Il digitale fa 90 (miliardi) L’auto «smart» ora dà sicurezza

In un futuro non molto lontano, tutto il parco macchine circolante sarà dotato di sensori di diagnostica e di altri strumenti telematici sofisticati, di radar e telecamere in grado di comunicare con l’esterno. Grazie alla connessione con la rete web, i veicoli possono già oggi dialogare con altri veicoli e con le infrastrutture stradali, scambiandosi informazioni sugli autisti, su come guidano, sui loro percorsi e i punti di interesse preferiti, sullo stato dell’auto (pneumatici, motore, livello olii), sulla situazione del traffico, le condizioni atmosferiche e la posizione in cui si trovano. Per decidere così in tempo reale, ad esempio, la strada migliore da percorrere, evitando code e incidenti.

Le previsioni
Già quest’anno il mercato dei servizi legati alle auto connesse dovrebbe arrivare a valere nel mondo più di 90,8 miliardi di euro, si evince da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec sulla base di uno studio di Orbis Research. Da qui al 2025 il giro d’affari dovrebbe triplicare, sempre secondo le previsioni di Orbis, sfiorando i 275 miliardi di euro.
D’altronde, la digitalizzazione è destinata a rivoluzionare la nostra quotidianità in tempi forse ancora più rapidi di quanto avvenuto negli scorsi anni, tenendo conto che stiamo per entrare nell’era delle reti di nuova generazione 5G. E lo stesso avverrà per il mondo della mobilità.
Secondo l’indagine «L’auto connessa… vista da chi guida. Il ruolo e i rischi dei dati nell’industria dell’auto», condotta da Bain Company e Aniasa coinvolgendo un campione rappresentativo di 1.200 automobilisti, la maggioranza degli italiani è interessata ai servizi dell’auto connessa, tanto che sarebbe disposta anche a pagare un sovraprezzo per usufruirne, ma rimane ancora timorosa sulla condivisione dei propri dati temendone un utilizzo non appropriato. Oggi un italiano su tre guida un veicolo collegato a Internet, mentre il 59% dichiara di non averlo ancora, ma di volersene dotare in futuro. Soltanto il 12% del campione non è interessato.
Privacy
La sicurezza è la motivazione principale dell’interesse degli autisti italiani verso i servizi dell’auto connessa. Il 14% del campione li ritiene importanti in primo luogo per la localizzazione dei veicoli nel caso di un’emergenza o di un furto. Ben l’80% degli intervistati si dichiara disponibile a pagare un sovrapprezzo per poter usufruire delle funzionalità di questi servizi, sia una tantum al momento dell’acquisto dei veicoli sia con la formula dell’abbonamento (il 37% del campione arriverebbe a pagare fino a 500 euro). Quanto alla delicata questione dell’utilizzo dei dati, la maggioranza degli intervistati concorda sulla necessità di condividere le informazioni del veicolo, al fine di permettere agli operatori specializzati di erogare servizi per aumentare la sicurezza dell’autista e del veicolo.
Qualche esempio: la diagnostica da remoto, la localizzazione in caso di emergenza o furto, l’assistenza stradale, la manutenzione predittiva e la riduzione dei premi assicurativi.
In tutti questi casi il 50% del campione di dice «abbastanza disposto» alla condivisione, il 20-30% «molto disposto». E questo benché siano ancora molto diffusi i timori su possibili accessi ai dati da parte di terzi, e dunque sulla violazione della privacy.
La legge
Gli italiani diventano infatti più diffidenti quando si tratta di condividere dati afferenti la sfera personale, come quelli (sempre più numerosi) conservati negli smartphone. Più del 70% degli autisti interpellati ritiene che questi dati possano essere accessibili solo per un determinato arco di tempo.
Perché? Il 75% del campione non è consapevole di chi effettivamente ne entri in possesso, l’auto potrebbe essere vittima di un attacco da parte dei pirati informatici (54%) e la privacy essere così messa in pericolo (43%). Tanto che sette autisti su dieci sono convinti che la legislazione in vigore non sia grado di tutelare la riservatezza del cittadino. «Dopo l’incontro con il mondo dell’auto la telematica si sta democratizzando, portando nuovi attori — dice sottolinea Gianluca Di Loreto, partner di Bain & Company —. Ma per sfruttare pienamente il potenziale del settore occorre investire nella giusta regolamentazion sulla privacy e nella comunicazione dei reali benefici, per convincere gli scettici a connettere le auto per un giusto fine».
Perciò un compito del mondo dell’automotive sarà questo: migliorare la tutela della privacy dei dati connessi, secondo le aspettative dei guidatori.

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