Solvency 2? La revisione delle norme è una priorità

Nel corso della sua prima relazione da Presidente Ivass , Fabio Panetta ha pronunciato parole chiare sulla necessità di rivedere le norme prudenziali previste da Solvency II: “E’ un argomento cruciale per le compagnie assicurative italiane che meno di altre beneficiano delle misure previste dal legislatore europeo per proteggere la posizione patrimoniale delle assicurazioni dalle oscillazioni di breve termine dei valori di mercato”.

Panetta ha spiegato che l’Istituto di vigilanza ha segnalato da tempo l’inadeguato funzionamento di alcune misure, con particolare riferimento a quella più utilizzata dalle compagnie europee e italiane, nota come “aggiustamento per la volatilità” (o volatility adjustment). L’attuale impostazione “non consente alle nostre compagnie di mitigare variazioni significative negli spread sui titoli in portafoglio e, nelle condizioni di mercato volatili quali quelle dell’ultimo biennio, apporta benefici soprattutto alle compagnie dei paesi dell’Unione che, in ragione della composizione degli investimenti, meno risentono delle fluttuazioni dei corsi”. Le recenti modifiche apportate dal legislatore europeo ala modalità di calcolo del volatility adjustment vanno nella giusta direzione secondo Panetta, “ma non possono considerarsi risolutive. Riflessioni in tal senso sono già in corso”.

Le considerazioni di Panetta incassano la piena approvazione di Carlo Cimbri. L’amministratore delegato del gruppo Unipol ha infatti ribadito che la questione “è interesse del Paese, ed è una decisione politica”. Nella sua relazione Panetta ha sottolineato che l’attuale impostazione non consente alle compagnie italiane di mitigare variazioni significative negli spread sui titoli in portafoglio e nelle condizioni di mercato volatili quali quelle dell’ultimo biennio, apporta benefici soprattutto alle compagnie dei paesi dell’Unione che, in ragione della composizione degli investimenti, meno risentono delle fluttuazioni dei corsi.

A tal proposito Cimbri ha ricordato che la percentuale di titoli di Stato italiani nei portafogli delle compagnie è maggiore rispetto a quelle dei concorrenti esteri. Le compagnie avevano alla fine dello scorso anno titoli di Stato italiani per 330 miliardi “il 15% del debito pubblico”. Le modifiche del volatility adjustment a giudizio di Cimbri dovrebbero introdurre un meccanismo lineare per poter controbilanciare meglio la volatilità sul portafoglio dei titoli di Stato.