La contribuzione da riscatto per i lavoratori dipendenti ed autonomi

Risk management persone

Come gestire adeguatamente l’integrazione di periodi figurativi di contribuzione, valutandone gli aspetti quantitativi di convenienza

Autori: Alberto Cauzzi e Silvin Pashaj
ASSINEWS 221-giugno 2011

La caratteristica saliente di quanto scritto sinora su queste pagine è stata l’estrema fruibilità dei contenuti, con casi concreti che possono essere utili nell’attività di consulenza erogata dagli operatori ai clienti. Anche in questo caso, come nei successivi appuntamenti, tratteremo tematiche che nella realtà dei fatti sono fondamentali nel percorso di consulenza previdenziale. Si pensi al caso di un dirigente industriale di media età, 50enne, con all’attivo ad oggi 28 anni di contributi, di cui 14 ante ‘96. E poniamo il caso che tale soggetto non abbia riscattato i suoi 5 anni di corso di laurea in Ingegneria elettronica. Bene, nel caso specifico è opportuno conoscere attentamente i meccanismi e le dinamiche della contribuzione da riscatto, al fine di valutare la convenienza effettiva di attivazione di questa opportunità. Il dirigente, in questione, con il riscatto di quei 5 anni di contribuzione, passerebbe dal metodo di calcolo della pensione di tipo misto (contributivo-retributivo) della sua pensione ad un ben più premiante e remunerativo conteggio totalmente retributivo. O che dire di quel dirigente italiano, oggi a capo della filiale di una importante multinazionale extra-europea, che per ottenere una pensione non può fare a meno di riscattare una parte della propria storia lavorativa svolta in un paese estero? CONTENUTO A PAGAMENTO
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