Per investire gli italiani vogliono l’11%

di Antonio Lusardi
Gli italiani hanno più fiducia nel clima economico ma non nelle prospettive dei loro investimenti. Si affidano ai consulenti finanziari in media molto di più rispetto al resto del mondo, ma non sempre ne sono soddisfatti. Mantengono molta liquidità in portafoglio in attesa di opportunità, ma vorrebbero un rendimento annuo molto per alto per iniziare a investire. Sono molto preoccupati per il loro futuro previdenziale, ma uno su due non pensa che costruirsi una pensione di scorta sia anche una sua responsabilità individuale.

È uno spaccato ricco di contrasti ma anche di motivi di ottimismo quello che emerge dal Global Investor Pulse 2017, il sondaggio internazionale di BlackRock che analizza il clima di fiducia e la visione del mercato di oltre 28 mila investitori di tutto il mondo. I dati mettono in evidenza che la fiducia dei risparmiatori italiani nel ciclo economico è in crescita costante negli ultimi anni: il 40% di investitori ottimisti del 2015 è diventato il 45% quest’anno. Si va chiudendo così il gap con il resto d’Europa, fermo al 49%. Va invece nella direzione opposta la fiducia nei propri investimenti, scesa nello stesso periodo di 17 punti al 31%, in linea però con il trend di tutta Europa.

Non stupisce quindi che tra i risparmiatori italiani prevalga l’incertezza, che li porta a tenere grandi quantità di denaro parcheggiate sotto su conti correnti o conti di deposito. Addirittura, il 24% di coloro che hanno risposto al sondaggio ha ammesso di tenere questo denaro fermo «senza uno scopo preciso», mentre solo il 10% si mantiene liquido per poter cogliere opportunità d’investimento. Ma tra coloro che attualmente non stanno investendo, più della metà è disposto a impegnare i soldi solo in presenza di un rendimento del 10,9% annuo, obiettivo poco realistico in un mercato dominato da tassi rasoterra.

«Appena visto questo risultato, abbiamo pensato che fosse dovuto a persone che immaginavano ancora i rendimenti a due cifre dei titoli di Stato negli anni 80», ha commentato Carlo Balzarini, director e head of marketing Italy di BlackRock. «Invece si tratta di un risultato trasversale a tutte le generazioni e che segnala una certa distanza dei risparmiatori dalla realtà dei mercati finanziari». Un risultato che va di pari passo con la difficoltà a indicare un orizzonte temporale per i propri investimenti, visto che, prosegue Balzarini, «il 30% degli intervistati ha un orizzonte inferiore ai due anni e il 17% non ha alcun tipo di orizzonte temporale».

Un elemento positivo è invece il massiccio ricorso alla consulenza. In Italia quasi un risparmiatore su tre (29%) si avvale del supporto di un professionista per i propri investimenti, la percentuale più alta d’Europa. Ad esempio, nel Regno Unito, patria dell’industria finanziaria europea, si registra il 15%. In maggioranza la consulenza per gli italiana passa attraverso i consulenti bancari (59%), seguiti dai promotori di una rete (29%) e dai private banker (11%). La soddisfazione per il servizio può però migliorare, dato che arriva in media al 40% circa.

I più esigenti, ma anche i più disposti a pagare una commissione per la consulenza, sono i risparmiatori di età compresa tra 25 e 35 anni, a cui la ricerca ha dedicato un focus particolare. Più ottimisti della media rispetto al futuro finanziario (54% di fiducia), i più giovani sono come prevedibile i più attenti all’uso della tecnologia per curare i loro investimenti, ma anche i più consapevoli della necessità di adottare soluzioni di previdenza integrativa per sostenere il proprio reddito pensionistico (62%). Tale percentuale è superiore alla media, dato che solo il 56% degli italiani è convinto di dover occuparsi in prima persona della propria situazione previdenziale, il risultato peggiore tra i Paesi sviluppati. L’attenzione sul tema è però alta, dato che nove italiani su dieci non credono di essere sulla strada giusta per garantirsi una vecchiaia finanziariamente serena. (riproduzione riservata)
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