Che buona compagnia

L’Eiopa studia gli sconti per gli investimenti sostenibili Intanto Generali punterà a 4,5 mld sul green, Unipol metterà 600 mln sugli obiettivi dell’Onu e Cattolica ha creato il fondo per le rinnovabili
di Anna Messia

Le compagnie di assicurazione diventano più buone. Nei loro portafogli continua a crescere la quota di investimenti che rispettano criteri sostenibili, con impatti positivi su ambiente, clima o società. Tra i più gettonati ci sono i green bond, ma non mancano investimenti in fondi che si occupano della riforestazione in Sudamerica oppure della costruzione di reti digitali in Africa. Il trend non è solo una questione di moda. Di certo può essere fruttuoso far sapere al mercato e ai clienti che i loro risparmi restano ben lontani da imprese che non rispettano i diritti fondamentali dell’uomo o che finanziano la produzione di armi. Ma i vantaggi di scegliere investimenti attenti al sociale potrebbero farsi presto molto più consistenti per le assicurazioni. L’Eiopa, che raccoglie le autorità assicurative europee, ha infatti aperto il dibattito per la revisione di Solvency II, prevista per il 2020, e tra i punti all’ordine del giorno c’è un alleggerimento dei requisiti di capitale per gli investimenti indirizzati dalle compagnie verso i comparti Esg (Enviromental, Social e Governance), attenti cioè all’ambiente, al sociale e agli organi di gestione delle imprese. L’idea sarebbe replicare quanto già fatto per gli investimenti in infrastrutture a fine 2016, quando l’autorità europea ha previsto una riduzione dei requisiti patrimoniali legati a tali forme di investimento, con uno sconto del 25% sugli accantonamenti, purché vengano rispettati determinati criteri. Questa volta, con gli investimenti sociali, la questione sembra in verità un più complicata. Prima di tutto perché l’Eiopa sembra intenzionata a verificare che allo sconto sui requisiti di capitale corrisponda effettivamente un rischio più basso per questo tipo di investimenti, e non sarà facile. Non solo; il primo passo da fare sarà dare una definizione comune agli investimenti Esg, mentre finora ogni operatore si è mosso di fatto in autonomia, come dimostra l’analisi effettuata da MF-Milano Finanza sui bilanci sociali di tre compagnie italiane, ossia Generali , Unipol e Cattolica.
Analizzando i documenti pubblicati dalle compagnie emerge che gran parte del portafoglio delle assicurazioni può essere considerato socialmente responsabile, ma con diverse classificazioni. Nel caso delle Generali guidate da Philippe Donnet, per esempio, 289 dei 488 miliardi complessivi del gruppo rispettano il criterio Rig. Si tratta delle Responsable Investments Guideline, il documento che a livello di gruppo disciplina le diverse attività di investimento responsabile e che si basa su una metodologia Esg proprietaria, la quale considera appunto aspetti ambientali, sociali e di corporate governance. Oltre a questi, il Leone ha 33,2 miliardi investiti in fondi di investimento sostenibili e responsabili.
Nel caso di Unipol sui 47,8 miliardi di asset sottoposti a monitoraggio Esg a passare l’esame è stato il 98,2%, pari a 46,7 miliardi. Mentre per Cattolica i criteri Esg sono applicati ad oltre 19 miliardi di euro, corrispondenti all’82% degli asset che a fine 2018 erano in gestione nel portafoglio assicurativo.
Variegata è anche la situazione per quanto riguarda gli investimenti tematici, tramite i quali non solo le compagnie stanno attente a indirizzare la liquidità in imprese che rispettano criteri Esg ma puntano anche a investimenti con un impatto diretto positivo. È un po’ come passare dal concetto di stare attenti a «non fare del male» a quello di «agire attivamente per fare del bene», spiega Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità di Unipol . Il gruppo guidato da Carlo Cimbri a fine 2018 investito 326 milioni di euro in fondi e investimenti per dare attuazione all’agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, di cui 223 milioni sono oggi investiti nelle energie rinnovabili. «Investimenti che hanno dimostrato di essere decorrelati dal mercato e Unipol è intenzionata a farli crescere fino a 600 milioni, come previsto dal nuovo piano industriale che si chiuderà nel 2021», aggiunge Parmigiani.
Anche la Cattolica guidata da Alberto Minali sta puntando molto sugli investimenti diretti. «A partire dagli awareness bond e dai green bond che dagli 84 milioni di fine 2018 sono oggi oltre 200 milioni e aumenteranno ancora», dice Massimo di Tria, cio della compagnia di Verona. Non solo; Cattolica ha costituito Perseide, un fondo da 130 milioni, controllato al 100%, che investe in impianti di energia rinnovabile, e il fondo Innovazione e Salute, con un target da 150 milioni, che si focalizza sulle residenze sanitarie per anziani. «Anche per il futuro continuiamo a guardare al settore salute, contiguo al nostro business», aggiunge di Tria. I piani di Generali prevedono invece di puntare forte sugli investimenti green e sostenibili, destinati a salire a 4,5 miliardi entro il 2021, accelerando rispetto all’impegno iniziale di 3,5 miliardi entro il 2020.
Le mosse delle compagnie nella finanza sostenibile hanno anche ricadute sull’offerta assicurativa. Unipol , per esempio, ha appena lanciato Unipol Sai Energia, una polizza destinata ad aziende che gestiscono impianti di energia rinnovabile, e la stessa cosa ha fatto Generali , che in quest’ambito ha raggiunto un notevole successo in Germania. (riproduzione riservata)

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