Unicredit, asse con il Leone a Est

di Luca Gualtieri
Proprio mentre sul mercato tornano a rimbalzare i rumor su un matrimonio con Société Générale , Unicredit sarebbe al lavoro sugli ultimi dettagli di un’importante alleanza nel campo della bancassurance. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, nei prossimi giorni la banca guidata da Jean Pierre Mustier potrebbe annunciare un accordo con Generali per tutto l’Est Europa, area presidiata dalla divisione Central and Eastern Europe (Cee) guidata da Carlo Vivaldi. Il Leone (assistito da Barclays e Mediobanca , mentre con Unicredit ci sarebbero Kpmg e Unicredit Cib) dovrebbe essere affiancato da un altro partner e in ambienti finanziari si fa il nome di un’importante compagnia tedesca vicina alla banca italiana, che potrebbe essere Allianz . Il deal sarebbe ormai pronto nelle linee generali ma l’accentuata volatilità della scorsa settimana avrebbe aperto la possibilità di un rinvio, tuttavia escluso nelle ultimissime ore.

Per Unicredit e Generali l’operazione confermerebbe il ruolo strategico dell’Est Europa nelle rispettive strategie. Basti pensare che proprio nei giorni scorsi il Leone si è ancora rafforzato in quest’area con l’acquisto di Adriatic Slovenica, terza compagnia slovena, e di Concordia Insurance e Concordia Polska Tuw in Polonia. Quanto a Unicredit , la vendita della quota in Bank Pekao non ha ridotto l’interesse verso queste aree geografiche, tuttora fondamentali per la crescita della banca.

In generale nell’ultimo anno gli istituti di credito italiani hanno mostrato una rinnovata attenzione per la bancassurance. Puntare sulle polizze del resto può diversificare in modo efficace la base ricavi in un periodo in cui il margine di interesse continua a soffrire. Dai bilanci delle nove principali banche quotate si evince del resto che negli ultimi cinque anni le commissioni di natura assicurativa sono balzate del 65,2% a 2,5 miliardi e rappresentano oggi il 5,2% dei ricavi complessivi.

Mentre l’accordo è in fase di definizione, sul mercato sono rimbalzati ancora una volta i rumor su una possibile integrazione tra Unicredit e SocGen . A riproporre la suggestione è stato questo volta il Financial Times, che in un articolo pubblicato ieri ha accreditato l’impegno di Mustier sul dossier. Le discussioni sarebbero ancora alle fasi iniziali e difficilmente si dovrebbe arrivare a un closing prima di fine anno, anche perché a Roma la nuova maggioranza di governo potrebbe porre seri ostacoli al deal. Dai diretti interessati sono arrivate le smentite di rito: se SocGen ha negato qualsiasi discussione nel board, Unicredit ha preferito non commentare e ricordare che il piano strategico prevede solo la crescita organica. Reazioni che hanno raffreddato l’entusiasmo iniziale della borsa, dove Unicredit ha chiuso in ribasso dello 0,83% e SocGen in lieve rialzo dello 0,73%. Insomma il rumor non ha destato reazioni sopra le righe tra i grandi investitori.

Del resto di un’integrazione di Unicredit e Socgen si mormora da quasi dieci anni. Da quando nel 2008 Alessandro Profumo aveva avviato colloqui con Daniel Bouton per esplorare la fattibilità di un’integrazione. Sfumata, si dice, sulla scivolosa questione della sede legale (che i francesi avrebbero voluto a Parigi). L’ipotesi ha ripreso quota con la nomina di Mustier alla guida del gruppo e da allora le voci non si sono mai affievolite. Motivo che ha indotto il mercato ad accogliere con prudenza l’articolo del FT, e per più di una ragione. Oltretutto il momento non sembra il più felice per un’operazione straordinaria di questo genere: l’insediamento di un governo politico con venature protezionistiche potrebbe infatti tarpare le ali a un’integrazione bancaria transnazionale. In secondo luogo, con un titolo Unicredit che non ha ancora espresso tutto il suo potenziale (qualche analista lo vede perfino sopra 20 euro), un’accelerazione sul deal potrebbe penalizzare la banca italiana in termini di concambi e quindi di governance. In terzo luogo i mercati sono ancora scossi dalla forte volatilità della scorsa settimana e servirà probabilmente qualche tempo per ritrovare un clima di tranquillità che rassicuri gli investitori. Bisognerà insomma attendere la fine dell’anno per avere (forse) un clima favorevole a operazioni di m&a. Nel frattempo peraltro sarà arrivato anche il verdetto sulla nuova edizione di stress test e asset quality review, un esame importante per misurare i rapporti di forza nel futuro risiko bancario. Solo a quel punto insomma, contesto generale permettendo, potrebbero esserci le premesse per annunciare una fusione. (riproduzione riservata)
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