Marsh, nessun aumento immediato dei tassi assicurativi legato alle catastrofi

Nonostante il livello record dei danni catastrofali registrato nel primo trimestre 2011, l’aumento dei tassi assicurativi si è mantenuto circoscritto alle aree direttamente esposte agli eventi, stando a quanto afferma una ricerca pubblicata da Marsh.

Nelle regioni e nelle aree di business non direttamente colpite dai recenti eventi catastrofali, il mutamento delle condizioni di mercato è stato minimo nel primo trimestre 2011; ciò è dovuto al fatto che la capacità del mercato assicurativo si è mantenuta generalmente ampia, in particolare per i nuovi collocamenti, stando alle risultanze dello studio Spring 2011 Insurance Market Update di Marsh. Inoltre, si potrebbero ottenere riduzioni dei tassi property, sebbene con maggiore difficoltà rispetto al passato. Le aziende che presentano un’esposizione alle catastrofi, specialmente quelle situate nelle regioni colpite dai recenti avvenimenti, potranno tuttavia osservare un aumento dei tassi sui rinnovi.

Nonostante non sia previsto un brusco cambiamento di mercato, i budget 2011 predisposti a copertura dei danni catastrofali da assicuratori e riassicuratori sono già stati erosi in modo sostanziale, se non addirittura esauriti, a causa dei danni del primo trimestre, comprendenti le alluvioni in Australia, il terremoto di Christchurch del 22 febbraio, e il devastante terremoto dell’11 marzo in Giappone, seguito dallo tsunami e dall’emergenza nucleare. Stanti queste premesse, ulteriori danni catastrofali potrebbero avere un impatto sui costi riassicurativi.

“Il mercato assicurativo mondiale deve fronteggiare pesanti pressioni, specialmente in vista dell’imminente stagione atlantica degli uragani, prevista come più irruente del consueto,” ha affermato Nicholas Bacon, Chief Executive Officer di Bowring Marsh. “Uno qualsiasi fra i danni catastrofali che potrebbero prossimamente accadere eserciterà un impatto sul capitale delle riassicurazioni, non tanto sulle entrate, il che potrebbe far impennare i tassi. Inoltre, l’introduzione, a inizio 2011, dell’11° revisione del modello di

Risk Management Solutions per gli uragani, ampiamente utilizzato negli Stati Uniti in caso di tornado e tempeste, contribuirà a creare tensione sul pricing delle coperture property.

Dati questi cambiamenti di fondo, vi sono basi troppo limitate per la continuazione di un ciclo soft del mercato,” ha concluso Bacon.

Il report di Marsh ha inoltre riscontrato che, quale conseguenza dei danni del primo trimestre, gli assicuratori stanno aumentando le richieste di dati necessari per la sottoscrizione, al fine di generare previsioni attendibili sugli andamenti tecnici del ramo. Ad esempio, gli assicuratori stanno cercando di appurare nel modo più approfondito possibile l’esposizione degli assicurati alla cosiddetta contingent business interruption (CBI). Molti assicuratori stanno inoltre facendo pressioni per la riduzione dei sottolimiti e l’aumento delle deducibilità per la coperture CBI e rischio catastrofale.

“Ora più che mai, i principali fattori determinanti la capacità potenziale e il costo ultimo del trasferimento del rischio saranno le condizioni di rischio di ciascuna organizzazione, in aggiunta alla struttura e alla qualità delle submission,” ha affermato Duncan Ellis, Leader negli Stati Uniti della Practice Property di Marsh. “Le organizzazioni che raggiungono i migliori risultati sono quelle maggiormente in grado di dimostrare le

proprie capacità nella gestione proattiva del rischio.”

In seguito ai profondi disagi subito dalle supply chain mondiali, come risultato del terremoto, dello tsunami e del disastro nucleare in Giappone, il report rileva come molte organizzazioni stiano riesaminando la propria vulnerabilità di fronte a tali eventi e l’efficacia dei propri programmi di risk management.

“Gli eventi giapponesi hanno mostrato gap significativi nella capacità di ripresa di numerose aziende,” ha affermato Ellis. “Ciò evidenzia ulteriormente la necessità, da parte delle imprese, di avere una visione a 360 gradi della propria supply chain e di identificare i rischi collegati a domanda e offerta, così come quelli operativi o collegati all’impatto finanziario dei fallimenti.

Le aziende che vogliono offrire al mercato i propri prodotti o servizi in modo più veloce ed economicamente vantaggioso, e che tuttavia chiudono un occhio di fronte alla crescente volatilità e al possibile impatto di un evento potenzialmente distruttivo, stanno mettendo a rischio i propri bilanci,” ha concluso Ellis.