Cigna Europe, società operante nel settore delle assicurazioni sanitarie, ha realizzato una ricerca sugli effetti del lockdown su lavoro e vita sociale e sulle diversità tra i diversi Paesi.

Innanzitutto, nel periodo di isolamento è cresciuta in tutto il mondo la domanda di assistenza sanitaria virtuale. Solo nel Regno Unito, il 52% degli intervistati ha detto di preferire la modalità digitale al consulto personale, mentre il 43% preferisce avvalersi della sanità virtuale piuttosto che del medico di base. In Cina, Hong Kong e Thailandia la preferenza per soluzioni sanitarie virtuali al posto di appuntamenti di persona supera il 60%.

Arjan Toor, Ceo di Cigna Europe, ha sottolineato che “Da gennaio, il numero di appuntamenti sanitari virtuali a cui partecipano i nostri clienti è aumentato di 6 volte e riteniamo che si tratti di un cambiamento permanente. Stiamo investendo in nuove soluzioni sanitarie integrate che aiutino le persone a gestire la loro salute, sia mentale che fisica, e forniscano trattamenti quando e dove è necessario”.

Nonostante le numerose sfide che la pandemia Covid-19 ha fatto insorgere negli ultimi mesi, il 90% dei lavoratori britannici afferma di mantenere buoni rapporti con i propri colleghi, rispetto all’86% di gennaio, mentre il 66% dei lavoratori spagnoli dichiara di mantenere un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, rispetto al 62% di gennaio.

In generale, lo smart working ha migliorato la vita lavorativa, nonostante un numero rilevante di individui affermi di lavorare oltre l’orario prestabilito – il 59% nel Regno Unito, rispetto al 48% di gennaio, ad esempio – e un numero maggiore di persone dichiari di essere incerto o addirittura scettico sulla loro stabilità lavorativa – il 40% in Spagna, rispetto al 36% di gennaio.

In Cina, il 75% degli intervistati registra una maggiore flessibilità nelle giornate lavorative attribuita alle misure di telelavoro, in Spagna lo stesso numero sale all’80% e in Thailandia al 90%. Inoltre, la ricerca evidenzia che durante la crisi i lavoratori in tutto il mondo sentono di essersi avvicinati maggiormente ai propri colleghi. Il 64% degli intervistati concorda sul fatto che il lavoro da casa e l’utilizzo di tecnologie per comunicare abbia snellito i rapporti con i colleghi, rispetto al 9% delle persone che affermano il contrario.

Nonostante ciò, lo studio Covid-19 Global impact study di Cigna sull’impatto della pandemia conferma che lo stress rimane un problema di salute a livello mondiale, con livelli complessivamente elevati, nonostante l’indagine rilevi un lieve calo proprio in questo periodo. L’82% degli intervistati dichiara di essere sotto stress, percentuale diminuita di 5 punti rispetto all’inizio dell’anno. Gli inglesi e gli spagnoli riferiscono di essere notevolmente meno stressati rispetto all’inizio dell’anno, quando si dichiaravano stressati il 78% dei primi e il 77% dei secondi passando rispettivamente al 68% e 64% nel contesto attuale. Lo studio conferma inoltre che le cause dello stress variano notevolmente per natura e prevalenza, spaziando dalle finanze personali e dagli sviluppi del proprio lavoro, alla salute e alle relazioni.

Alcuni trend evidenziano che nel complesso – ha aggiunto Arjan Toor –il lavoro da casa ha contribuito a migliorare la vita lavorativa delle persone, suggerendo che abitudini lavorative probabilmente cambieranno in modo permanente una volta terminato il lockdown. Nonostante la pandemia abbia causato a tutti noi stress presentandoci sfide significative, è incoraggiante notare che, in questo periodo, alcuni casi confermano che le persone sono più soddisfatte del loro benessere lavorativo”.

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