DI SIMONA D’ALESSIO

Previdenza complementare «rifugio» per più di 7,2 milioni di lavoratori, in Italia (con
un progresso del 12,1% in un anno). Per circa un quarto degli iscritti, tuttavia, il flusso
dei contributi si è inaridito: la percentuale di chi ha smesso di versarli è del «45% per
gli autonomi e del 18% per i dipendenti». È la fotografi a scattata dalla Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) e stampata nella relazione sull’attività del 2015 illustrata ieri, a Montecitorio, dal nuovo presidente Mario Padula; la galassia della previdenza aggiuntiva si compone di 469 fondi, di cui «36 negoziali, 50 aperti, 78 Piani individuali pensionistici (Pip), 304 preesistenti e Fondinps», con una fl essione di 24 unità, al confronto con l’anno precedente, e la parte del leone la fanno le 12 forme con oltre 120 mila iscritti, mentre oltre la metà è di ridotte dimensioni (può, cioè, vantare meno di 1.000
adesioni).
Alla Covip il compito di suonare, fornendo le sue cifre, un campanello d’allarme:
1,8 milioni di lavoratori hanno interrotto i versamenti.
Prendendo in esame chi ha continuato ad alimentare la propria previdenza complementare, «il tasso di adesione è stato del 24,2%» sulla totalità degli occupati, con punte più massicce fra chi opera nel settore privato (31%) e tra i lavoratori autonomi (19%), mentre la percentuale è sol-tanto del 5,2% per i dipendenti pubblici. I rendimenti medi,
al netto dei costi di gestione e delle tasse, sono stati del 2,7% nei fondi negoziali, del
3% nei fondi aperti e del 3,2% per i Pip nuovi; il Tfr si è rivalutato, giungendo all’1,2%.
Il patrimonio degli organismi di risparmio previdenziale supera i 210 miliardi: sono
annoverate pure le Casse dei professionisti, le cui attività,nel 2014, valevano «72 miliar-
di», e le risorse risultavano allocate nel 30% dei casi in titoli di debito, pari a circa 22
miliardi (il 70% costituito dai titoli governativi). Gli investimenti nell’economia italiana
ammontavano a 33 miliardi (46%), gli impegni finanziari all’estero si attestavano sui
25 miliardi (35% del totale).
Proprio su questo versante si è incentrato l’appello del ministro del welfare Giuliano Poletti, che ha espresso «l’esigenza che una quota maggiore di risorse venga impiegata» nel nostro paese da parte di fondi pensione ed enti privati, menzionando, al tempo stesso, il nodo del prelievo fiscale (al 26% sui ricavi da investimento, ndr); la citazione non è sfuggita al presidente dell’associazione che riunisce le Casse (Adepp), Alberto Oliveti, che
ha rilanciato, sostenendo di vedere nel «lavoro dei liberi professionisti e nella sostenibilità della loro previdenza elementi positivi di ricadute sull’economia» nazionale.
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