Lo Stato vuole un posto a Trieste

di Luisa Leone
Spunta la carta Stato al tavolo Delfin-Mediobanca-Generali. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, in un incontro tenuto nei giorni scorsi tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e il vice ministro allo Sviluppo Stefano Buffagni sarebbe stata valutata l’ipotesi di coinvolgere la Cassa Depositi e Prestiti, il braccio armato del Tesoro, ove necessario in chiave difensiva, a tutela delle assicurazioni triestine con l’acquisto di una piccola quota simbolica. Una decisione non è ancora stata presa ma si tratterebbe di un modo per rappresentare concretamente l’intenzione dell’esecutivo di non retrocedere davanti alla necessità di tutelare un gruppo considerato strategico per il risparmio del Paese, dopo averlo ricompreso sotto l’ombrello del golden power e aver acceso un faro anche su Mediobanca, sua controllante.

La linea delineata dai maggiorenti Cinquestelle del governo sarebbe sì quella della non interferenza nel deal Del Vecchio-Piazzetta Cuccia, tenendo però alta la bandiera della difesa a oltranza delle Generali, qualora, nell’ambito del riassetto a monte della catena di controllo, dovessero spuntare mire straniere, come paventato da diverse forze politiche. Il clima è quindi caldissimo, sebbene fonti vicine al patron di Essilor-Luxottica abbiano sempre negato che dietro le sue mosse possano nascondersi player esteri, come raccontato da MF-Milano Finanza. D’altronde quella del possibile coinvolgimento della Cassa non sarebbe nemmeno una prima assoluta di Cdp nella veste di paladino dell’italianità. Si pensi all’ingresso della holding del Tesoro in Telecom, nel 2018, nel bel mezzo della contesa su Telecom Italia tra il governo italiano e Vivendi, anche allora mossa a tutela degli interessi nazionali. Peraltro Cassa Depositi e Prestiti, tramite il Fondo Strategico, aveva rilevato nel 2012 il 4,5% del Leone di Trieste dalla Banca d’Italia, rimettendola poi sul mercato tre anni dopo, come da accordi con Via Nazionale. Intanto anche sul fronte dell’altra arma in mano all’esecutivo per poter intervenire a tutela dell’italianità, appunto il golden power, potrebbero esserci delle novità a breve. Il decreto che individua gli attivi considerati strategici nei diversi comparti, dopo il via libera preliminare del Consiglio dei ministri, è stato recapitato alle Camere per i pareri di rito, che sono necessari ma non vincolanti.

Tuttavia è difficile immaginare che in un momento così caldo l’esecutivo possa non ascoltare eventuali suggerimenti che arrivassero dal Parlamento, dove la truppa che parteggia per una difesa a oltranza delle Generali è molto nutrita e trasversale. Ad ogni modo, come rivelato da Milano Finanza in edicola, anche a legislazione vigente, volendo, l’ad di Mediobanca Alberto Nagel potrebbe coinvolgere nella partita il governo, semplicemente notificando preventivamente a Palazzo Chigi la mossa di Delfin. Governo che sembra già in pista. (riproduzione riservata)

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