Unipol-venete, mezzo sì

Nel 2016 distribuiti 3,8 mld agli stakeholder
Unipol è disposta a intervenire nel salvataggio di Bpvi e Veneto banca, a condizione che tutto il sistema bancario faccia la sua parte, e il gruppo bolognese non intende fare interventi isolati: lo ha chiarito l’a.d. Carlo Cimbri, aggiungendo che la società conta di svalutare la quota investita nel fondo Atlante. «Nessuno ci ha chiesto nulla.

Vediamo, nel caso, cosa ci propongono. In linea di principio, se tutto il sistema interviene, faremo la nostra parte, ma non faremo interventi isolati. «Non abbiamo ricevuto nessuna proposta concreta».

A chi gli chiedeva se un eventuale intervento di Unipol fosse possibile se tutte le banche fossero della partita, Cimbri ha replicato: «Non è che ti puoi negare se qualcuno non partecipa, ma neanche se partecipano due-tre banche. Il meccanismo del Fondo di risoluzione funziona con la partecipazione di tutte le banche pro-quota. Se non c’è un’altra soluzione si parla di un intervento analogo, fatto non attraverso il fondo ma direttamente. Quindi i princìpi devono essere analoghi».

Cimbri ha quindi ricordato l’intervento di Unipol in Atlante: il fondo «in quel momento storico ha assolto una funzione per evitare che le cose precipitassero, e abbiamo fatto la nostra parte». A chi gli chiedeva se la compagnia fosse disponibile a continuare a investire sulle banche venete, l’a.d. di Unipol ha risposto: «Altrimenti i costi e i rischi sarebbero molto più alti. Su Atlante abbiamo messo 100 milioni. Anche noi abbiamo svalutato intorno al 40% e faremo anche di più». E questo perché la quota che Atlante ha messo nella ricapitalizzazione di Veneto e Bpvi «non ha più valore: svaluteremo perlomeno ciò che Atlante ha investito nella componente delle venete».

Intanto Unipol ha presentato il primo bilancio integrato del gruppo, che unisce in una visione d’insieme le informazioni contenute nel bilancio tradizionale con la rappresentazione delle performance ambientali, sociali e di governance ottenute dall’azienda. Un modello che implica non solo l’impegno nella tutela del patrimonio e della redditività aziendale, ma anche della sicurezza delle persone e dei loro beni, oltre a una vocazione per la protezione del risparmio e la promozione di uno sviluppo sostenibile ed equilibrato del territorio in cui la società opera. Nel 2016 il gruppo ha distribuito valore per 3,8 miliardi di euro fra gli stakeholder (dipendenti, agenti, fornitori, pubblica amministrazione, azionisti, finanziatori). Ha contributo alla riduzione degli effetti del cambiamento climatico attraverso il taglio del 4,9% delle emissioni di anidride carbonica per ogni dipendente. Inoltre, a supporto e promozione della green economy, sono stati effettuati investimenti per 105 milioni in imprese del settore.

Il bilancio integrato «è un passo in un percorso che il gruppo Unipol ha intrapreso da tanti anni, fatto di attenzione non solo ai numeri, ma a come cresce e si sviluppa la nostra comunità», ha affermato l’amministratore delegato.

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