I tre pilastri di Mediobanca

Ancor meno holding di partecipazioni e sempre più «banca», nelle sue varie declinazioni. È questo il futuro di Mediobanca, definitivamente sancito dal piano strategico 2014-2016 approvato giovedì all’unanimità dal cda e presentato ieri alla comunità finanziaria.

Il mercato forse si aspettava novità di rilievo. In mancanza di queste, ha fortemente penalizzato il titolo, che è anche stato sospeso per eccesso di ribasso e ha chiuso a -9,42%.

Il piano conclude un processo intrapreso da tempo. Lo stesso Nagel ha convenuto che il salotto buono «va in soffitta». «Io», ha affermato nel corso del primo investor day della storia di Mediobanca, «non ho mai concepito Mediobanca come banca di sistema».

Il piano prevede tra i suoi assi portanti la riduzione dell’esposizione alle partecipazioni azionarie per 2 miliardi di euro, di cui 1,5 attraverso cessioni. Una importante, già indicata, sarà quella di un 3% di Generali (dal 13 al 10%). Ora, anche le poche partecipazioni strategiche rimaste, ad esclusione di Generali, ovvero Rcs e Telco-Telecom, passano a «disponibili per la vendita» e piazzetta Cuccia uscirà dai rispettivi patti di sindacato in tempi «brevi» e in accordo con gli altri azionisti, utilizzando le prime finestre utili, che per entrambi gli accordi cadono a settembre. Passaggio successivo, la dismissione.

Unico punto fermo rimarrà il Leone di Trieste, di cui Mediobanca, pur riducendo il proprio peso nell’azionariato, intende rimanere «un azionista stabile», come ha detto Nagel. Le risorse recuperate verranno veicolate per rinforzare le attività del Cib oltre confine, dove Mediobanca è presente da anni con sedi a Madrid, Francoforte, Londra, Parigi e New York. È inoltre previsto l’ingresso in alcuni mercati in forte sviluppo (Turchia, Messico e Cina), con l’obiettivo di raggiungere, al giugno 2016, il 45% dei ricavi da clientela non domestica.

Il piano di Mediobanca, che «non ha bisogno di aumenti di capitale», si focalizza quindi su «crescita, redditività e disciplina nell’allocazione del capitale» e si concentra sullo sviluppo delle tre attività bancarie specializzate: Corporate e investment banking (Cib), Retail (CheBanca! e Compass), Wealth management.

Tra le novità, l’avvio della piattaforma Mediobanca alternative asset management (Maam) e lo sviluppo dell’offerta di prodotti di risparmio gestito attraverso CheBanca! Sulla base di queste linee strategiche, il piano punta a portare il roe dall’attuale 6% al 10-11% a giugno 2016.

Tra i principali obiettivi finanziari, ci sono poi un Core Tier1 secondo i parametri di Basilea3 stabilmente all’11-12%, con un target di pay-out del 40%. I ricavi bancari sono attesi a 2,1 miliardi al 2016, +10% annuo. Già nel trimestre in corso, l’ultimo dell’esercizio 2012-2013, tutte le partecipazioni (esclusa Generali) saranno portate a valore di mercato, con una svalutazione complessiva di 400 milioni, che inciderà sull’esercizio che termina a fine mese, determinando una perdita di 200 milioni di euro.

Come detto, l’accoglienza del mercato è stata fredda: il titolo ha chiuso a -9,42% a 4,404 euro. Secondo Nagel, che ha minimizzato lo scivolone, «avremo un giudizio compiuto solo nelle prossime settimane».

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