Ferraresi sarà il ceo di Cattolica

di Anna Messia
Il prossimo appuntamento è fissato per il 31 luglio. Procede a tappe serrate la trasformazione di Cattolica in società per azioni, preludio all’ingresso di Generali nel capitale con il 24,4%. Ieri il titolo di Verona ha avuto un nuovo rimbalzo (+7,93% a 5,31 euro). La riunione del cda, proseguita fino a tarda sera, ha fissato l’assemblea che dovrà votare la storica trasformazione della compagnia presieduta da Paolo Bedoni da cooperativa a spa, cambio di pelle che sarà effettivo da inizio aprile 2021. L’appuntamento è per il 31 luglio (30 in prima) quando è anche probabile che il direttore generale, Carlo Ferraresi, che detiene già oggi le deleghe operative, entri in consiglio di amministrazione e assuma poi il ruolo, a tutti gli effetti, di amministratore delegato. Una poltrona lasciata libera dell’ex ceo, Alberto Minali. Il manager era uscito in rottura lo scorso ottobre (accusato tra l’altro di tramare per la trasformazione in spa) ma era rimasto in cda fino alle dimissioni di fine maggio scorso (seguite da una richiesta di danni per 9,6 milioni.

Ora i tempi sono maturi per la nomina di Ferraresi ad amministratore delegato proprio mentre prende forma l’alleanza con Generali che l’ha spuntata su altri competitor che si erano fatti avanti nelle scorse settimane, da Vittoria ad Axa. L’investimento complessivo del Leone (a 5,55 euro per azione) sarà di 350 milioni considerando anche i 200 milioni che saranno offerti in opzione pro quota agi azionisti (di cui 50 milioni a Generali) e che serviranno ad arrivare ai 500 milioni di ricapitalizzazione chiesti da Ivass. Sabato 27 giugno c’è stato il via libera dell’assemblea alla delega per l’aumento di capitale da 500 milioni e ieri la nuova riunione del consiglio ha fissato la data per il voto alla trasformazione in spa che si preannuncia sofferto. I soci veronesi non sembrano gradire la rinuncia alla forma cooperativa (una testa un voto) che solo fino a qualche mese fa sembrava l’unico assetto possibile, come ribadito più volte da Bedoni. Poi però è arrivato Covid colpendo spread e mercati e a cascata il solvency di Cattolica, e dopo il pressing dell’Ivass non c’è stata alternativa alla spa. Le riunioni tra le diverse associazioni dei soci proseguono però fitte sul territorio con «Le Api» patto di sindacato presieduto da Paola Boscaini, ex vicedirettore generale di Cattolica, che ha annunciato ricorso nel tentativo di invalidare il voto dell’assemblea, avvenuto in remoto a causa del Covid e a detta dei soci, troppo macchinoso. Tanto che a votare il 27 giugno sono state 1376 persone (di cui il 73% favorevoli), rispetto alle 2000-2500 persone che in media partecipano alle assemblee della compagnia scaligera. Il voto da remoto verrà tra l’altro riproposto anche per l’assemblea del 31 luglio e i soci riottosi annunciano battaglia, timorosi che l’operazione con Generali sia destinata ad allentare il legame di Cattolica con il territorio, come già avvenuto nel settore bancario. Generali, oltre ad aver posto come condizione la trasformazione in spa di Cattolica dall’aprile 2021, ha anche preteso, prima di quella data, la nomina di tre consiglieri e il diritto di veto in assemblea e cda sulle materie più importanti. Un presa della governance importante, mal digerita dai soci storici. Intanto, Generali continua a guardarsi intorno per crescere anche nell’asset management in Asia e negli Usa. Proprio qui ha messo nel mirino l’sgr Brightsphere Investment Group per una possibile acquisizione. (riproduzione riservata)

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