Così la rete cambia la mobilità

Il business legato all’auto connessa vale più di 60 mld di euro globali e cresce a tripla cifra (+260%)
Oggi con il car sharing 100 utenti condividono una sola auto

di Enrico Sbandi

La connettività, l’aspetto del mondo 4.0 trasferito sull’impiego dell’auto, crea nuovi modelli comportamentali, rivoluziona i modelli di business, offre nuove opportunità e suscita anche nuove resistenze. Dal possesso dell’automobile si è arrivati oggi alla mobilità come servizio. Qualche numero per indicare l’importanza già raggiunta dai servizi di sharing: fra Milano e Roma gli utenti registrati presso i diversi operatori, sia con propulsioni tradizionali, sia con trazione elettrica, sono quasi 2 milioni oltre un terzo dei quali attivi, che hanno effettuato circa 12 milioni di noleggi nell’ultimo anno, complessivamente 6.600 vetture in flotta, praticamente un rapporto di 100 utenti attivi per ciascuna auto. Il tutto, reso possibile dalla interconnessione in rete e dalla portabilità dei dispositivi attraverso i quali verificare la disponibilità dei veicoli, rintracciarli e svolgere tutte le operazioni connesse al noleggio, dall’apertura delle porte alla fatturazione, all’addebito degli eventuali rifornimenti.

«Nei nuovi scenari di mobilità sempre più configurati attorno all’uso del veicolo, il noleggio è partner essenziale per l’industria e i servizi all’auto, non solo per i volumi di veicoli, ma per il gigantesco indotto di attività, che spaziano dalla digital mobility alla gestione di ogni aspetto della circolazione, alle operazioni di test e di verifica dei nuovi modelli commercializzati», spiega Massimiliano Archiapatti, presidente di Aniasa, associazione che ha da poco costituito al proprio interno la nuova sezione Digital Automotive riunendo i principali e più innovativi player del settore.
A questo bisogna aggiungere l’anticipazione di nuove tendenze nell’universo dell’auto, come ad esempio è accaduto con l’installazione dei sistemi di navigazione, di comunicazione, degli allestimenti business, delle black-box e ora sta avvenendo con gli Adas (Advanced Driver Assistance Systems), i sistemi di sicurezza avanzata alla guida.
Tutto gira intorno al nuovo paradigma dell’auto connessa, che già oggi rappresenta una formidabile sorgente di dati (se ne stima la produzione di 2,5 terabyte al giorno nel mondo), spostando sempre di più gli equilibri dei servizi legati alla mobilità verso gli operatori specializzati, ormai in grado di attirare crescenti marginalità rispetto alla produzione dell’hardware dei veicoli.
I dati di una ricerca sviluppata dalla società di consulenza Bain&Company stimano che il mondo legato all’auto connessa valga oggi più di 60 miliardi di euro a livello globale e si prevede una crescita a tripla cifra (+260%) nei prossimi otto anni. Nei prossimi 3-4 anni saranno consegnati 125 milioni di auto connesse. I dispositivi attuali permettono di scambiare dati diversi sui guidatori (stile di guida, percorsi preferiti, punti di interesse), sul veicolo (pressione pneumatici, stato del motore, livello oli), fino a quelli ambientali (presenza di pioggia, situazioni di traffico).
Nell’ambito della ricerca, una specifica indagine che ha riguardato un campione di 1.200 automobilisti italiani ha messo in evidenza alcuni aspetti fondamentali, dai quali emergono apertura e anche qualche motivo di prudenza rispetto al rischio di eccessiva invasività della connessione. Un italiano su 3 guida già oggi un’auto connessa e oltre la metà intende dotarsene. Il 60% degli automobilisti si è dichiarato disposto a condividere i dati del veicolo (ma non quelli personali del telefono) per servizi che possano aumentare la sicurezza personale e dell’auto, come la localizzazione in caso di emergenza o furto, la diagnostica da remoto e la manutenzione predittiva. Persistono timori su possibili accessi ai dati, violazioni della privacy o hackeraggio del veicolo. (riproduzione riservata)

Fonte: