Per Prometeia l’attesa riduzione delle commissioni non arriverà prima di un paio d’anni. Anche perché gli intermediari sono in ritardo nell’invio ai clienti dei prospetti Mifid 2 sui costi
di Paola Valentini

La trasparenza voluta dalla Mifid 2 non ha ancora portato il tanto atteso taglio sulle commissioni dei prodotti finanziari. La riduzione non c’è ancora stata anche perché gli intermediari (tranne alcune eccezioni) non hanno ancora inviato ai clienti i nuovi rendiconti che mettono a confronto i costi sostenuti nel 2018 e il loro impatto sui rendimenti. L’obbligo della trasmissione di questi documenti, che entrano nel dettaglio delle voci pagate dall’investitore, è scattato a inizio 2019. Le disposizioni infatti prevedono che al più presto dopo la chiusura del 2018 gli operatori avrebbero dovuto spedirli. Ma a distanza di quasi sei mesi solo due gruppi hanno fornito la documentazione ai clienti: Moneyfarm ed Euclidea sim. Si tratta peraltro di due casi atipici nel mondo del risparmio gestito perché entrambi rientrano nella categoria dei nuovi operatori digitali che si basano su strumenti low cost (come fondi con classe istituzionale ed Etf), puntando su una struttura di commissioni lineare e quindi fin da subito hanno fatto della trasparenza il loro cavallo di battaglia.

Il grosso del mercato finora è invece rimasto un passo indietro, come emerge da una prima ricognizione tra le principali reti di consulenza e private banking, alle quali è stato chiesto quando invieranno i prospetti ai clienti. I ritardi sarebbero anche dovuti, come alcuni analisti fanno notare, al fatto che, coincidenza sfortunata, proprio nel loro anno di debutto questi documenti fotografano un andamento, quello del 2018, che si è rivelato uno dei peggiori nella storia dei mercati finanziari.
Il gruppo più avanti è Credem (che ha al suo interno la private bank Banca Euromobiliare). «Abbiamo inviato i rendiconti in questi giorni; la clientela li ha ricevuti o li sta ricevendo», fanno sapere dal Credem . In alcuni casi resta sempre il rischio che il recapito avvenga in coincidenza con le ferie estive, magari a Ferragosto, quando i risparmiatori sono più distratti. Azimut ha detto che gli invii saranno effettuati entro l’estate. Invece è in dirittura d’arrivo Banca Generali , che manderà «tutto entro fine giugno, dati i tempi tecnici dovuti alla definizione degli standard e alla necessità di far controllare dalla rete che i dati siano corretti».
Stessa tabella di marcia per Banca Mediolaum, che ha quale timing-obiettivo per la spedizione dei primi resoconti Mifid 2 «la fine del mese di giugno». Per quanto riguarda Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking, «le attività di certificazione dei dati verranno concluse entro il 30 giugno, pertanto provvederemo a inviare il documento a luglio, il prima possibile, attesi i tempi tecnici previsti per l’invio del documento stesso». In contemporanea dovrebbero arrivare anche i resoconti di Fineco : «Li manderemo entro il mese di luglio».
In ogni caso, quando questi prospetti arriveranno sarà molto importante interpretare correttamente i dati e l’ausilio del consulente di riferimento potrà essere prezioso soprattutto per non prendere decisioni affettate e sull’onda dell’emotività di fronte a risultati poco brillanti.
Proprio lo slittamento dei resoconti sui costi, inoltre, rischia di rallentare la dinamica della riduzione delle commissioni che si sperava la Mifid 2 portasse fin da subito grazie alle maggiori trasparenza e comparabilità tra prodotti. A questo proposito Prometeia ha realizzato nelle scorse settimane un’indagine (Survey Prometeia Wealth & Asset Management) tra un panel di intermediari finanziari italiani per cercare di coglierne le nuove tendenze in tema di investimenti in tecnologia ed evoluzione dell’offerta di prodotti alla luce delle novità regolamentari, delle mutate esigenze degli investitori e delle dinamiche di mercato. Dalla ricerca risulta proprio che a un anno dall’entrata in vigore della Mifid 2 non si è registrato ancora un effetto significativo sui costi: il vero impatto si realizzerà nei prossimi 2-3 anni. La riduzione sarà più incisiva per i fondi, seguiti dalle gestioni patrimoniali e dalle polizze di ramo III e multiramo (si veda tabella in pagina). «I processi di adeguamento intrapresi dagli operatori richiedono tempo perché la macchina è complessa e i primi interventi hanno riguardato la razionalizzazione del catalogo prodotti», afferma Claudio Bocci, partner di Prometeia dell’area Wealth & Asset Management.
La riduzione del numero di prodotti offerti scaturisce dalla Mifid 2, che ha imposto di seguire tutta la catena di valore rendendo di fatto troppo costoso seguire un catalogo troppo ampio. Questo fenomeno ha colpito soprattutto i fondi, mentre è più scarso l’impatto su gestioni e polizze Vita, perché si tratta di prodotti già confezionati a monte, il che rende meno complesso il controllo dell’adeguatezza al profilo di rischio del cliente. «A seconda dei modelli di servizio e dell’architettura delle fabbriche dei diversi gruppi, gli intermediari sceglieranno quali politiche di contenimento di costi adottare», commenta Bocci.
Di fronte a questi cambiamenti la sfida è farsi trovare preparati di fronte a clienti che stanno diventando più consapevoli. «La trasparenza ex-post aumenterà la comparabilità di prodotti e servizi e quindi saranno valorizzati modelli che puntano sul valore aggiunto della consulenza», prosegue Bocci. «Di qui il previsto passaggio a formule di remunerazione esplicita della consulenza, collegate alla dimensione delle masse».
Intanto nell’innovazione di prodotto, oltre alle note dinamiche sugli Esg, si fanno spazio gli investimenti nei private market, «dove l’aspetto meno apprezzato è l’illiquidità, elemento che però è insito negli asset non quotati», conclude Bocci, «e quindi necessita di attenzione sia nella fase di ingegnerizzazione sia nell’offerta ai clienti». (riproduzione riservata)

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