di Daniele Cirioli

Cattive notizie per chi andrà in pensione dall’anno prossimo: riceverà una pensione inferiore rispetto a chi ci è andato o ci andrà entro la fine di quest’anno. A stabilirlo è il dm 1° giugno del ministero del lavoro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147/2020 di giovedì, che fissa i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi per il biennio 2021/2022 (i coefficienti, cioè, che, applicati al totale contributi versati nella vita lavorativa, determinano l’importo annuo di pensione cui si ha diritto). È la quinta revisione da quando introdotta (era il 2009) e tutte sono state negative. Con riferimento a un lavoratore che va a riposo a 65 anni d’età con 100 mila euro di contributi versati, la pensione è calata in questi anni di oltre 900 euro: l’anno prossimo sarà di 5.220 euro; quest’anno è di 5.245 euro mentre nel 2009 è stata di 6.136 euro.
Pensioni più basse dal 2021. I coefficienti operano nel «sistema contributivo» delle pensioni (in vigore per tutti i lavoratori a partire dall’anno 2012). Tale sistema funziona, grosso modo, come un libretto di risparmio: il lavoratore vi accantona ogni anno i contributi e, all’atto del pensionamento, il totale contributi versati (montante contributivo) è convertito in pensione con l’applicazione di un coefficiente, detto appunto di trasformazione, fissato periodicamente per legge. L’ultima revisione c’è stata a gennaio del 2019 e ha fissato i coefficienti per il biennio 2019/2020. Durante il precedente triennio, 2013/2015, le pensioni sono state alleggerite in media di un 3% rispetto al triennio 2010/2012, aggiungendosi all’ulteriore taglio del 7% sempre in media rispetto al periodo 1996/2009 (prima la revisione non c’era). Il terzo taglio, per gli anni 2016/2018, è stato circa del 2%, sempre in media, portando a circa l’11% la riduzione, in media, di tutto il periodo (dal 2009 al 2018). Con la quarta revisione per gli anni 2019/2020, sempre negativa, c’è stato un taglio di circa l’1% in medio che ha fatto superare il 12% al calo del totale periodo. Il prossimo anno, con la quinta revisione ancora negativa, si confermerà il calo complessivo di oltre il 12%.
Quanto è calata la pensione. Scappatoie da questa tagliola non ci sono, se non quella di lavorare di più. La riforma Fornero, per questo, ha agevolato chi resterà a lavoro fino alla veneranda età di 71 anni, ciò proprio al fine di maturare pensioni più consistenti. Per avere un’idea di come sta fluttuando negli anni la misura della pensione proviamo a calcolare un’ipotetica pensione annua, corrispondente a un montante contributivo di 100 mila euro per chi vada in pensione a 65 anni d’età:
a) per il pensionamento avvenuto entro l’anno 2009, la pensione annua è stata di 6.136 euro;
b) per il pensionamento avvenuto tra il 1° gennaio 2010 e il 31 dicembre 2012 la pensione è stata di 5.620 euro, quindi 516 euro in meno rispetto al 2009;
c) per il pensionamento avvenuto tra il 1° gennaio 2013 e il 31 dicembre 2015 la pensione è stata di 5.435 euro, ossia 185 euro in meno rispetto al 2012 e 701 euro in meno rispetto al 2009;
d) per il pensionamento avvenuto tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2018 la pensione è stata pari a 5.326 euro, ossia 109 euro in meno rispetto al 2015, 185 euro in meno rispetto al 2012 e 810 in meno rispetto al 2009;
e) per il pensionamento avvenuto o che avverrà tra il 1° gennaio 2019 e fino al 31 dicembre 2020 la pensione è stata o sarà di 5.245 euro, ossia 81 euro in meno rispetto al 2018, 266 euro in meno rispetto al 2012 e 891 euro in meno rispetto al 2009;
f) per il pensionamento che avverrà tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2022 la pensione sarà di 5.220 euro, cioè 25 euro in meno rispetto al 2020, 106 euro in meno rispetto al 2018, 215 euro in meno rispetto al 2015, 400 euro in meno rispetto al 2012 e 916 euro in meno rispetto al 2009.
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