Nonostante per le borse il primo semestre si appresti a chiudere in rosso 
e la raccolta stenti a riprendersi, non mancano i fondi che sono riusciti a restituire rendimenti anche superiori al 20%. Ecco i migliori 50 (e i peggiori 50) da inizio anno
di Paola Valentini
Èstato un semestre da dimenticare per i mercati finanziari. Dopo un avvio brillante, l’epidemia del Covid ha messo sotto scacco il mondo intero e gli effetti non sono ancora terminati. Prima della crisi, l’effetto di trascinamento del brillante andamento del 2019 aveva permesso alle borse di continuare nella loro salita, ma lo tsunami del coronavirus ha stravolto drasticamente lo scenario. I mercati, in seguito, hanno potuto contare sul sostegno forte delle banche centrali che sono tornate a varare misure espansive per contrastare gli effetti dello shock economico, e degli Stati, assenti nelle crisi precedenti, ma che in questa occasione hanno messo in campo tutte le risorse finanziarie possibili per arginare la crisi. Stretti tra un quadro economico incerto – con una ripresa che alcuni analisti pensano possa avvenire in tempi brevi, mentre secondo altri potrebbe essere più diluita nel tempo – e la massa di liquidità che autorità monetarie e governi stanno iniettando, i money manager hanno avuto non poche difficoltà nel proteggere i portafogli e scovare nel contempo occasioni di rendimento. Non a caso l’oro, bene rifugio per eccellenza, ha registrato un rialzo del 15% da gennaio, passando da 1.550 agli oltre 1.770 dollari attuali.

Invece da inizio anno il Ftse Mib segna il -18%, l’Eurostoxx 50 delle borse Ue è giù del 14%, a Wall Street il Dow Jones fa -10%, l’S&P il -5%, e a Tokyo il Nikkei segna un -6%. Si salva soltanto il Nasdaq, che grazie alla corsa del comparto tecnologico favorita dalle misure di lockdown, in questo primo scorcio di 2020 è salito di oltre il 10%. In questo contesto, tra i fondi non manca chi è riuscito ad arrivare al traguardo del primo semestre con rendimenti ampiamente positivi, anche oltre il 20%. Come emerge dall’analisi condotta da MF-Milano Finanza sui risultati dei fondi comuni e delle sicav destinati al retail in questi sei mesi (dati Fida). La nota dolente è che purtroppo gli investitori si sono mossi anche in questa crisi con un timing non propriamente da manuale: a seguito del rapido crollo delle borse scattato da fine febbraio, a marzo hanno riscattato dai fondi oltre 10 miliardi di euro, come emerge dai dati di Assogestioni, cristallizzando le perdite per poi non riuscire a beneficiare del recupero scattato a partire da metà di marzo. Soltanto in aprile la raccolta è tornata positiva, per 5,7 miliardi, ma poi in maggio i flussi si sono nuovamente dimezzati (2,9 miliardi).

Per stilare le classifiche sono stati considerati i 50 migliori e i 50 peggiori prodotti per rendimento da inizio anno nelle dieci categorie più rappresentative, tra fondi a rendimento assoluto, linee obbligazionarie e comparti azionari. Accanto a questi sono stati anche messi sotto osservazione i migliori fondi in assoluto per rendimento da inizio 2020, a prescindere dalla categoria.

In cima alla top 20 spiccano due fondi azionari Usa di Morgan Stanley Investment Management: Us Insight e Us Growth con rispettivamente, un risultato del +52,6 e +52%. Entrambi hanno cavalcato la corsa delle aziende tecnologiche sul listino a stelle e strisce che, dopo la battuta d’arresto di marzo, ha ripreso vigore. Basti pensare che nelle ultime sedute il Nasdaq ha toccato il record storico sopra quota 10 mila punti.

Proprio in tema di high tech si piazzano tra i più brillanti da inizio anno diversi comparti tematici che cavalcano i nuovi mercati legati alla robotica. A partire da Artificial Intelligence, fondo gestito dalla società di asset management francese La Financière de l’Echiquier che investe nei titoli di società attive nel settore dell’intelligenza artificiale. Da gennaio a oggi, il fondo ha fatto la felicità dei suoi sottoscrittori, restituendo una performance positiva superiore al 40%. «Dalle auto a guida autonoma alla chirurgia robotica, l’intelligenza artificiale ha come unico limite l’immaginazione dell’uomo», premette Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier. Secondo PwC, l’intelligenza artificiale dovrebbe fornire un valore aggiunto di oltre 15 mila miliardi di dollari entro il 2030.

«Questa tecnologia, dotata di un potenziale di innovazione prodigioso, avrà ricadute su tutti i settori e Paesi. Individuando questo megatrend, nel 2018 abbiamo lanciato Artificial Intelligence, il cui approccio è incentrato su aziende che utilizzano questa tecnologia, come Netflix, ne beneficiano, come Blue Prism, o contribuiscono al suo sviluppo, come Gds Holdings e Keyence», prosegue De Berranger. «Siamo convinti che sia la chiave di volta dell’economia futura, che permetterà di generare un enorme valore». E proprio fasi di crisi, come quella causata dal Covid-19, stanno accelerando la diffusione di nuove tecnologie. «La forza dell’intelligenza artificiale viene sfruttata per combattere la pandemia. Ad esempio negli Usa il Providence St. Joseph Health System di Seattle ha costruito uno strumento di screening e di triage online. Nella prima settimana di operatività ha servito 40 mila pazienti», racconta Chris Gannatti, head of research per l’Europa di WisdomTree.

Tra gli altri prodotti presenti in cima alla classifica dei migliori 20 spiccano anche diversi fondi che puntano a sfruttare le opportunità introdotte dalle innovazioni hi-tech a livello più ampio: ne fanno parte ad esempio il Next Generation Technolgy (+36,8% da gennaio) e il World Technology (+29,5%), entrambi di BlackRock.

Guardando ai temi domestici, sono stati mesi molto difficili soprattutto per Piazza Affari. In Italia, ora la situazione sanitaria sta migliorando e con essa la borsa è tornata a salire ma, nonostante il recupero sui listini milanesi, il sentiment dei gestori resta comunque improntato alla prudenza. «L’emergenza sanitaria sembra stia via via rientrando in Italia e in Europa, anche se persistono timori di un possibile nuovo picco in autunno, ma negli Stati Uniti, in America latina e, in generale nel resto del mondo, la situazione è ancora troppo lontana dall’essere sotto controllo», premette Paolo Rizzo, gestore del fondo Anthilia Small Cap Italia, il migliore da gennaio con un rendimento del 3%, mentre i peggiori hanno perso oltre il 20%. «Per il mercato è difficile prevedere l’andamento di un virus e, di conseguenza, complesso comprendere quanto profonda sarà la recessione e quanto veloce sarà la ripresa economica. Inoltre, il Covid-19 e il conseguente periodo di lockdown hanno avuto effetti anche sulla psicologia dei consumatori e degli investitori, influenzando significativamente le loro preferenze e comportamenti. Il contesto di generale incertezza rende difficile prevedere se i consumi torneranno ai livelli pre-Covid o vi sarà invece una maggiore propensione, e quindi un incremento, del risparmio», aggiunge Rizzo.

Un ulteriore fattore rilevante da tenere in considerazione è costituito dagli interventi governativi dal punto di vista monetario e fiscale. «Gli Stati stanno spendendo somme ingenti e questo potrebbe mostrare effetti positivi sulla ripresa economica. I significativi aiuti di Stato sono stati in grado di creare una sorta di bolla che sembra stia compensando, almeno in parte, l’impatto economico negativo del virus», prosegue Rizzo. Quanto ai settori su cui puntare, il money manager afferma che questa «è una crisi con una forte asimmetria sia dal punto di vista dei settori sia della dimensione aziendale».

Rizzo cita settori come il farmaceutico, l’alimentare, l’alimentare retail, i videogiochi, la cybersecutity e l’e-commerce che non stanno soffrendo gli effetti della crisi. In alcuni casi, anzi, ne stanno beneficiando. D’altra parte ci sono industrie come quella del turismo, quindi in particolare alberghi e compagnie aeree, che stanno soffrendo. «Nell’allocazione del capitale, suggeriamo quindi di puntare in maniera molto selettiva su titoli di società solide anche se in questa fase indebolite la cui ripresa potrebbe essere più rapida», conclude Rizzo.

Per quanto riguarda i bond societari, le manovre espansive delle banche centrali lasciano ben poco valore da estrarre, ma Sebastien Galy, senior macro strategist di Nordea Am, ha una visione meno pessimista: «Consideriamo lo spazio delle obbligazioni societarie attraente ma l’analisi dei settori e dei Paesi sarà sempre più importante. Poiché crediamo che l’ultima fase del post-Covid 19 alla fine svanirà da qui ai prossimi due mesi, emergerà la differenza tra casi virtuosi e situazioni di crisi. Un caso esemplificativo è Wirecard. In genere è dopo un rally molto lungo caratterizzato da tassi bassi, che troviamo alcuni importanti problemi di bilancio. Per noi ciò significa investimenti selettivi nel credito di alcuni titoli finanziari in Spagna e un sottopeso in Italia, dove siamo prudenti riguardo alla sostenibilità della crescita nel lungo periodo». Ciò tuttavia non vuol dire che «non ci siano opportunità in Italia sia nel credito sia nelle obbligazioni garantite, ma altre in parte dipendono dalla volontà del governo di avviare una nuova fase di riforma poiché la crescita tendenziale intorno allo 0,5% non è sostenibile», avverte Galy. (riproduzione riservata)

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