Casse, serve investire nel paese

Enti da sorvegliare a tutela di professionisti e risorse
di Daniele Cirioli

Una vigilanza speciale, «adeguata e robusta», sulle casse professionali. La chiede il presidente della Covip, Mario Padula, che ieri ha presentato la relazione annuale 2016. Due le ragioni: per maggiore tutela dei professionisti e per maggiore efficienza nella gestione delle risorse. Anche perché le casse, spiega Padula, sono gli unici investitori istituzionali privi di disciplina sugli investimenti (non ancora è arrivato, infatti, il decreto attuativo del dl n. 98/2011). A proposito di efficienza, inoltre, il presidente della commissione di vigilanza di fondi pensioni e casse, auspica maggiori investimenti nell’economia italiana. Dei 71 miliardi di euro investiti, infatti, casse e fondi destinano solo 7,2 miliardi alle imprese italiane, il resto a titoli di stato e immobili.

Iscritti e adesioni. Cresce la voglia di pensione integrativa. A fine 2016, infatti, il totale degli iscritti è pari a circa 7,8 milioni, in crescita del 7,6% rispetto all’anno prima. La raccolta maggiore è dei Pip con 2,9 milioni; 2,6 milioni, invece, sono i nuovi iscritti ai fondi negoziali, 1,3 milioni ai fondi aperti e 650 mila ai fondi preesistenti. Considerate nell’insieme le nuove iscrizioni sono 691 mila. Le uscite sono 139 mila, in lieve calo sull’anno precedente, e costituite in prevalenza da riscatti e da erogazioni in capitale. Con riferimento alla condizione professionale, 5,8 milioni di adesioni sono di lavoratori dipendenti e 2 milioni di lavoratori autonomi.

Le «doppie» iscrizioni. Un fenomeno «nuovo», spiega la Covip, è quello dei soggetti contemporaneamente iscritti a più forme pensionistiche. Un fenomeno sotto osservazione e rivelatosi grazie al nuovo sistema di segnalazioni degli aderenti, avviato nel 2015, che consente per la prima volta di quantificarlo: le adesione multiple sono 620 mila. Ne consegue, dunque, che gli iscritti effettivi al sistema di previdenza integrativa sono 7,2 milioni (il 27,8% delle forze di lavoro).

Meglio del Tfr. Investire in previdenza rende più del Tfr in azienda. I fondi negoziali e aperti hanno reso in media rispettivamente il 2,7 e il 2,2%; i Pip 3,6%; le altre gestioni il 2,1%. Il Tfr si è rivalutato l’1,5%. Anche su un periodo più ampio (2008-2016), inclusivo delle fasi turbolenti dei mercati finanziari, il risultato è lo stesso: il rendimento medio annuo dei fondi negoziali è stato il 3,4%, quello dei fondi aperti il 2,9%, quello dei Pip il 3%, quello delle altre gestioni il 2,2%; il Tfr si è rivalutato il 2,2%.

Sui costi, meglio i fondi negoziali. Alle differenze di rendimento tra le forme contribuiscono anche i diversi livelli di costo. I Pip sono i più onerosi: su un orizzonte di dieci anni, l’indicatore sintetico di costo è in media del 2,2%. Si conferma, invece, la minore onerosità dei fondi: sullo stesso orizzonte di dieci anni, l’indicatore dei fondi negoziali è dello 0,4%; quello dei fondi aperti dell’1,3%.

Gli investimenti. Fondi pensione e casse professionali, quali investitori istituzionali, secondo la Covip possono svolgere un ruolo di assoluta rilevanza nel finanziamento dell’economia, disponendo d’ingenti risorse utilmente impiegabili nel breve e lungo periodo (si veda tabella in pagina).

Casse sotto controllo. Due annotazioni speciali, infine, la Covip riserva alle casse professionali. In primo luogo, come da anni auspicato, richiama l’attenzione sulla necessità di completare la normativa in materia di investimenti, persistendo la mancata adozione del regolamento del dl n. 98/2011. In secondo luogo, ritiene «necessario uno sviluppo adeguato e robusto della vigilanza sociale», per garantire una maggiore tutela agli iscritti (i professionisti), per rendere più efficiente la gestione e per prevenire possibili comportamenti irregolari con il conseguente rafforzamento dell’equilibrio economico-finanziario a tutela del risparmio previdenziale obbligatorio dei professionisti.

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