Il welfare piace a tutti

Il sistema soddisfa azienda e lavoratori
di Manola Di Renzo

Si parta da un dato certo. Nel corso del 2016, infatti, gli organi di controllo hanno registrato che oltre 12 milioni di italiani, per la precisione 12.200.000, si sono visti costretti a rifiutare o rinviare le necessarie cure sanitarie per sé e per la propria famiglia. La motivazione alla base di questa, triste, scelta (che segna un deciso aumento rispetto all’anno 2015 di 1.200.000 unità) è esclusivamente economica.

Questo è solo uno dei molteplici dati disponibili, riguardo le mancanze del nostro sistema di sostegno pubblico alle esigenze dei cittadini contribuenti. Ecco quindi che torna, con gran rilevanza, la necessità di puntare forte sul cosiddetto welfare aziendale. Uno strumento che potrebbe benissimo integrare, per esempio, alcuni piani salute, messi a disposizione dei dipendenti.

«Si badi bene che la predilezione verso i sistemi di retribuzione integrativa non risponde esclusivamente alla soddisfazione delle esigenze aziendali. Anzi si può affermare, con discreta certezza, che la situazione di un welfare aziendale ben congeniato e disegnato sui reali bisogni dei propri dipendenti, rappresenti la più classica delle situazioni win-to-win, dove in pratica tutti sono vincitori, azienda e lavoratori, e nessuno ne esce sconfitto», sottolinea il presidente Cnai, Orazio Di Renzo.

Come ovvio, il welfare aziendale deve assolvere in primo luogo un ruolo integrato con lo sviluppo del territorio di riferimento: l’azienda, piccola o grande che sia, deve far ricorso a tale strumento proprio per armonizzarsi con il proprio ambiente di attività, agevolandone, con la sua stessa crescita, lo sviluppo.

Si pensi solo a quale e quanto aiuto possono garantire alle diverse comunità: servizi di asili nido, piani di salute integrativa o, ancora, i buoni spesa (cosa ben diversa dagli attuali buoni pasto). I lavoratori si vedrebbero alleggeriti di tutta una serie di incombenze: cosa che assicurerebbe di conseguenza una maggiore tranquillità e, in senso generale, un maggiore senso di benessere.

«Non è certo una novità considerare quanto sia importante che i lavoratori svolgano la propria attività in un buon clima, personale e aziendale: la salute e la soddisfazione professionale vanno, di fatti, a braccetto con la soddisfazione motivazionale e professionale», continua il presidente Di Renzo. «Se il lavoratore, con il welfare aziendale, ne guadagna in salute e tempo di vita, anche l’azienda trova il suo, etico, tornaconto: in primo luogo, dato che il capitale umano rappresenta ancora a tutt’oggi uno degli elementi portanti della produttività aziendale, il datore di lavoro, che apporti sistemi di welfare idonei, vede aumentare la produttività senza aumentare gli investimenti. La creazione del benessere in azienda, poi, indirettamente comporta una riduzione delle assenze dei dipendenti, ma soprattutto una limitazione del turnover (una delle voci di costo più rilevanti per una piccola e media impresa, ndr) e una maggiore fidelizzazione del lavoratore stesso».

L’importanza del welfare aziendale per le pmi per lo sviluppo locale rappresenta un valore aggiunto di non poca rilevanza, benché risulti spesso complessa la sua attuazione per un’azienda di piccole o piccolissime dimensioni. Dotarsi di sistemi retributivi integrativi resta, così, per molti una chimera: questo accade perché il costo del lavoro in Italia rappresenta ancora una nota dolente. Con un cuneo fiscale più moderato le piccolissime realtà imprenditoriali che hanno una diffusione capillare sul nostro territorio (e che, oggi, si trovano a spartirsi una fetta di introiti sempre più erosa) potrebbero permettersi di intraprendere alcune delle misure di cui si è accennato in precedenza per andare incontro alle esigenze dei propri dipendenti: al contrario, continuando in una siffatta situazione, le aziende non avrebbero la disponibilità, anche economica, di puntare sul welfare aziendale.

«Soluzioni all’impasse? Noi, come Gruppo Cnai, rimaniamo fedeli alla nostra ricetta, che perseguiamo con successo da anni: impegno verso una contrattazione attenta alla valorizzazione del welfare aziendale, ma anche applicazione contro le insostenibili impennate dei costi del lavoro pure procedendo a un calmieramento degli aumenti retributivi», conclude il presidente Di Renzo.
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