Ora i gestori usano big data e intelligenza artificiale per valutare le aziende

di Stefania Peveraro
Il fintech sta cambiando anche l’asset management, e non solo perché sempre più spesso sono i famosi robot advisor a proporre o decidere investimenti, ma anche perché l’osservazione dei big data da parte degli stessi robot permette di sviluppare analisi finanziarie e orientare l’asset allocation. Tanto che nel mondo ci sono colossi della gestione che fanno investimenti miliardari proprio in questo campo. Pochi mesi fa in un’intervista esclusiva a MF Milano Finanza, George Walker, presidente e ceo di Neuberger Berman, aveva sottolineato il fatto che NB avesse scelto di affidarsi al fintech: «Crediamo molto nell’utilizzo dei big data, tanto che abbiamo assunto un chief data scientist. Si tratta di Michael Recce, che lavorava per Gic, il fondo sovrano di Singapore, come responsabile del progetto big data e che prima ancora era chief data scientist di Point72 Asset Management. Recce ha costruito sistemi di machine learning e intelligenza artificiale in grado di analizzare un numero enorme di dati, raccolti anche attraverso il web, per ottenere indicazioni sul reale stato di salute delle aziende nelle quali poi potremmo investire. È uno dei tanti modi di andare oltre l’analisi dei bilanci nella valutazione delle aziende». Proprio di questo parlerà domani, in un workshop nell’ambito della Milano Finanza Digital Week, Ugo Pastori, senior advisor di Finscience, la startup italiana che lo scorso inverno ha raccolto 1 milione di euro da business angel provenienti soprattutto dal settore finanziario per sviluppare una piattaforma di analisi finanziaria basata sul big data. Ne parlerà anche Fabio Brambilla, presidente di Assofintech, ma anche investitore e presidente nella startup fintech Fintastico, oltre che partner di Controlfida, un multifamily office specializzato negli investimenti alternativi, che ha recentemente lanciato un fondo Ucits in cui l’utilizzo delle reti neurali ottimizza il funzionamento degli algoritmi. Ma c’è anche un’altra faccia della questione, perché le società che si occupano di big data e robotica possono essere grandi opportunità di investimento a loro volta. Non è un caso che Credit Suisse abbia lanciato un fondo specializzato negli investimenti in robotica e quindi nell’intelligenza artificiale e connettività globale. E il fondo sta dando grandi soddisfazioni agli investitori. Secondo i dati di Morningstar da inizio anno a fine maggio ha guadagnato oltre il 10%, dopo aver guadagnato quasi il 28% nel 2017. Delle logiche di investimento del fondo e dei metodi di selezione delle società target ne parlerà sempre oggi nell’ambito della Milano Finanza Digital Week Frank Di Crocco, responsabile distribuzione retail in Credit Suisse Asset Management. E sempre di robotica ha parlato ieri a Milano Stefano Vecchi, alla guida di Credit Suisse Italy, in occasione di un convegno che ha visto a confronto imprenditori e venture capitalist in una tavola rotonda. Tra i partecipanti Michele Bauli, alla guida della nota azienda del pandoro e di Confindustria Verona; Ranieri Niccoli, responsabile della produzione di Lamborghini, che vanta oggi uno stabilimento all’avanguardia in Europa dove si produce il Suv Urus;, Marco Taisch professore del Politecnico di Milano e Massimiliano Magrini, già alla guida di Google in Italia e co-fondatore di United Ventures; e Giulia di Tomaso, giovane ingegnere biometrico con la sua start up nel digital health. Tutto questo perché la robotica, secondo la banca svizzera, è ormai da considerare un trend secolare. Nel giro di tre anni si prevede che il mercato possa valere più di 150 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)

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