Il ruolo che può giocare Eurizon come hub del risparmio

Con tutti i difetti del caso, l’Italia del risparmio continua ad attirare gli interessi di chi si occupa di gestione dei patrimoni. Del resto il tema è noto: il Paese detiene uno dei maggiori stock di risparmio privato, un alto tasso di risparmio e le famiglie sono poco indebitate, a differenza dello Stato, ma le due cose finchè possibile vanno tenute distinte. inoltre in Italia i portafogli delle famiglie sono poco esposti ai prodotti che per l’industra del risparmio sono quelli a maggior valore aggiunto, ossia fondi azionari e strumenti di gestione alternativa. Normale dunque che gli asset manager stranieri tengano d’occhio questo mercato e studino mosse per accrescere la loro presenza. Tanto più che che la nuova normativa Mifid II, l’aumento della concorrenza e la pressione sui margini spingono il settore del risparmio gestito verso un consolidamento quanto meno a livello europeo.
Ma anche il colosso americano Blackrock ha in corso trattative con Intesa Sanpaolo per l’ingresso nella sua controllata Eurizon Capital (si parla di una quota del 10%). Mediobanca securities ha analizzato tre casi di successo di integrazione tra asset manager. Il primo è quello di Natixis, che ha riunito sotto di sè alcune società di gestione specializzate; il secondo riguarda Amundi, che ha puntato sulle economie di scala comprando Pioneer da Unicredit e diventando il primo gestore europeo con masse per oltre 1.400 miliardi di euro; il terzo è rappresentato dal modello di architettura aperta, che non molti gruppi in Italia hanno adottato e che si basa sulla distribuzione di prodotti gestiti da case diverse. Nel business del risparmio gestito retail una joint venture tra l’istituto guidato da Carlo Messina e il gruppo americano condotto da Larry Fink darebbe vita a un gruppo aggregante nel mercato Ue, potenziale hub per altre piattaforme bancarie, sul genere di Amundi.

Nel segmento dedicato alle gestioni istituzionali e ai grandi patrimoni, l’accordo con Blackrock potrebbe essere utile a Eurizon sul fronte degli asset meno liquidi come gli npl, le pmi e l’immobiliare «in un fase in cui il Qe della Bce», osserva Mediobanca , «ha creato una bolla nel valore degli asset liquidi». Mentre nel private banking Mediobanca si aspetta che la joint venture darebbe impulso alla crescita organica e all’ampliamento della rete di private banker, soprattutto sulle piazze internazionali dove Intesa Sanpaolo è presente, vale a dire Londra, Svizzera e Cina. Banca Akros, dopo aver attribuito a Eurizon un valore contabile di 3,2 miliardi di euro per il 2017 e considerando che questo polo di risparmio gestito produce circa 500 milioni di utili netti l’anno, sulla base di un p/e minimo di otto volte stima un valore di circa 4 miliardi. Pertanto una cessione del 10% di Eurizon genererebbe un capital gain in grado di sostenere la generosa politica di dividendi di Intesa Sanpaolo , prevista quest’anno con un pay-out all’85%.

Fonte: logo_mf