La Bper apre il dossier Carige

Negli ultimi giorni modena avrebbe avviato approfondimenti sulla cassa. Ma i vertici non avrebbero preso ancora alcuna decisione. Intanto gli advisor dell’istituto genovese continuano a sondare i fondi Blackstone, Warburg, Varde e Apollo
di Luca Gualtieri

Per il salvataggio di Carige non ci sono in campo solo investitori istituzionali. Se da tempo ormai gli advisor dell’istituto genovese stanno sondando fondi stranieri come Blackstone, Warburg, Varde e Apollo, negli ultimi giorni anche un soggetto italiano si sarebbe affacciato sul dossier. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, dalla fine della scorsa settimana Bper avrebbe avviato approfondimenti per valutare la praticabilità dell’operazione. Al momento si tratterebbe di una ricognizione del tutto preliminare per stabilire se il deal sia o meno di interesse per Modena che, peraltro, non lo esamina per la prima volta. Già l’anno scorso il gruppo guidato da Alessandro Vandelli avrebbe esaminato Carige , quando la cassa era ancora guidata dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino. In quell’occasione però non se ne fece nulla e Bper preferì concentrarsi su altri obiettivi a partire da Unipol Banca, rilevata da Unipol nei mesi scorsi.

Che comunque il gruppo modenese sia tra i candidati ideali per il salvataggio di Carige è nelle cose. Non solo per le buone condizioni patrimoniali e la pulizia dell’attivo, ma anche per la presenza nel capitale di azionisti forti come Unipol (oggi primo socio al 15%) che ha scelto di investire sul percorso di crescita del gruppo.
Non solo. Non è un mistero che le istituzioni spingano oggi per l’intervento di una banca nell’ambito del salvataggio. Una mossa che verrebbe vista come una garanzia sia per la clientela che per i dipendenti. La maggioranza spinge inoltre per la trasformazione delle Dta in credito d’imposta in caso di aggregazioni bancarie e, sebbene l’emendamento non sia ancora passato, è plausibile che il governo torni alla carica. Difficilmente infatti una banca italiana si farà interamente carico del costo del salvataggio, soprattutto dopo le condizioni di favore concesse dall’esecutivo Gentiloni a Intesa Sanpaolo per l’intervento sulle banche venete. Ecco perché finora gli istituti si si sono mostrati molto freddi di fronte al dossier. E questo malgrado il tesoretto da circa 2 miliardi di euro tra crediti fiscali, rimozione di add-on e adozione di modelli interni.
Nel frattempo gli advisor Ubs e Bcg continuano a battere altre piste. In particolare l’obiettivo sarebbe raggiungere un accordo con i tre fondi seduti al tavolo della trattativa, cioè Blackstone, Warburg Pincus e Varde (seguito da Lazard) che starebbero seguendo con attenzione il dossier. Tra le ipotesi di lavoro ci sarebbe anche quella di riunire i tre soggetti in una cordata per certi aspetti simile a quella ideata nei mesi scorsi da BlackRock. Un’opzione che consentirebbe di unire le forze e di ridurre l’esborso dei singoli investitori. Le trattative hanno comunque come presupposto industriale il piano presentato nel febbraio scorso dai commissari di Carige , Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener. Quel documento (che prevede un aumento di capitale da 630 milioni, un npe ratio lordo al 6-7%, un roe del 7% e una riduzione dei costi del 5%) era stato ampiamente rivisitato da BlackRock ma al momento sembra che i fondi al tavolo non vogliano metterci mano. Semmai in questi giorni si starebbe ragionando sulla struttura finanziaria dell’intervento che, come il precedente, dovrebbe prevedere la conversione del bond subordinato da 313 milioni sottoscritto dallo Schema Volontario e l’adesione degli altri azionisti a partire dalla famiglia Malacalza che oggi detiene il 27%. Altro tassello fondamentale sarà Sga. Il veicolo controllato dal Tesoro dovrebbe acquisire un portafoglio di crediti problematici da 1,9 miliardi a un prezzo superiore a quello di mercato, consentendo così alla banca di limitare l’effetto patrimoniale della dismissione. (riproduzione riservata)
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