L’integrativo al 5% promette pensioni più alte ai professionisti
 Pagina a cura di Ignazio Marino e Simona D’Alessio  

 

Si è acceso definitivamente il semaforo verde sulla mini-riforma Lo Presti. È legge dello stato la facoltà per gli enti di previdenza di innalzare fino al 5% il contributo integrativo (a carico del cliente) e di destinare parte delle nuove risorse per migliorare gli importi delle future pensioni. Il provvedimento è stato approvato ieri (con un solo voto contrario) dall’aula della camera. Dopo tre anni, si conclude quindi l’iter di una riforma chiesta dalla vecchia dirigenza dell’Associazione degli enti di previdenza e successivamente sostenuta dal nuovo direttivo.

Con il varo del testo si modifica l’articolo 8 del decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, mettendo a disposizione uno strumento «largamente condiviso» che, come dichiara il relatore Giuliano Cazzola (Pdl), «raccoglie le istanze delle casse, consentendo ad esse di adottare, in autonomia ma sempre sotto la vigilanza del governo, provvedimenti a favore di una maggiore adeguatezza dei trattamenti pensionistici delle nuove generazioni». L’aver centrato il traguardo ad oltre un anno dal primo «sì» in parlamento (il 10 maggio 2010 a Montecitorio e, dopo un lungo stallo, è terminata la seconda lettura il 5 aprile scorso a palazzo Madama, ndr) soddisfa il primo firmatario, Nino Lo Presti (Fli), che però ritiene che il sistema non debba a questo punto adagiarsi sugli allori: «Abbiamo collocato un tassello importante nel mosaico di una necessaria riforma organica dell’impianto pensionistico dei liberi professionisti», i quali, osserva il deputato in un colloquio con ItaliaOggi, «devono entrare nell’ordine delle idee che, per garantire la congruità delle prestazioni, è urgente un intervento anche sul contributo soggettivo», versato da loro stessi. Alla spinta fino al 5% della quota integrativa, pertanto, è necessario associare, in questa delicatissima fase economica, «un globale ammodernamento del sistema ordinistico e misure concrete che vadano nella direzione di incrementare i redditi delle varie categorie professionali», conclude il parlamentare finiano. È positivo anche il giudizio di Luca Bellotti, sottosegretario al welfare, secondo il quale arriva a compimento «positivamente l’iter di un provvedimento lungamente atteso, che rappresenta una concreta misura di sostegno in favore delle categorie di professionisti e lavoratori interessati che, con l’elevazione fino al 5% del contributo integrativo, avranno la possibilità di garantirsi una pensione più congrua».

Prima di procedere alla votazione conclusiva, l’emiciclo ha dato parere favorevole ai due ordini del giorno che erano stati depositati martedì: il primo, sostenuto da Massimiliano Fedriga (Lega Nord), impegna il governo a vigilare sui bilanci e sulla gestione degli enti, scongiurando il rischio, espresso senza giri di parole dal deputato del Carroccio, che l’incremento dell’aliquota vada a coprire altri costi, ovvero serva a mettere i conti a posto. Il secondo odg, invece, che è stato sottoscritto da tutti i capigruppo, si rivolge all’esecutivo, affinché controlli che le casse privatizzate, adesso che la mini-riforma Lo Presti è andata a buon fine, garantiscano un rapporto «proporzionalmente equo» fra le due forme di contribuzione, soggettiva ed integrativa.