BlackRock fa sul serio su Eurizon

Entra nel vivo la trattativa con Intesa sull’alleanza nel risparmio gestito. Il gestore americano potrebbe ottenere il 10% della controllata. Prossimo passo sarà un’esclusiva L’auspicio è chiudere entro la fine dell’anno, nonostante le complessità sul fronte della governance
di Luca Gualtieri
Per Intesa Sanpaolo potrebbe essere la seconda grande operazione del 2018 dopo la partnership con Intrum Iustitia sulla gestione dei crediti deteriorati. Entra nel vivo la trattativa tra la banca italiana e BlackRock per arrivare a un’alleanza nel risparmio gestito, un deal che potrebbe chiudersi entro la fine dell’anno. Anche se l’incertezza politica di queste ultime settimane ha allarmato molti investitori internazionali, i contatti tra la banca guidata da Carlo Messina e l’asset manager americano di Larry Fink sarebbero ormai in fase avanzata. Come riportato ieri dal Financial Times, gli ultimi sviluppi della trattativa prevedono che BlackRock (che è anche azionista diretto di Intesa con una quota vicina al 5%) entri nel capitale di Eurizon con una quota del 10% cementando così l’alleanza industriale. Già oggi Eurizon è il secondo player italiano nell’asset management, con masse in gestione per 314 miliardi e l’obiettivo di salire a quota 400 miliardi entro il 2021. Numeri che consentirebbero al gruppo di giocare una partita internazionale al fianco di un alleato di scala globale, come del resto prevede il piano d’impresa. L’operazione sarebbe molto conveniente anche per BlackRock che punta a crescere sul mercato europeo e italiano in particolare dove il risparmio è tra gli asset più ambiti.
Secondo fonti finanziarie, i primi contatti tra Intesa e BlackRock risalirebbero all’inizio dell’anno e si sarebbero progressivamente intensificati al punto che oggi la trattativa, seguita attentamente dall’amministratore delegato Tommaso Corcos, appare ormai ben instradata. A breve si potrebbe quindi arrivare alla concessione di un’esclusiva per definire gli aspetti più delicati del deal e arrivare a un accordo definitivo.
Al momento i vertici di Intesa non si sono dati una scadenza vincolante, ma l’auspicio è chiudere la partita entro la fine dell’anno. Un obiettivo non semplicissimo sia per la complessità dell’accordo societario e industriale che per l’incognita politica ancora aperta. Non a caso l’articolo del Financial Times faceva apertamente riferimento alla crisi politica italiana di queste ultime settimane e al rallentamento subito dalle trattative. Di certo i vertici di Intesa lavoreranno intensamente al raggiungimento dell’obiettivo che, come detto, è anche uno dei pilastri del piano industriale.
Secondo Mediobanca , che conferma il giudizio neutral su Intesa e il target price di 3,10 euro, l’alleanza andrebbe a incrementare le plusvalenze del 2018 a sostegno della politica dei dividendi e sarebbe nel contempo leggermente diluitiva (1%) se si guarda ai ricavi futuri. Per Equita invece (rating hold e target price 3,5 euro) l’operazione è coerente con la strategia di Intesa finalizzata a fare leva su un player globale per accelerare ulteriormente la crescita delle masse. Inoltre l’operazione, prosegue Equita , una volta conclusa, permetterebbe di garantire e aumentare la visibilità sulla dividend policy di medio periodo. (riproduzione riservata)

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