di Andrea Secchi

C’è una trasformazione che sta interessando in maniera sostanziale le assicurazioni. E non si tratta soltanto della vendita online, della possibilità di confrontare preventivi in pochi secondi, cosa ormai vecchia. Si tratta dell’utilizzo del digitale per ampliare il proprio modello di business offrendo servizi per prevenire i danni integrati con le polizze tradizionali o ancora arricchendo la propria offerta con quella di partner finora mai sperimentati. Un’evoluzione verso quella che potremmo chiamare l’assicurazione 2.0 (o forse 2.5 dopo la rivoluzione dell’online) consentita dall’ampio uso delle tecnologie, in particolare dai dispositivi connessi dell’Internet of things, e dalla raccolta e dall’analisi dei dati su larga scala e ovviamente benvenuta dalla compagnie che in questo modo possono ridurre i rimborsi.

Uno degli esempi di questa tendenza è stato portato ieri da Massimo Monacelli, a capo del settore danni di Generali Italia, durante uno dei workshop della Milano Finanza III Digital Experience Week, all’ultima giornata al Museo della scienza e della tecnologia di Milano. Generali ha cominciato una decina di anni fa a proporre polizze collegate all’installazione di una scatola nera nelle auto, che consentiva alla compagnia di raccogliere dati sullo stile di guida e sugli eventuali sinistri e in cambio ai clienti di ottenere uno sconto. «A distanza di quasi 10 anni», ha detto Monacelli, «in Generali abbiamo 1 milione di polizze con una soluzione telematica connessa, il 25% del portafoglio auto in Italia».
Ma questa è stata soltanto la prima fase, perché le scatole nere di nuova generazione consentono di fare molto più: «I nuovi strumenti ci hanno dato la possibilità di far sì che l’assicurazione non sia solo un rapporto a due, ma di interagire anche con altri partner che portano servizi di assistenza e prevenzione. Per esempio, l’invio di soccorso nel caso di incidente. In questo modo, per altro, il rapporto con il cliente è proattivo, non si ferma al momento in cui gli si vende la polizza».
L’esempio dell’auto si sta affermando anche in altri settori. Nelle polizze per la casa per esempio, per le quali Generali ha un sistema simile alla scatola nera che con alcuni sensori rileva perdite d’acqua, di fumo, intrusioni, comunica con un’app e nel caso attiva meccanismi di assistenza. Ma lo stesso potrà accadere con i braccialetti che monitorano i parametri vitali nelle persone.
«Non siamo più soltanto gli enti che devono risarcire il danno», ha commentato Monacelli, «ma partner per affrontare le sfide della vita quotidiana».
La conferma di questo cambiamento arriva da Luigi Barcarolo, direttore insurance analytics and business architecture di Cattolica Assicurazioni: «Nel nostro piano industriale c’è l’ambizione di passare dal classico modello danno-rimborso a un nuovo modello basato sui servizi di prevenzione e protezione aggiunti all’aspetto tradizionale». I pilastri sono due: unire le classiche competenze attuariali già presenti con quelle di data science e data analytics e a sviluppare progetti di innovazione del modello di business.
Cattolica, per esempio, con Active Auto sta cercando di rendere semplice l’adozione di polizze e servizi che fanno leva sulla connessione delle auto grazie all’uso dei telefonini: non più una scatola nera da far installare da professionisti, ma un piccolo oggetto simile al Telepass che, lavorando insieme con lo smartphone, consente di monitorare lo stile di guida della persona, proporre rinnovi in modo calibrato, capire quando è avvenuto un sinistro e ricostruirne le dinamiche, oltre ad attivare l’assistenza.
Installando questi strumenti, inoltre, la compagnia può pensare a nuove partnership. L’esempio è quello dei i produttori di gomme che così avrebbero per la prima volta la possibilità di dare consigli sull’uso degli pneumatici, la manutenzione o la sostituzione.
C’è poi la dematerializzazione della perizia: «Grazie a foto del veicolo danneggiato e ai dati telematici dell’impatto, è possibile arrivare a fare offerte di liquidazione automatiche sui sinistri di un certo tipo», ha concluso Barcarolo. «Per servire meglio il cliente e perché ci sono sinistri il cui costo di gestione interna è maggiore del danno stesso».

L’utilizzo dei dati da parte delle compagnie può quindi avvantaggiare anche gli utenti più virtuosi traducendosi in sconti o altri benefici. Per le prime, poi, si tratta di ampliare i servizi, eliminare i costi non necessari e rendere più fedele il cliente. «Sistemi come l’Internet of things permettono di creare profili di reward per il cliente tali che non gli converrebbe passare alla concorrenza», ha detto Roberto Molari, head of market offer and operations di Yolo, un broker di assicurazioni temporanee per gli ambiti più disparati, dal viaggio allo smartphone, ai lavori in casa.
Fra le polizze citate da Molari modellate sull’uso dei dati, ci sono per esempio quelle sciistiche che si modificano a seconda delle previsioni meteo, le polizze sanitarie che abbassano il premio a seconda dell’utilizzo dello spazzolino (ovviamente connesso), assicurazioni viaggi business che si attivano automaticamente quando il cellulare entra in roaming all’estero.
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