Il factoring sblocca la liquidità

I dati di un settore che muove in un anno oltre 250 miliardi di euro, pari al 14% del pil
La cessione anticipa il valore del credito rispetto all’incasso
Pagina a cura di Roxy Tomasicchio

Il sostegno ai flussi finanziari delle imprese che provano a ripartire può arrivare dal factoring. Soprattutto nel contesto attuale che, a causa dell’emergenza da Covid-19, è caratterizzato da crisi di liquidità, cali di fatturato, ritardi nei pagamenti e negli incassi di crediti e debiti commerciali, elevate esposizioni nei confronti della pubblica amministrazione (in particolare per le aziende fornitrici della Sanità), anticipi della cassa integrazione. Stiamo parlando cioè, della cessione dei crediti esistenti o futuri, compresi quelli di natura fiscale. Un comparto che, in Italia, muove ogni anno il 14% del pil e che si candida a essere uno strumento di gestione e finanziamento del capitale circolante e di supporto verso la ripresa.
«La drastica flessione del fatturato causata dalla diffusione della pandemia, accompagnata dai ritardi negli incassi e dalle scadenze delle fatture verso i fornitori da onorare, genera squilibri finanziari per le imprese e significative esigenze di capitale circolante che il factoring è in grado di soddisfare. Il factoring può infatti, grazie allo smobilizzo dei crediti, dare liquidità alle imprese anticipando il valore del credito rispetto alla scadenza e all’effettivo incasso», spiega a ItaliaOggi Sette Alessandro Carretta, docente all’Università di Roma Tor Vergata e segretario generale Assifact, associazione italiana per il factoring, che conta oggi 47 associati. «Anche negli anni della crisi, sette nel decennio appena trascorso, quando il sistema bancario riduceva il credito alle imprese, il settore del factoring ha invece aumentato i suoi impieghi, aumentando quindi il supporto alle imprese. L’impegno del settore non verrà meno nemmeno in questa fase di emergenza».

Ma il factoring vuole e può fare di più. Gli fa eco, infatti, Fausto Galmarini, confermato per il secondo mandato alla presidenza di Assifact: «I decreti emanati dal governo per affrontare la fase iniziale dell’emergenza hanno fornito i primi strumenti di sostegno alle imprese e tra questi anche una previsione sul factoring pro solvendo (salvo buon fine, ndr) che potrà così godere della garanzia Sace. Il factoring però può fare molto di più in prospettiva con interventi mirati a favorire il rilancio dell’economia purché il contesto normativo sia di supporto e non di ostacolo. In questa ottica», aggiunge Galmarini, «è necessario il completamento delle misure adottate con l’inclusione dell’operatività pro soluto (che rappresenta circa l’80% del mercato e in cui il rischio di insolvenza del debitore è trasferito alla società di factoring) ma accompagnato da una semplificazione delle modalità di perfezionamento della cessione del credito e dalla rimozione di vincoli e ostacoli alla cessione, quali la preventiva accettazione o il rifiuto del debitore ceduto, ovvero il blocco delle azioni giudiziali intentate dai creditori per recuperare i propri diritti di credito nei confronti degli enti del Ssn. Dovrebbe infine essere estesa a tutti i crediti vantati nei confronti della p.a. la possibilità di notifica della cessione a mezzo Pec (già consentita per la cessione dei crediti certificati) e inoltre facilitato il perfezionamento della cessione mediante scrittura privata, in luogo della notifica a mezzo ufficiale giudiziario e della cessione per atto pubblico».

I dati. Nel mercato italiano, che rappresenta una quota pari al 9% circa del mercato mondiale e al 13% del mercato europeo, le società di factoring aderenti ad Assifact hanno fatto registrare, lo scorso anno, un turnover (ossia il volume totale dei crediti ceduti in un anno) di oltre 255 miliardi di euro, con una crescita di quasi il 6,5% rispetto all’anno precedente. Il settore negli ultimi dieci anni ha più che raddoppiato il volume d’affari, dai 118 miliardi del 2009, con tasso medio annuo di crescita del 7,2%. Il trend è proseguito nell’avvio del 2020, prima dell’impatto fortemente negativo della pandemia. Ecco le percentuali: dal +1,68% a gennaio si è passati al +1,18% a febbraio, per poi rallentare a marzo (-0,45%) e in modo più marcato ad aprile (-5,53%).

Anche in ottica di sistema il factoring può vantare come fattore distintivo la qualità del credito, che resta alta: il 4% di esposizioni deteriorate nel 2019 contro il 6,7% del settore bancario, e soltanto l’1,83% di sofferenze, un’incidenza al livello minimo degli ultimi anni, molto inferiore al 3,5% del sistema bancario nel suo complesso.

Liquidità delle imprese post Covid-19: le proposte di Assifact. Per limitare gli effetti della pandemia sull’attività produttiva, il governo ha varato a partire da marzo un ampio novero di iniziative a sostegno della situazione finanziaria delle imprese prevedendo, fra l’altro, misure per l’accesso al credito. I provvedimenti includono una moratoria dei debiti per le piccole e medie imprese (pmi), mirata a ridurre gli esborsi verso il sistema bancario, e il rafforzamento del sistema delle garanzie pubbliche «a prima richiesta». Le misure sono temporanee, salvo rari casi non prevedono una valutazione del merito di credito dei beneficiari da parte delle strutture pubbliche e sono dirette ad aziende che prima della crisi non avevano debiti classificati come deteriorati.

Tuttavia, si può fare di più. E nel corso dell’assemblea generale annuale di Assifact, sono stati inviati suggerimenti al governo per migliorare il pacchetto di provvedimenti approvati finora. «Un contesto normativo che faciliti la cessione dei crediti, e che almeno la consenta dove ancora non è possibile», ha sostenuto Galmarini, «potrebbe consentire all’industria del factoring, che è sempre stata a fianco delle imprese anche nelle situazioni di crisi, di dare un contributo ancora maggiore al rilancio dell’economia e del Paese».

Proprio in piena emergenza Covid-19 le società di factoring, ha sottolineato il presidente Galmarini, «concedono dilazioni di pagamento, valutate caso per caso, alle imprese che si trovano nella condizione contingente di non poter pagare i propri debiti commerciali in conseguenza della pandemia». E mentre si impegna direttamente sul campo di propria iniziativa, l’industria del factoring chiede al governo di completare il quadro delle misure a sostegno della liquidità delle imprese. In particolare Assifact, in vista del dibattito per la conversione in legge del prossimo decreto Rilancio, propone appunto di estendere la garanzia Sace, che il decreto Liquidità ha introdotto per le operazioni di cessione dei crediti pro solvendo anche a quelle pro soluto». Tra gli altri correttivi, quello di includere nella garanzia Sace anche le società di factoring cosiddette captive, che fanno le medesime operazioni ma non sono più intermediari finanziari dalla riforma del 2010 perché operano nell’ambito esclusivo di filiere produttive.

E, ancora, di «abrogare la disposizione contenuta nel comma 4 dell’art. 117 del decreto che per i pagamenti degli enti sanitari introduce il blocco o la sospensione delle azioni esecutive e l’impignorabilità delle rimesse finanziarie trasferite dalle Regioni alle aziende del proprio servizio sanitario». Secondo Assifact si tratta di una misura «notoriamente incostituzionale e lesiva della parità delle parti, in sfavore delle imprese e degli altri creditori, nonché sproporzionata e controintuitiva rispetto agli obiettivi e tale da favorire possibili comportamenti opportunistici degli enti a ulteriore svantaggio dei legittimi creditori».

Oltre a non reintrodurre, al comma 4-bis dell’art. 117, le disposizioni che condizionano e impediscono la cessione dei crediti vantati verso il Servizio sanitario nazionale, Assifact propone anche una serie di semplificazioni strutturali, burocratiche e operative, che renderebbero le operazioni di cessione dei crediti più veloci ed efficaci senza determinare costi a carico della finanza pubblica.

Tra le proposte, la possibilità di cedere a banche e società di factoring (con relativa anticipazione degli importi), i crediti vantati nei confronti dell’Inps dalle imprese che hanno anticipato ai dipendenti della cassa integrazione, e la creazione di una piattaforma digitale per la cessione dei crediti, con la collaborazione di tutti i soggetti interessati, che consentirebbe di snellire tutte le operazioni.

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