Free floating, un business multiforme

Il profilo dell’utente italiano di car sharing vede prevalenza maschile nel 65% dei noleggi, con età media di 36 anni. All’interno dei singoli operatori, in base al quadro tracciato nella apposita sezione del Rapporto Aniasa 2017, tale parametro (rimasto sostanzialmente immutato rispetto al 2016) vede prevalere la fascia 26-35 anni con il 29% del totale, in calo rispetto al 34% del 2016 a vantaggio della fascia 18-25 anni, che si porta al 24%. Un dato che fa ben sperare per gli anni a venire, nei quali la fascia di utenti cresciuti nell’era dell’economia condivisa sarà ancora più ampia. In crescita anche la fascia di clientela di 46-55 anni.
Si potrebbe però dire che non esista un solo utente medio del car sharing: anzi, in realtà sarebbero due e addirittura tre, secondo tipologie corrispondenti alle diverse fasce orarie di prevalente utilizzo del servizio. Più che profili, comunque, è corretto parlare di consuetudini diverse di impiego. Che, nel complesso, indicano il free floating come business di forte interesse per chi «compra mobilità», con un aumento complessivo degli iscritti e una crescente penetrazione degli utenti attivi. Un business che quindi, dopo i primi anni di avvio, si avvia verso una stabilizzazione del modello, adattato progressivamente dai singoli operatori alle caratteristiche della domanda di mercato. Prova ne sia l’ingresso di alcuni di essi negli Hub aeroportuali di Roma e Milano, che ha contribuito a ridisegnare alcune specifiche nell’utilizzo.

Quanto alle abitudini di consumo, nessun cambiamento significativo si registra nella distribuzione degli orari della giornata, salvo un calo della fascia 7.00-9.00 (dal 13% al 7% del totale) e un aumento della fascia 9.00-12.00 (dal 10 al 13% del totale). Nel complesso, gli utilizzatori sembrano essersi distribuiti più omogeneamente tra le fasce orarie, utilizzando maggiormente le vetture nella fascia intorno all’ora di pranzo. (riproduzione riservata)
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