L’Antitrust si veste da sceriffo

di Luisa Leone
Superpoteri per le autorità Antitrust. Li prevede la proposta di direttiva europea (ora all’esame del Parlamento italiano) «che conferisce alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri poteri di applicazione più efficace e assicura il corretto funzionamento del mercato interno». Il provvedimento, la cui versione definitiva sarà approvata dal Parlamento Ue e dal Consiglio Ue entro novembre prossimo, mira ad armonizzare le prerogative delle authority nazionali europee, di fatto dotandole di poteri paragonabili a quelli della Dg Competion della Commissione Ue. «Si tratta, in buona sostanza, dell’estensione alle autorità nazionali, che non ne siano dotate dal legislatore nazionale, dei principali poteri investigativi e decisionali già a disposizione della Commissione Europea», si legge nella relazione stilata dal ministero dello Sviluppo Economico. Per l’Italia le novità più importanti riguardano appunto i poteri investigativi che si prevede di conferire al guardiano della concorrenza, con la possibilità di ordinare ispezioni non solo nei locali aziendali, come avviene già oggi, ma anche in luoghi diversi, compresi il domicilio di manager, direttori e altri dipendenti. Una possibilità che sarebbe subordinata all’autorizzazione dell’autorità giudiziaria e che si accompagna alla facoltà di imporre dei rimedi «comportamentali e strutturali», che attualmente non sono nell’armamentario dell’autorità italiana. I tecnici guidati dal presidente Giovanni Pitruzzella infatti per il momento possono solo archiviare un procedimento su intese restrittive o abusi di posizione dominante con l’accettazione degli impegni proposti dalle aziende coinvolte. Altra novità molto importante è poi quella relativa alle associazione di imprese, che prevede di parametrare eventuali ammende non più alle quote associative, necessariamente esigue, ma ai fatturati delle aziende associate. Non solo; in generale lo strumento della sanzione economica diventa molto più temibile, con la previsione di poter arrivare al 10% del fatturato totale dell’impresa. Infine la bozza di direttiva prevede un nuovo regime per i programmi di clemenza, ovvero quelli previsti per le società che decidono di collaborare a un’indagine su un cartello. Su questo punto in particolare si sono appuntate le critiche dell’Antitrust nazionale. L’authority auspica che in sede di negoziazione l’Italia proponga di lasciare alle singole autorità la libertà di modulare alcuni aspetti dei benefici che possono essere concessi alle aziende pentite. (riproduzione riservata)
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