Polizze Vita, fuori i costi

In questa fase sono uno dei prodotti di maggior successo tra gli investitori. Il nuovo set informativo permette un miglior confronto tra i rendimenti attesi e le commissioni. Per poter fare la scelta giusta
di Roberta Castellarin e Paola Valentini

Nel mercato delle polizze vita sono partite le grandi manovre per dare più trasparenza e mettere ordine nei documenti informativi. Per anni note voluminose e informazioni troppo tecniche hanno reso questi strumenti ai occhi dei sottoscrittori. Ma le nuove norme europee, in vigore dal 2018, e quelle italiane, partite a inizio 2019, puntano a creare una nuova relazione di fiducia con i risparmiatori. Grazie ai nuovi documenti informativi numerosi dati diventano evidenti. A partire dagli scenari di performance contenuti nei Kid (Key Information Document), che riportano una stima (al netto dei costi) di quanto il sottoscrittore può ottenere dopo un certo numero di anni dalla polizza, sulla base della somma investita e di diversi scenari di mercato. C’è anche un maggior dettaglio dei costi. Per esempio, è possibile scoprire quanta parte delle commissioni viene retrocessa ai collocatori. Come emerge dall’analisi di MF-Milano Finanza, che ha analizzato le polizze delle maggiori compagnie, alcune società danno un’indicazione più precisa sulle retrocessioni effettuate, indicando nel dettaglio quanta parte dei costi del premio serve a retribuire gli intermediari e quanta le commissioni di gestione.

In altri casi si ha a disposizione solo un dato medio. Si può notare che quando a collocare sono il canale bancario o le reti di private bank la parte retrocessa è più alta. Per esempio, nel caso della polizza Bnl Con Te (Cardif-gruppo Bnp Paribas ) viene retrocesso il 50% dei caricamenti sul premio e il 60% delle commissioni di gestione. Mentre Generali One prevede una retrocessione media del 16,69%. La presenza di basse o nulle commissioni di retrocessione non implica però che il prodotto sia il più economico; per esempio, la polizza Sicuramente Protetto di Genertel (gruppo Generali ) non prevede alcuna retrocessione, visto che viene collocata online, l’impatto dei costi sul rendimento annuo è dell’1,6%, mentre per Amissima Private (retrocessione media del 43,4%) si ferma all’1,5%. «Ritengo che le regole introdotte con i Kid e con la rivisitazione del set informativo abbiano portato maggior trasparenza», commenta Alessandro Santoloquido, ad e dg di Amissima. «I Kid rendono confrontabili prodotti di diversi competitor in termini sia di costi e performance sia di informativa. I Documenti Informativi Precontrattuali (Dip) rappresentano una semplificazione rispetto alla nota informativa del passato. Sono state uniformate le informazioni sui vari di prodotti di investimento, come le polizze rivalutabili di ramo I, le polizze di capitalizzazione di ramo V e le unit linked di ramo III, che prima seguivano regole o Ivass o Consob o Covip. Molti dei nuovi documenti», ha aggiunge Santoliquido, «hanno sostituito dei prospetti più complessi; ad esempio, il Kid ha sostituito il preventivo, i Dip la NotaInformativa. Per quanto riguarda le unit linked e le polizze di capitalizzazione, i vecchi prospetti informativi Consob erano di gran lunga più corposi».
Intanto il settore Vita continua a marciare a gonfie vele. Ad aprile, in base ai dati Ania, la nuova produzione di polizze Vita individuali raccolta in Italia è stata pari a 7 miliardi, in aumento del 9,7% rispetto allo stesso mese del 2018. A inizio anno i nuovi premi Vita hanno raggiunto quota 30 miliardi, il 4,2% in più rispetto a 12 mesi prima. La crescita del Vita continua a vedere protagoniste le polizze miste, composte da un mix di gestioni separate di ramo I e unit linked di ramo III. Tali prodotti multi-ramo permettono di combinare la garanzia del capitale offerto dal ramo I con l’esposizione ai mercati finanziari attraverso la componente in fondi o sicav sottostanti delle ramo III. Un mix di questo genere va incontro alle esigenze dei risparmiatori, stretti tra esigenze di protezione del capitale e di ottenimento di un extra-rendimento, e quelle di banche e reti che in questa fase puntano sul risparmio assicurativo per incassare più commissioni. Ma questa doppia faccia delle multi-ramo ha un costo: queste polizze sono mediamente più care (soprattutto nelle linee più aggressive) rispetto alle tradizionali di ramo I.
Ania rileva che ad aprile i nuovi premi di ramo I sono stati a 4,9 miliardi (il 70% dell’intera nuova produzione Vita), in aumento del 19,2% rispetto a un anno prima: il 38% proviene da investimenti in gestioni separate da parte di prodotti multi-ramo, pari a 1,9 miliardi, il 47,1% in più rispetto ad aprile 2018. Da gennaio i premi di ramo I hanno raggiunto 22,3 miliardi (+20%). Mentre nella componente ramo I delle multi-ramo sono andati 7,8 miliardi (+53,8%). Quanto al ramo III, ad aprile ha raccolto il 28% della nuova produzione Vita con un ammontare di 2 miliardi, in calo del 9,5% rispetto a un anno prima. Ma la quota di ramo III inserita nelle multi-ramo è comunque cresciuta: 1,1 miliardi provengono da nuovi premi di polizze multi-ramo (+2,8%). E nei primi quattro mesi dell’anno la raccolta del new business di ramo III è stata 7,2 miliardi, in calo del 25,3%, di cui ben 4,3 miliardi hanno riguardato multi-ramo. In totale quindi ad aprile i nuovi premi relativi a prodotti multi-ramo hanno raggiunto i 3 miliardi, il 43% di tutta la produzione Vita. Identica la tendenza da gennaio: questi strumenti hanno raccolto 12,2 miliardi (+25,1%), pari al 41% del totale. La raccolta premi cumulata dei prodotti multi-ramo è costituita per il 64% da premi sul ramo I e per il restante 36% da ramo III. Inoltre da inizio anno la quota di premi di ramo III raccolta mediante prodotti multi-ramo costituisce il 60% dei nuovi premi di ramo III complessivi, mentre l’analoga tipologia di premi di ramo I si arresta al 35%. Ciò quindi vuol dire che le ramo III si vendono soprattutto all’interno di polizze multi-ramo, mentre le gestioni separate di ramo I sono collocate anche autonomamente perché sono più difensive (hanno il capitale garantito e ogni anno le performance sono consolidate per cui i rendimenti cumulati non possono che salire) e quindi sono apprezzate di più dai risparmiatori in questa fase di incertezza sui mercati finanziari. Quanto alle modalità di sottoscrizione, da gennaio le polizze a premio unico hanno continuato a costituire la scelta più gettonata (94% dei premi e 64% in termini di numero di polizze).

«I trend più evidenti sono la crescita poderosa del ramo I, la diminuzione delle unit linked e la costante crescita del multi-ramo», osserva ancora Santoliquido. «Questi fenomeni sono frutto delle dinamiche di mercato, visto che nel 2018 tutti le principali borse hanno perso e la volatilità è ricomparsa». La sempre maggior presenza di polizze multi-ramo sta anche facendo evolvere le caratteristiche di questi prodotti. «Differenziando adeguatamente il contenuto, credo che siano adatti a tutti i segmenti di mercato, perché sono prodotti flessibili. Ad esempio, le multi-ramo proposte al mass market dovrebbero avere una percentuale di gestione separata più elevata, un sottostante finanziario composto da fondi interni ben differenziati per asset allocation e meccanismi di riallocazione automatica da ramo I a ramo III che permettano di entrare gradualmente in quest’ultima. Con la crescita del segmento patrimoniale deve crescere anche la sofisticazione del contenitore assicurativo a livello sia di sottostante finanziario sia di servizi finanziari aggiuntivi, con ad esempio piani di decumulo, stop loss, take profit, ribilanciamenti automatici, coperture assicurative aggiuntive caso-morte selezionabili dal cliente che permettano di rafforzare il contenuto di protection», dice l’ad di Amissima, che da inizio anno ha raccolto oltre 360 milioni, di cui oltre il 90% generato dal canale banche. Nell’innovazione di prodotto il gruppo ha lanciato la nuova gestione separata Amissima MultiCredit, un’evoluzione del ramo I con il 45-50% investito nelle strategie di credito alternativo e una struttura di garanzie coerente con il nuovo ambiente Solvency II, la normativa europea che ha introdotto vincoli più stringenti sui bilanci e sulle garanzie che le compagnie offrono. (riproduzione riservata

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