RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 28/06/2019

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Cambio di strategia di Bayer nella battaglia legale in corso nella vicenda del diserbante glifosato. Come riportato dal Financial Times, il gruppo chimico-farmaceutico tedesco ha creato un comitato speciale del consiglio di vigilanza per esaminare la strategia legale del gruppo e l’assunzione di un nuovo avvocato per fornire consulenza sulle tattiche processuali e sulla mediazione. Una notizia che ha risollevato il titolo in Borsa facendo guadagnare alle azioni l’8,7% a 60,86 euro. La decisione non è passata inosservato da alcuni analisti, tutti concordi circa le motivazioni che hanno spinto i tedeschi a questa decisione. Da Bernstein hanno sottolineato come questa decisione renda la risoluzione della causa molto più probabile. «L’obiettivo dovrebbe essere quello di arrivare a una soluzione possibile che consenta di continuare a fare uso del prodotto», hanno commentato gli esperti. La società tedesca dovrebbe inoltre essere più trasparente con gli investitori rispetto al caso sul glifosato.
La brand protection, concetto da millennium, può avere una correlazione con la frode, illecito la cui nascita possiamo invece ritenere coeva a quella dell’uomo? Certamente sì e vediamo come. L’analisi delle realtà societarie mostra continue evidenze secondo cui più un’azienda è competitiva, maggiore è lo spettro dei rischi a cui è esposta. In particolare, si tratta di tutelare non solo prodotti e fatturati ma, nel complesso, tutti i beni intangibili e tangibili (reputazione e margini). Tra le fonti di rischio con elevato indice di pericolosità, emerge quindi la frode, ancor di più se generata da tecniche innovative, i cui presìdi di controllo sono sostanzialmente suddivisi in due categorie: comportamentali e tecnologici. Per spiegare meglio questi concetti, prendiamo a esempio il settore assicurativo. Il punto di partenza è che non esiste un dato quali/quantitativo condiviso (quante frodi avvengono?, in quale area o verticalizzazione?, a quanto ammontano i danni provocati?). Inoltre le aziende sono ancora restie all’adeguamento dei sistemi operativi e, perciò, ancorate ad approcci reattivi e non preventivi. La soluzione? Sicuramente, quella di procedere all’interpretazione dei flussi informativi in lassi temporali molto ristretti. Approcciare tecnologicamente, più che un claim, significa allora costruire modelli di marketing intelligence per l’analisi delle informazioni a fini predittivi e, cioè, inserire un’attività di digital marketing intelligence all’interno di un tradizionale percorso di protezione aziendale.
Le Assicurazioni Generali e la società spagnola Catalana Occidente (sesto gruppo spagnolo assicurativo, con un valore di mercato di 3,7 miliardi di euro) sono in corsa per il controllo della compagnia assicurativa portoghese Tranquilidade, in un’operazione che potrebbe valere fino a 600 milioni di euro. Tre banche d’affari, SocGen , Jefferies e Arcano Partners, stanno gestendo il processo di vendita della compagnia, nata 148 anni fa, controllata dal fondo di private equity Apollo Global Management, che fra l’altro è lo stesso attore che ha presentato in Italia un progetto per rilevare Carige . Ma che ha visto una risposta gelida da parte del sistema bancario, che ha giudicato la proposta troppo povera.

La crescente importanza che stanno assumendo i cosiddetti criteri Esg (ambientale, sociale e di governance) nell’ambito della valutazione delle aziende e nella selezione ad excludendum che sempre più fondi d’investimento effettuano prendendo in considerazione questi fattori, stanno spingendo un numero crescente di società quotate a piazza Affari a redigere appositi bilanci di sostenibilità attraverso cui rendicontare gli obiettivi di sostenibilità che di anno in anno riescono a centrare. Accanto a parametri come il risparmio conseguito in termini di minori emissioni di anidride carbonica in atmosfera o di risparmi tangibili ottenuti a conto economico grazie, per esempio, alla produzione o alla fruizione di energia prodotta da fonti rinnovabili, un indicatore che sta guadagnando terreno è il numero di ore che ogni società destina annualmente alla formazione dei propri dipendenti. Un aspetto, quest’ultimo, che nel l’ambito della cura dei grandi patrimoni assume un ruolo chiave, come ha spiegato a MF-Milano Finanza il responsabile del Private Banking di Credem, Gianluca Rondini.
Il mondo del private banking sembra resistere ancora al fascino della digitalizzazione a tutto tondo, ma la velocità con cui si sta avvicinando all’intelligenza artificiale e ai big data lascia prevedere che in un tempo relativamente breve l’indissolubile relazione personale col cliente, punto di forza del comparto, potrebbe uscirne stravolta. Questo secondo numerosi studi accademici e di settore made in Usa, che da anni studiano il fenomeno. E le principali banche «private» italiane e internazionali, pur non ammettendolo definitivamente, guardano alle nuove tecnologie con attenzione crescente.
Il motivo è semplice. Dovranno piegarsi all’innovazione se vorranno restare competitive per le persone con un elevato patrimonio netto (Hnwi-High net worth individuals) o con un valore ultra alto (Uhnwi-Ultra high net worth individuals), in particolare per i millennials, sempre connessi e che vogliono essere più coinvolti e informati sulle opportunità di investimento e su come vengono generati i rendimenti rispetto alle generazioni precedenti.
Robotic Process Automation, Natural Language Processing, machine learning, sono termini ricorrenti ormai in ogni ambito nel quale si sia acceso l’interesse per le funzionalità dell’intelligenza artificiale. Il settore del private banking, wealth e investment management in questo senso non fa eccezione. La maggior parte delle società operanti in questo business pianifica investimenti su queste tecnologie, anche se, secondo i dati più recenti, ancora solo un’azienda su cinque ne ha già sperimentata qualche applicazione concreta. Il divario tra le potenzialità dell’intelligenza artificiale e la sua applicazione è rappresentato per esempio dalla gestione dei dati dei clienti, un’area critica per molte istituzioni finanziarie che di fatto non hanno ancora capito come sfruttare queste informazioni per offrire una migliore client experience e per ottimizzare i processi.
I conviventi di fatto dei dipendenti beneficiari di servizi di welfare aziendali non possono usufruire di tali servizi fiscalmente agevolati. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate nella risposta n. 212, pubblicata ieri, relativa alla conversione dei premi di risultato in welfare aziendali.
La legge di Stabilità 2016, quella del 2017 e quella del 2018 prevedono la possibilità per il dipendente di applicare un regime di tassazione agevolata (10% di imposta sostitutiva Irpef) sui premi di risultato, oppure possono scegliere di convertire tali premi in misure di welfare, totalmente detassate. I premi potranno essere convertiti nel limite di 3 mila euro lordi (limite fissato per i premi di risultato).
  • Allianz, campus estivo in azienda per i figli dei dipendenti
Allianz riapre le porte della Torre Allianz di Milano e della sede di Trieste per i figli e le figlie dei dipendenti. Obiettivo: venire incontro alle esigenze familiari durante il periodo delle vacanze scolastiche estive. Il gruppo assicurativo guidato dall’amministratore delegato Giacomo Campora aveva avviato il programma nell’estate 2018 riprendendolo poi durante le festività natalizie e pasquali. Il progetto di welfare aziendale si chiama Allianz Time with Kids, è dedicato ai bambini delle scuole elementari di età compresa tra 6 e 11 anni e prevede un vero e proprio campus multidisciplinare realizzato negli spazi, appositamente allestiti, nelle sedi principali dell’azienda e interamente gratuito per i dipendenti. L’edizione estiva 2019 è iniziata il 10 giugno e si concluderà il 6 settembre con l’inizio dell’anno scolastico. Giochi, compiti per le vacanze, merende e le varie attività sono coordinati da educatori professionisti
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  • Previdenza, lo scivolo di 5 anni
Le aziende con più di mille dipendenti potranno licenziare i lavoratori più anziani, offrendo loro in cambio «uno scivolo» di cinque anni, per chi ha maturato il diritto alla pensione di vecchiaia e il requisito minimo contributivo con un’indennità commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Arriva così il contratto di espansione che sostituirà i contratti di solidarietà espansiva. La precedente versione della proposta di modifica prevedeva uno scivolo di 7 anni. La norma consente di andare in pensione ai lavoratori che rispettino alcune condizioni. Trovarsi a non più di 60 mesi (5 anni) dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia (la prima versione prevedeva uno scivolo di 84 mesi). Oppure avere maturato il requisito minimo contributivo.
  • Sismabonus, c’è lo sconto diretto
Arriva lo sconto diretto, al posto delle detrazioni fiscali, per il sismabonus e gli incentivi per migliorare l’efficienza energetica degli immobili. Il contribuente che ha diritto alle detrazioni (fino all’85% della spesa per il sismabonus, il 60% per l’ecobonus) potrà optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto da parte dell’impresa che ha effettuato gli interventi. Quest’ultima avrà la possibilità di utilizzare il credito di imposta acquisito dal contribuente in compensazione a fronte di altre imposte da pagare, con rate costanti, nell’arco di 5 anni. In alternativa le imprese che effettuano i lavori potranno cedere il credito ai loro fornitori di beni e servizi. Un’altra norma estende il sismabonus a chi acquista un immobile entro 18 mesi dalla ricostruzione dopo la demolizione, anche nelle zone a rischio sismico 2 e 3, in pratica all’intero territorio nazionale.

  • Pagamenti tra aziende con più ritardi e insolvenze
prese in pesanti difficoltà finanziarie che pagano in ritardo i fornitori oltre a ritardi intenzionali per finire con l’inefficienza amministrativa. Questi i tre mali che nel 2018 sono cresciuti di più penalizzando le imprese italiane. Mali che colpiscono quasi quattro aziende italiane su cinque. Sul fronte dei termini d’incasso si resta ben distanti dalle medie europee: nei pagamenti tra imprese in Italia la media è di 44 giorni con un dato Ue di 34. Nei rapporti con la Pa le dilazioni arrivano a 56 giorni contro una media europea di 33. Certo rispetto al recente passato c’è un certo miglioramento considerando che nel 2017 nel pubblico si arrivava a 73 giorni. Verificando i tempi di pagamento ecco che nei rapporti B2B si arriva a 48 giorni ma il vero exploit lo ha fatto la Pa che salda a 67 giorni, -37 sul 2017. È quanto emerge dall’edizione 2019 del European Payment Report di Intrum, indagine che annualmente studia i comportamenti di pagamento delle imprese e verso le imprese. Per contro la Pa dei paesi dell’Est Europa è praticamente fulminea dei saldi: in Bulgaria, Estonia, Lituania si incassa entro 13 giorni.
  • Auto connesse, scatta l’allarme del settore Tlc
Sulle auto connesse scatta l’allarme dell’industria delle Tlc. Che in vista di una decisione europea – inizialmente prevista per mercoledì e ora spostata al 4 luglio – ha serrato i ranghi. Il tema? La corsia preferenziale per il wifi come standard da utilizzare per le automobili connesse. Wifi dunque, a scapito del 5G. Asstel, l’associazione che riunisce la filiera delle Tlc in Italia, lo ha spiegato in una nota: «Una decisione che vincolerebbe l’utilizzo di alcune frequenze a specifiche tecnologie assimilabili al wifi (cosiddette ITS-G5), che verrebbero quindi privilegiate rispetto a tutte le altre, facendo perdere la prima grande occasione per mettere a frutto la tecnologia 5G che è preferibile perché gestita su frequenze licenziate secondo standard uniformi a livello europeo». In sostanza la tecnologia ITS-G5 non è compatibile con la tecnologia 5G e porterebbe, scrive Asstel, «a duplicazione di infrastrutture, maggiori costi e rischi di discontinuità di servizio perché non uniforme sul territorio nazionale».
  • Premio in welfare detassato nell’anno di conversione
Con l’interpello 212/2019 un’azienda ha chiesto chiarimenti all’agenzia delle Entrate su come regolarsi a fronte di un accordo che consente di fruire anche a due anni di distanza del welfare convertito dal premio di risultato. Il contratto collettivo siglato con le rappresentanze aziendali permette di convertire il premio di risultato detassabile in welfare, vale a dire opere e servizi non concorrenti alla formazione del reddito in base all’articolo 51 del Tuir (previdenza complementare, assicurazione sanitaria, baby-sitting, assistenza ad anziani, buoni spesa). Accanto al welfare “da conversione”, l’accordo conferisce un ulteriore credito, aggiuntivo rispetto al premio, riconosciuto ai dipendenti con figli a carico. Viene consentito ai dipendenti che convertono il premio di risultato delle annualità 2018 e 2019 in welfare di fruirne i relativi benefit fino alla fine del 2021, anche se l’opzione di conversione sarà manifestata rispettivamente entro il 31 maggio 2019 e il 31 maggio 2020. L’accordo pone poi una clausola di conversione “finale” secondo cui il premio trasformato in welfare entro maggio, ma non materialmente fruito entro il 2021, sarà destinato al fondo di previdenza complementare. Nel caso in cui il dipendente non risulti iscritto presso alcun fondo, o lo stesso non consenta il versamento, il premio non sarà monetizzabile e di conseguenza verrà perso. L’azienda specifica che alcuni dei benefit mappati dal regolamento, come l’abbonamento al trasporto pubblico, sono fruibili anche dai familiari cui rimanda l’articolo 51 del Tuir.