Su Solvency II i conti non tornano

Durante le ispezioni l’Ivass ha invitato numerose compagnie a rifare i calcoli. Nel mirino i processi usati per determinare le riserve Vita delle assicurazioni che hanno scelto la formula standard. Nelle verifiche coinvolto l’80% del mercato delle polizze
di Anna Messia
A due anni dall’avvio delle nuove regole sul calcolo dei requisiti di capitale delle assicurazioni l’Ivass, l’istituto di controllo del settore presieduto dal direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, ha deciso di realizzare verifiche ispettive a tappeto e non sono mancati rilievi che hanno costretto le compagnie a rifare i calcoli, con evidenti riduzioni dell’indice. Oggetto dell’analisi dell’Istituto di controllo è stato in particolare il calcolo delle riserve Vita per i gruppi che hanno scelto di utilizzare la formula standard di Solvency II. Si tratta della gran parte del mercato Vita, visto che chi adotta la formula standard (a differenza di chi sceglie il modello interno o i parametri specifici) non ha l’obbligo di accantonare capitale a fronte dei titoli governativi in portafoglio. Un fardello non da poco, considerando che gli investimenti preferiti dalle compagnie italiane restano i Btp. Le ispezioni dell’Ivass hanno interessato un campione di compagnie, tra quelle che determinano i requisiti di capitale secondo la formula standard, che rappresenta l’80% del totale delle riserve Vita. Il fatto è che la grande novità di Solvency II, anche in caso di utilizzo della formula standard, è la discrezionalità lasciata alla imprese per il calcolo delle riserve Vita, che per l’intero sistema valgono circa 700 miliardi, di cui oltre 500 miliardi relativi alle sole polizze tradizionali, escluse cioè le unit. Una variazione di pochi punti percentuali rappresenta quindi una massa enorme di risorse. Le assicurazioni possono utilizzare diverse leve (come i tassi d’interesse usati per scontare le riserve o i riscatti ipotizzati) per variare l’entità delle riserve. Se le riserve calano aumentano i mezzi propri e quindi l’indice di solvibilità. Meccanismi di calcolo che ovviamente i tecnici dell’Ivass tengono d’occhio attentamente richiedendo in più di qualche caso dei correttivi che hanno avuto l’effetto di far sgonfiare gli indici di Solvency II per diverse compagnie. Il sistema assicurativo italiano, come affermato più volte dallo stesso Rossi, non ha problemi di solidità patrimoniale (in media il mercato presenta indici di solvibilità superiori a due volte il minimo regolamentare) ma le verifiche durante le ispezioni «hanno fatto emergere la necessità di rafforzare i processi sottostanti l’applicazione sia dei principi generali, sia del calcolo applicativo delle riserve tecniche», scrivono da Ivass. Le ispezioni dell’istituto sono state anche occasione per invitare le compagnie a migliorare l’assetto delle rispettive funzioni attuariale (deputata tra le altre cose a verificare il calcolo le riserve): l’inquadramento organizzativo della funzione attuariale, spesso incardinata nella struttura operativa (finanza) crea commistioni con le unità aziendali dedicate alle attività di calcolo, con riflessi sull’efficacia complessiva del presidio, puntualizzano dall’istituto. Intanto, nei giorni scorsi l’Ivass ha diffuso in pubblica consultazione tre regolamenti attuativi per dare attuazione alla nuova normativa europeo sulla distribuzione di prodotti assicurativi (Idd), la Mifid delle polizze, che sarà operativo dal prossimo ottobre. Le osservazioni del mercato dovranno essere spedite entro il 9 luglio prossimo. Tra le novità, la revisione dell’informativa precontrattuale (su cui l’Ivass sta lavorando con la Consob), il nuovo regolamento sulla distribuzione e l’inasprimento delle sanzioni. (riproduzione riservata)

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