Ricette innovative

Per fronteggiare tassi bassi e volatilità in aumento bisogna gestire in modo nuovo il portafoglio. Martorana (Generali Insurance Asset Management ) rivela come
di Roberta Castellarin

«Il mondo delle assicurazioni e dei fondi pensione sta affrontando un periodo ricco di sfide per quanto riguarda la gestione degli attivi. In Europa bisogna fare i conti con tassi prossimi allo zero sulle scadenze lunghe e negativi sulle scadenze a breve, intanto la regolamentazione diventa sempre più stringente in termini di requisiti patrimoniali e presidi di compliance. Oggi ci sono 10 mila miliardi di dollari di bond che offrono rendimenti negativi, mentre i portafogli delle compagnie assicurative europee sono investititi al’85% in titoli di Stato e obbligazioni corporate. Questa situazione rende necessaria una maggiore diversificazione dei portafogli, sul modello di quanto si è visto negli Stati Uniti e nei mercati scandinavi. C’è la necessità quindi di diversificare su nuove asset class e utilizzare gli attivi tradizionali in modo più innovativo». Lo sottolinea Francesco Martorana, il nuovo amministratore delegato di Generali Insurance Asset Management (GIAM), la società di gestione del gruppo Generali specializzata nelle strategie liability driven, che conta su asset in gestione per 440 miliardi di euro (a fine marzo 2019).

E proprio a compagnie e fondi pensione si rivolge l’offerta di GIAM. «Le strategie liability driven hanno come tratto comune la necessità di raggiungere obiettivi di rendimento di medio lungo periodo che siano adeguati a rispondere alle passività dei prodotti che l’assicurazione o il fondo pensione ha collocato, il tutto tenendo conto di parametri di rischio controllati», sottolinea Martorana. Non basta più costruire un portafoglio in obbligazioni e tenerlo fino alla scadenza, ma è necessaria una gestione personalizzata che tenga conto degli impegni futuri dei prodotti. I tempi sono cambiati anche per uno dei prodotti preferiti dai risparmiatori italiani, ossia le gestioni separate che fungono da sottostante alle polizze vita tradizionali. «Per i prodotti vita, sia in Italia che all’estero, vediamo un trend di diversificazione degli attivi, che si è aperto anche a private debt, private equity e immobiliare prima poco presenti. C’è anche un ricorso maggiore a investimenti di nicchia, come obbligazioni in valuta estera o dei Paesi emergenti, ma sempre tenendo sotto stretto controllo il rischio di cambio. Ma è anche necessario un approccio congiunto su strategie di prodotto per limitare la diluizione dei rendimenti e rendere i prodotti sostenibili sotto il profilo del costo del capitale. La nascita dei prodotti ibridi, che uniscono polizze tradizionali e unit linked, che Generali è stata fra i primi ad introdurre, va proprio in questa direzione», dice Martorana. Il gruppo Generali ha riorganizzato la propria piattaforma dell’asset management puntando su diverse entità specializzate per tipologia di asset class, area geografica o strategie, che beneficiano di una piattaforma comune per distribuzione, operations, compliance e risk management. Questo modello consente di bilanciare la specializzazione sugli investimenti con le sinergie e la forza che può offrire un gruppo come Generali . Non solo. L’industria dell’asset management europea, che appare ancora frammentata, vivrà ancora una fase di consolidamento. «Penso che un ulteriore consolidamento sia inevitabile. Finora tra le operazioni più importanti in Europa sono state quelle tra Pioneer e Amundi e Standard Life e Aberdeen, ma ce ne saranno altre. D’altronde entro tre anni il 60% ricavi delle società di asset management deriverà da tre aree, ossia gli alternativi, le soluzioni personalizzate e le strategie high conviction. Le altre tipologie di gestione più tradizionali devono invece fare i conti con margini destinati a ridursi a causa della sempre maggiore concorrenza dei prodotti passivi, quindi il loro contributo ai ricavi calerà», ricorda Martorana. Tra gli asset alternativi rientrano soprattutto «private equity, private debt ed immobiliare, e più in generale tutto ciò che non è scambiato su mercati liquidi o standardizzato. In particolare ci sarà un grande sviluppo del private debt anche come conseguenza della maggiore disintermediazione delle banche, penso ad esempio ai finanziamenti per le infrastrutture, ma anche a quelli rivolti alle imprese di grandi e medio piccole dimensioni», aggiunge Martorana. Le soluzioni personalizzate riguardano sia gli investitori istituzionali come le assicurazioni «che puntano a raggiungere un rendimento stabile nel tempo con portafogli multi-asset, controllando il rischio definito in termini di capitale regolamentare, volatilità contabile e merito creditizio. Ma queste strategie possono essere anche utilizzate nella gestione dei portafogli dei clienti retail o private per aiutarli a raggiungere i loro personali obiettivi di investimento», dice Martorana. Nelle strategie high conviction rientrano invece quelle gestioni attive focalizzate su uno specifico settore o stile d’investimento, con un obiettivo di rendimento assoluto da raggiungere anche attraverso scelte più marcate di market timing e selection. Tutte queste tre aree hanno in comune il fatto di richiedere professionalità specializzate e forti investimenti in ricerca.
«Una maggiore concorrenza e la crescente diffusione degli investimenti passivi ha portato a una riduzione delle commissioni sia nell’offerta destinata al retail sia agli istituzionali. È imprescindibile sia efficientare tutta la catena del valore, contenendo i costi anche di asset servicing e trading, sia puntare su strategie che, essendo più sofisticate e su attivi più complessi, consentono di valorizzare il contributo di un gestore attivo rispetto alla mera replica di un indice. Noi stiamo andando in entrambe queste direzioni», dice Martorana. Che ha fiducia sulle potenzialità dell’industria dell’asset management: «Il 35% della ricchezza delle famiglie europee è ancora parcheggiata in depositi bancari, in Cina addirittura si tratta del 60%. Si tratta di una massa di attivi finanziari che potrà entrare nel risparmio gestito, permettendo all’industria di crescere», dice Martorana.

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