Era da ben 12 anni che non si registravano livelli di rendimento così elevati. I risultati emergono dalla periodica rilevazione realizzata da Kpmg in collaborazione con Aifi e si basa sull’analisi del rendimento lordo di 56 operazioni di disinvestimento registrate nel 2019, che hanno determinato un controvalore incassato dai private equity pari a circa 2,2 miliardi di euro.

Handelsblatt

  • Swiss Re prevede l’ingresso in compagnia d’assicurazione cinese
Il riassicuratore svizzero Swiss Re vuole entrare a far parte della China Pacific Insurance Group. Le due società hanno concordato che Swiss Re acquisirà fino all’1,5% di tutte le azioni in circolazione della società cinese in una quotazione alla Borsa di Londra, China Pacific Insurance.
  • Talanx ha un nuovo Chief Financial Officer
Il gruppo assicurativo tedesco Talanx avrà un nuovo Chief Financial Officer. Immo Querner lascia la gestione il 31 agosto di comune accordo, ha annunciato martedì Talanx.
Il suo successore sarà il 51enne Jan Wicke, che dal 2014 è responsabile della divisione Assicurazioni private e commerciali Germania nel Consiglio di amministrazione di Talanx AG. Le responsabilità di Wicke saranno assunte da Christopher Lohmann, da ultimo presidente del consiglio di amministrazione della Gothaer Allgemeine Versicherung AG.