Meno lavoro, pensione più ricca

Gli effetti dei nuovi coefficienti di trasformazione analizzati dalla Uil. Che chiede modifiche

Rinviare l’uscita di un mese può costare fino a 340 euro
di Daniele Cirioli
Rinviare il pensionamento di un mese, da dicembre a gennaio 2019, costerà fino a 340 euro di minore pensione all’anno per tutta la vita da pensionato. Per l’esattezza, 268 euro a chi va in pensione a 67 anni d’età; 297 euro a chi ci va a 68 anni; 319 euro a chi ci va a 69 anni; 340 euro a chi ci va a 70 anni. È l’Uil a fare i conti in tasca ai futuri pensionati, analizzando i nuovi coefficienti di trasformazione per le pensioni contributive approvati con dm 15 maggio 2018 (si veda ItaliaOggi del 9 giugno). Per l’Uil è necessaria una modifica della disciplina per evitare che i coefficienti disincentivino troppo la permanenza al lavoro.
Quarta revisione. La revisione che sarà operativa dal mese di gennaio è la quarta in ordine di tempo, da quando, nel 2009, venne introdotto l’aggiornamento. Tutte le revisioni sono state negative, finora, con abbassamento cioè dei valori di coefficienti che, di conseguenza, hanno l’effetto di ridurre gli assegni di pensione.
Alcuni esempi. Analizzando i nuovi coefficienti, l’Uil fornisce alcuni esempi di calcolo delle pensioni dal 1° gennaio 2019, quando ci sarà anche l’innalzamento a 67 anni dell’età di accesso alla pensione. Il meccanismo è strutturato in maniera tale che al valore minore del coefficiente corrisponde un importo minore della pensione, al fine di ridistribuire su un più lungo periodo di vita il montante contributivo maturato. Nella tabella sono riportati degli esempi partendo da un montante contributivo di 280.000 euro che, oggi, per un lavoratore che va in pensione a 67 anni d’età, corrisponderebbe a una pensione lorda mensile di 1.045 euro. Se questo lavoratore decide di rimandare l’accesso alla pensione anche di un solo mese, da dicembre 2018 a gennaio 2019, avrebbe una diminuzione della pensione di 268 euro, dal primo assegno e per tutti gli anni che gli restano da vivere.
Serve una riforma. Gli attuali criteri di fissazione dei coefficienti, legati all’aspettativa di vita, secondo l’Uil, sono causa di oggettiva penalizzazione per i lavoratori che andranno in pensione a gennaio 2019. Questo meccanismo, oltre a costituire un danno oggettivo per i lavoratori, è un vero e proprio disincentivo alla permanenza al lavoro: rimandando l’accesso alla pensione, s’incorre nel pericolo di vedere il proprio assegno calcolato con coefficienti più sfavorevoli e, quindi, più bassi. Per l’Uil, in conclusione, è necessario varare una modifica dei coefficienti, legandoli a coorti d’età per incentivare la permanenza al lavoro (e salvaguardare gli importi).

Fonte: