Rallenta la crescita delle Casse

Pagina a cura di Bruno Fioretti

Le Casse di previdenza continuano a crescere, ma meno del passato. Nonostante, da un lato, diversi enti abbiano proceduto a incrementare le aliquote per il calcolo della contribuzione soggettiva al fine di elevare le prestazioni pensionistiche future e, dall’altro lato, gli iscritti-contribuenti siano sempre aumentati nel tempo, l’ultimo quinquennio ha evidenziato un rallentamento nella crescita delle entrate contributive. Dall’incremento del 36,80% tra 2001 e 2005, infatti, si è scesi al 24,26% del periodo 2006-2010, fino al più recente 15,64%, relativo alla variazione 2011-2015. Anche sul fronte opposto, quello delle uscite riferite al totale delle prestazioni erogate dalle Casse verso i professionisti iscritti, il dato aggregato relativo al 2015 evidenzia una crescita della spesa che raggiunge circa 5,55 miliardi di euro, in leggero aumento rispetto allo scorso anno (+3,9%). Più in generale il saldo annuale generato resta molto positivo: + 2,957 miliardi, poco più elevato rispetto ai 2,914 miliardi del 2014. Nel tempo, tuttavia, il margine annuo tra entrate e uscite si è andato progressivamente assottigliando pur mantenendosi positivo a livello complessivo. Ciò a causa dell’aumento della spesa per l’assistenza e della crescita del numero delle prestazioni pensionistiche maturate dagli iscritti ed erogate dagli Enti, che impegnano uno stock crescente di risorse sul lato delle uscite. È quanto mette in luce il Centro Studi di Itinerari previdenziali nel suo report n. 6 sulla regionalizzazione del bilancio previdenziale per quanto riguarda gli enti pensionistici dei professionisti.

Crescono gli iscritti ma anche le prestazioni. I dati riferibili alle Casse evidenziano come il numero di iscritti abbia superato quota 1,6 milioni, registrando un incremento dell’1,4% nell’ultimo anno, a fronte di quasi 391 mila pensioni erogate, anch’esse in crescita rispetto al 2014 (+2,2%), quando erano poco più di 382 mila. L’aumento tendenzialmente più sostenuto delle pensioni erogate rispetto al numero di iscritti ha leggermente ridotto il rapporto tra iscritti e pensionati, che oggi è pari a 4,14 rispetto a 4,17 del 2014, ma che tuttavia si mantiene ampiamente positivo (rispetto al sistema pubblico) sia per il costante apporto di nuovi e giovani iscritti sia perché alcune Casse «giovani» attraversano tuttora una fase «di accumulo» e solo negli anni a venire vedranno crescere le pensioni in misura più accentuata.

Lo spaccato territoriale. È al Nord che si concentrano le quote più rilevanti sia delle entrate contributive sia delle uscite per prestazioni. Come mostra la tabella, a quest’area del Paese sono riconducibili il 49,54% delle entrate e il 51,52% delle uscite; il Centro e il Sud, invece, si dividono equamente la quota restante delle uscite (il 24,46% nel primo caso e il 24,02% nel secondo), mentre per le entrate primeggia il Sud (28,32%) rispetto al Centro (22,14%). Più nel dettaglio, le contribuzioni che provengono dagli iscritti della Lombardia generano quasi un quinto del monte delle entrate 2015 relative alle Casse privatizzate (18,96%, per oltre 1,613 miliardi di euro), seguite da Lazio (11,52%, pari a 980 milioni di euro), Emilia Romagna (8,31%), Campania (8,23%) e Veneto (8,2%). Rispetto ai valori del 2001 (primo anno con dati significativi disponibile nel database), si può osservare come in questi anni sia aumentato il contributo del Sud sul fronte delle entrate, con un incremento di quasi 4 punti percentuali (dal 24,67% al 28,32% attuale). A determinare il trend è stato soprattutto l’incremento percentuale delle entrate nella prima fase di analisi (quella che va dal 2001 al 2005), che ha raggiunto un +51,25%, a fronte di valori più contenuti del Nord (+28,80%), salvo stabilizzarsi dal 2006 in poi allineandosi al trend nazionale. Sempre in questi termini, è stata la Campania ad avere accresciuto il proprio contributo alle entrate più di quanto fatto registrare dalle altre regioni, con una crescita di 1,35 punti percentuali mentre la Lombardia ha visto calare di 3 punti il proprio peso percentuale.

I professionisti lombardi pagano di più in assoluto. Per tracciare un quadro ancora più chiaro dello spaccato territoriale riferito a entrate contributive e uscite per prestazioni, occorre correlare questi valori al numero di iscritti e pensioni erogate (che tuttavia rappresentano soltanto una parte della spesa per prestazioni delle Casse, poiché restano escluse le prestazioni assistenziali). In questa maniera si scopre, ad esempio, che per quanto concerne le contribuzioni, il Nord oltre a poter contare su una platea di iscritti ben superiore alle altre aree del Paese, evidenzia una contribuzione pro capite di 5.860 euro, sensibilmente superiore alla media del Paese pari a 5.261 euro, con Centro e Sud che inseguono ben distanziati, rispettivamente con 5.240 e 4.495 euro di contribuzione annua. A livello regionale, gli iscritti lombardi versano annualmente 6.259 euro pro capite alle rispettive Casse, al Centro il valore più elevato si ha in corrispondenza del Lazio, con 5.420 euro, al Sud, invece, spiccano i 4.752 euro della Campania. Rispetto alla contribuzione pro capite media nazionale, al Nord è mediamente superiore dell’11,4%, al Centro inferiore dell’1,1% e al Sud è al di sotto di ben il 14,6%.

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