Il gestore diventa ibrido

Wealthtech

Dall’Intelligenza Artificiale ai big data, si moltiplicano le applicazioni delle nuove tecnologie alla consulenza patrimoniale. E sul mercato vince chi realizza il giusto mix tra uomini e software
di Andrea Giacobino
Gli scenari del settore del wealth management stanno cambiando, guidati da clienti moderni che richiedono muove esperienze: si tratta di investitori che desiderano vedere gli uomini e la tecnologia lavorare assieme, come evidenzia l’ultimo report di Accenture Consulting intitolato «Rise of The New Wealth Platform».

Questo scenario si caratterizza appunto per una consulenza guidata dagli uomini e dalla tecnologia assieme, cioè fornita tramite un modello ibrido: i canali e i prodotti sono in evoluzione e l’intero settore è sempre più alimentato dall’intelligenza basata sull’analisi dei dati. Offrire questa nuova customer experience agli investitori richiede anche una rinnovata piattaforma, che sia abbastanza flessibile da supportare una consulenza ad ampio raggio.
Contrariamente al passato, le aziende del wealth management devono avvalersi sempre più di partner tecnologici perché fare ricorso alla tecnologia interna alla società e al settore non basta più. Gli operatori che vogliono essere vincenti in futuro devono dunque fare affidamento su partnership esterne per innovare e creare un servizio personalizzato in base alle richieste del cliente. Per differenziare un’offerta di servizi ibrida e di successo l’innovazione guidata dal cosiddetto «wealthtech» diventa parte essenziale di questo mix: le imprese del wealth management non possono infatti trasformarsi da sole.

Il ritmo con cui vengono lanciate e si evolvono le piattaforme costringono dunque a stringere partnership. Più di un terzo delle aziende, infatti, oggi lavora con un numero maggiore di partner rispetto a un anno fa. Per anni il mercato del fintech ha provocato una disruption nel settore dei servizi finanziari tradizionali e ora l’industria della gestione patrimoniale sta sfruttando tale disruption a proprio vantaggio. Un sondaggio condotto dai fornitori di servizi finanziari ha rilevato che l’87% degli operatori ha tagliato i costi collaborando con il fintech, mentre il 54% seguendo questa strategia ha aumentato i ricavi. All’interno del settore del fintech il segmento del wealthtech è una delle aree a maggior crescita, con operazioni di investimento per 655 milioni di dollari nel 2016, cresciuti poi del 25% nel 2017.

Secondo il report, le piattaforme di wealth management del futuro saranno definite da quattro aree principali su cui bisognerà investire: il coinvolgimento dei fornitori di servizi di wealthtech, l’intelligenza applicata, le nuove architetture leggere e l’innovazione continua.
Le offerte di consulenza che richiedono una maggiore personalizzazione e un’interazione diversificata con i clienti obbligano gli operatori a trovare un modo per acquisire dati sui clienti stessi, ma anche per conoscere meglio gli investitori e per indirizzarne i bisogni in determinate direzioni. Un recente studio sempre di Accenture stima che dal 50 al 90% dei dati nelle società di wealth management non viene utilizzato, acquisito o archiviato in maniera strutturata. La strutturazione dei dati è dunque il primo passo per sfruttare l’intelligenza applicata nella propria value proposition. Utilizzando l’analisi, l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale, e facendo un potente mix di tali strumenti, le aziende della gestione patrimoniale potrebbero liberare il valore insito nei loro dati e aprire una nuova fase di crescita. Non a caso si prevede che le spese per l’Intelligenza Artificiale delle imprese finanziarie tra il 2016 e il 2021 aumenteranno del 50%, raggiungendo i 57,6 miliardi di dollari.

Le piattaforme tecnologiche dei wealth manager monolitiche di un tempo sono state progressivamente sostituite da architetture leggere, da Api (Application Programming Interface). Le aziende del settore, cavalcando l’onda iniziata col digital banking, stanno eseguendo un «disaccoppiamento digitale» per raggiungere l’agilità di cui hanno bisogno. Questo porta a un’astrazione delle attività core di back office, liberando così i loro sistemi principali dalle attività amministrative di clearing e custodia titoli. Inoltre, poiché le aziende continuano a competere in un settore che richiede nuove idee, devono contemplare un modello operativo e dotarsi di una forza lavoro capace di alimentare l’innovazione futura. I team dedicati alla tecnologia e all’analisi dei dati devono collaborare meglio con le strutture dedicate al core business per mettere in piedi un nuovo modello operativo.
Investendo in queste quattro aree i wealth manager si stanno riprogettando per creare una consulenza differenziata e ottenere la customer experience che i clienti richiedono. Sono finiti i tempi in cui la stabilità e l’efficienza operativa da sole guidavano gli investimenti tecnologici. I top manager oggi considerano invece come primo fattore che contribuisce all’agilità operativa la progettazione di una strategia di completo coinvolgimento del cliente, al quale ci si rivolge con canali sia digitali sia fisici perché l’investitore desidera dal suo gestore un impegno finanziario olistico. C’è da augurarsi che gli investimenti e le partnership che le maggiori aziende del settore hanno creato nel mondo digitale soddisfino questo desiderio.

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