Sanità, 12,2 mln gli espulsi dal ssn

di Anna Messia

Un italiano su quattro non sa come far fronte alle spese necessarie per curarsi e subisce danni economici per pagare di tasca propria le spese sanitarie, di conseguenza nell’ultimo anno 12,2 milioni di persone hanno rinunciato alle cure o le hanno rinviate, (1,2 milioni in più rispetto al 2015). Un dato allarmante che è emerso dal rapporto Censis-Rbm Salute presentato ieri al settimo Welfare Day tenuto a Roma. E intanto, con la sanità pubblica che arranca anche nei tempi del servizio (per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni), continua il boom della spesa sanitaria privata, ovviamente per chi può permetterselo. L’anno scorso la spesa cosiddetta out of pocket, ovvero senza l’intermediazione di un fondo o di una polizza, è stata di 35,2 miliardi, con un incremento del 4,2% in termini reali nel periodo 2013-2016. Cifra che corrisponde pro capite a 580 euro, in crescita rispetto ai 570 euro del 2015.
Il recupero di sostenibilità finanziaria del servizio sanitario in tante regioni, insomma, non è stato indolore. Ha avuto anzi la conseguenza di ridurre la copertura pubblica e di incrementare i ricorsi alla sanità privata. Ma negli ultimi 10 anni la capacità redistributiva del servizio sanitario nazionale si è progressivamente ridotta, con disuguagliante territoriali sempre più marcate e sono oltre 9 milioni gli italiani che non hanno la possibilità di accedere alle cure per motivi economici (non solo quelle private, ma anche quelle pubbliche quando il costo del ticket risulta troppo elevato). Un problema sociale che non può essere trascurato, e per affrontarlo bisogna guardare all’esperienza di altri Paesi, come la Francia o la Germania, suggerisce Marco Vecchietti, consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute, gruppo leader in Italia nel settore della sanità integrativa. La soluzione potrebbe arrivare in particolare dall’incremento della sanità intregrativa, che oggi intercetta una fetta piuttosto limitata della spesa sanitaria privata. Meno del 20% degli italiani ha una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto o dalla propria azienda oppure stipulata attraverso contratti individuali. In Francia questi strumenti sono molto più diffusi (97,5%) e in Germania arrivano al 33%. Una situazione, quella italiana, che mette in pericolo la stessa tenuta del sistema sanitario nazionale, nonostante nel 2016, dopo 16 anni, siano stati rivisti i lea, acronimo di livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che il ssn è tenuto a garantire i cittadini. «Mancano dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del sistema sanitario del nostro paese», stimano in Rbm Assicurazione e per evitare il crac del ssn tra 10 anni la spesa privata dovrebbe raggiungere i 1.000 euro, rispetto ai già citati 580 di oggi. Insomma il divario tra chi può curarsi e chi non ha accesso al servizio, in assenza di correttivi, sembra destinato ad aumentare.
Come uscirne? Secondo Vecchietti i soldi necessari «potrebbero essere recuperati rendendo obbligatoria la sanità integrativa per tutti i cittadini, come già avvenuto in Francia, dove grazie ad un sistema di assicurazioni sociali, che si aggiunge a quello pubblico è possibile curarsi liberamente nelle strutture sanitarie che garantiscono qualità e tempi di accesso immediati». In questo modo, ci sarebbero risparmi per le famiglie che oggi out of pocket spendono di più e vantaggi anche per il servizio sanitario nazionale, che avrebbe maggiori risorse per circa 22 miliardi l’anno. Ma si potrebbe pensare anche di replicare l’esempio della Germania, «dove viene incentiva l’uscita delle famiglie più abbienti dal servizio sanitario nazionale», aggiunge Vecchietti. In questo modo si recupererebbero risorse e si migliorerebbe anche la qualità del servizio per chi non ha alternativa al ssn. Così i risparmi per la spesa pubblica sarebbero tra 18,5 e 3,1 miliardi l’anno, a secondo delle fasce di reddito da tirare fuori dal ssn. Si tratta ovviamente di stime ma quel che è certo è che bisogna trovare il modo per tornare ad un sistema accessibile a tutti. (riproduzione riservata)
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