Dipendenti in azione

Tornano di moda i piani di azionariato diffuso. In Generali potranno investire fino a 500 euro al mese per comprare titoli Illimity mette sul piatto il 3% del capitale. In campo anche Exprivia
di Anna Messia

L’ultimo caso è stato quello dell’inglese Julian Richer, fondatore e proprietario di Richer Sounds, una catena di negozi di prodotti elettronici con un fatturato di 200 milioni di sterline, che arrivato al suo sessantesimo anno di età ha deciso di trasferire il 60% dell’azienda in un fondo fiduciario a favore dei 531 impiegati del gruppo. Ogni lavoratore è diventato azionista con in più un bonus di 1.000 sterline per ogni anno di attività in azienda. Una forza lavorativa soddisfatta, ben pagata e coinvolta nell’andamento dell’azienda è l’ingrediente essenziale per il successo a lungo termine, ha spiegato Richer a chi gli chiedeva le ragioni dell’insolita scelta. La stessa cosa che deve avere pensato il group ceo di Generali , Philippe Donnet, quando nelle scorse settimane ha deciso di lanciare per la prima volta nella storia della compagnia assicurativa un piano azionario destinato a tutti i dipendenti del gruppo. Si tratta circa 70 mila persone (ad eccezione dei componenti del group management committee e del global leadership group) che lavorano in Italia e negli altri Paesi del mondo in cui il gruppo è presente e in ballo c’è fino allo 0,38% del capitale della compagnia. L’iniziativa scatterà a ottobre e avrà una durata di tre anni legata al nuovo piano industriale presentato da Donnet il 21 novembre e che si concluderà nel 2021. «È importante avere a bordo tutti i colleghi all’inizio del nuovo piano triennale», aveva spiegato Donnet sottolineando le peculiarità di questa iniziativa che consente ai dipendenti di acquistare azioni del Leone a condizioni agevolate, con un investimento compreso tra un minimo di 540 e un massimo di 18 mila euro.
Cifre che potranno essere accantonate direttamente con una trattenuta in busta paga. I dipendenti, considerando la durata triennale, potranno in pratica decidere di investire sull’andamento del titolo Generali da 15 euro al mese a un massimo di 500 euro e, in ogni caso, saranno protetti da eventuali oscillazioni di mercato del titolo. Perché se a fine piano il valore delle azioni fosse più basso di quello iniziale si vedranno restituire interamente quanto versato per aderire all’iniziativa. Mentre se il titolo, nel prossimo triennio, si sarà apprezzato i dipendenti avranno un doppio premio: da una parte riceveranno gratuitamente un’azione ogni tre acquistate dall’altra incasseranno un numero di azioni pari al rapporto tra i dividendi pagati nel triennio da Generali e il prezzo iniziale del titolo, moltiplicato per il numero di azioni sottostanti. In pratica riceveranno in azioni il corrispettivo dei dividendi che saranno pagati dal gruppo assicurativo nel prossimo triennio e anche in questo caso la cifre in ballo sono decisamente interessanti visto che nel nuovo business plan Donnet ha promesso 4,5-5 miliardi di cedole. A fine piano il dipendente potrà poi decidere se vendere in blocco tutte le azioni possedute o se continuare a detenerle (ad esclusione di quelle che dovranno essere vendute per pagare le imposte dovute).

Generali non è l’unica società ad aver deciso di coinvolgere in prima linea i dipendenti nel raggiungimento degli obiettivi industriali. Simili piani si ritrovano in diversi settori, dalle Telecomunicazioni (Telecom) alle banche o ad altre società che li hanno già applicati negli anni passati e che in alcuni casi hanno deciso di rinnovarli, come per Intesa Sanpaolo oppure Prysmian . Ma non mancano le nuove iniziative. È il caso di Exprivia e di Illimity . La banca digitale guidata da Corrado Passera, ha deciso di puntare forte sul coinvolgimento dei lavoratori nel raggiungimento degli obiettivi dello sfidante piano a cinque anni messo a punto dal manager ex numero uno di Intesa Sanpaolo e Poste Italiane . Tutti i dipendenti deterranno titoli attraverso un piano di azionariato diffuso, articolato in cinque cicli annuali nel periodo 2019-2023, che prevede in particolare l’assegnazione a titolo gratuito (e senza oneri fiscali) di un corrispettivo di 2mila euro (100 per i dirigenti). In questo caso il piano è legato alla patrimonializzazione e alla liquidità della banca. Con riferimento al primo ciclo del piano, per esempio, è stato previsto un Cet 1 ratio maggiore del 10% al 31 dicembre scorso e un liquidity coverage ratio maggiore o uguale al 100%. Inoltre il management della banca ha un piano di stock option legato al piano quinquennale e dunque collegato anche ad altri indicatori, ovvero il cost/income ratio, la non performing exposure e il roe. Inoltre per i promotori e il vertice aziendale è previsto un meccanismo di conversione delle azioni speciali solo quando i sottoscrittori del capitale iniziale avranno raggiunto un rendimento di almeno il 60%. «La redditività è un fattore cardine per Illimity e il Roe pesa per il 60%, con un valore minimo del 20%,», spiega il cfo Francesco Mele, che riguardo al piano per i dipendenti parla di «coinvolgere direttamente tutti i lavoratori nel raggiungimento degli obiettivi di performance e di liquidità della banca in un orizzonte temporale sfidante di cinque anni, che corrisponde alla durata del piano industriale». I piani prevedono la potenziale assegnazione di quasi 3 milioni di azioni ai dipendenti di Illimity , più del 3% del capitale. Per ora si tratta di circa 250 persone, destinate però a crescere rapidamente per arrivare a 300 entro la fine dell’anno. Sempre nel mondo della finanza da citare il caso di Azimut , che l’anno scorso ha proposto a dipendenti e consulenti finanziari un programma di fidelizzazione attraverso il quale quasi 1.200 di loro hanno investito circa 100 milioni di euro nel titolo Azimut in una delle maggiori operazioni di management buy-out fatte sul mercato italiano, che ha portato la fiduciaria Timone (che riunisce le loro azioni) a detenere poco meno del 25% del capitale.
Diverso il caso di Exprivia che ha collegato il suo piano di azionariato diffuso al risultato conseguito nel 2018 che prevede, nell’ambito delle diverse opzioni di erogazione, la valorizzazione del premio mediante assegnazione a titolo gratuito di titoli della società. Proprio in questi giorni la società guidata da Domenico Favizzi ha comunicato ai suoi dipendenti che gli obiettivi fissati per il 2018 sono stati raggiunti (che prendevano a riferimento ebit e costo del lavoro) e si potrà scegliere le modalità per la riscossione del premio tra denaro (239,33 euro netti), servizi di welfare (372 euro) oppure sotto forma di stock grant (ovvero 381,92 euro, equivalenti a 348 azioni). Nel caso della società It se tutti i potenziali beneficiari, stimati in circa 1.700 dipendenti, decideranno di optare per la conversione in strumenti finanziari sarebbero assegnate circa 1,2 milioni di azioni, ovvero il 2,3% del capitale. Si vedrà nelle prossime settimane quale sarà stata l’adesione ma è evidente che l’istituto dell’azionariato ai dipendenti, con Generali capofila, sembra essere tornato di attualità.
Certo il Paese resta ancora lontano da altri mercati europei dove questi strumenti sono molto diffusi, favoriti anche da importanti benefici fiscali, come in Francia e in Inghilterra. La maggior parte dei piani implementati finora in Italia sono di fatto investimenti finanziari per i lavoratori, che non offrono una contropartita valida in termini di coinvolgimento nella governance e nel processo decisionale delle società. Anche nel caso di Intesa Sanpaolo l’obiettivo della banca guidata da Carlo Messina sembra essere piuttosto quello di incrementare il senso di appartenenza del lavoratore al gruppo. All’ultimo piano di incentivazione di lungo termine 2018-2021 Lecoip 2.0 hanno aderito 55.229 dipendenti del gruppo, pari all’81,1% di chi ne aveva diritto. Nel caso della banca l’accordo prevede in particolare il pagamento in anticipo del premio variabile del risultato 2018 che, a richiesta, poteva essere assegnato in azioni ordinarie Intesa Sanpaolo destinate al piano di incentivazione a lungo termine. E come visto l’adesione è stata molto alta. Anche perché i vantaggi per il lavoratore sono evidenti visto che il dipendente, a fine piano, ad aprile 2022, riceverà il capitale inizialmente assegnato oltre all’eventuale apprezzamento del titolo, lungo la durata del piano, calcolato su una base azionaria più ampia, pari a otto volte il capitale inizialmente assegnato. E se per i manager della banca viene assicurato un capitale protetto dalla volatilità del titolo pari al 75% del capitale inizialmente assegnato (l’investimento si può ridurre se il Cet 1 o il livello di liquidità scende sotto una determinata soglia) per tutti gli altri lavoratori la protezione sulla volatilità del titolo è totale. I lavoratori partecipano quindi alla crescita delle azioni Intesa Sanpaolo praticamente a rischio zero e a scadenza, nel 2022, potranno ricevere il corrispettivo nelle azioni in contanti. (riproduzione riservata)
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