Bankitalia: la propensione famiglie al risparmio cala a 12,1% nel 2010

Nel 2010 la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici e produttrici è diminuita al 12,1%, 1,4 punti in meno rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge dalla Relazione Annuale di Bankitalia, dove si sottolinea come la riduzione del tasso di risparmio rappresenta una tendenza di lungo periodo: nello scorso decennio si e’ osservato un calo di circa quattro punti percentuali.

Le attività finanziarie lorde sono diminuite di quasi l’1%, una riduzione inferiore a quella registrata nel 2009 (-1,7%). La contrazione è dovuta a un calo del valore delle attività finanziarie, comunque inferiore rispetto a quello dell’anno precedente. La ricchezza finanziaria netta è rimasta sostanzialmente stabile, pari a 2,6 volte il reddito disponibile, un valore prossimo a quello registrato nei paesi anglosassoni (2,9) e superiore alla media dei paesi dell’area dell’euro.

Nel 2009 la ricchezza netta delle famiglie era pari a 8,2 volte il reddito disponibile. Nel corso del decennio la componente finanziaria è diminuita: le attività reali sono salite a circa il 68 per cento della ricchezza, dal 58 registrato nel 2000. La variazione del peso delle due componenti è per larga parte riconducibile alla diversa dinamica delle quotazioni delle attività finanziarie rispetto al prezzo delle abitazioni.

Per ciò che concerne gli investimenti in attività finanziarie, dalla Relazione emerge come nel 2010 gli investimenti sono aumentati rispetto all’anno precedente: il totale degli acquisti netti è stato pari a 70 miliardi, a fronte dei 57 del 2009. Sono rimasti elevati gli acquisti netti di strumenti del risparmio postale (12 miliardi) e di polizze assicurative del ramo vita (24 miliardi), soprattutto di tipo tradizionale con garanzie sul rendimento minimo.

Rispetto al 2009 si sono interrotti gli acquisti netti di strumenti di origine bancaria. Dopo tre anni di ingenti investimenti, le vendite di obbligazioni bancarie hanno superato gli acquisti di quasi 10 miliardi, anche per effetto di un mutamento nelle politiche di offerta delle banche. Nel complesso la quota di attività finanziarie detenuta in strumenti bancari è diminuita dal 28,2 al 27,7 per cento. Nel confronto internazionale le famiglie italiane continuano a caratterizzarsi per l’ingente quota di attività investita in obbligazioni (19,8 per cento rispetto al 7,5 nell’area dell’euro), metà della quale è rappresentata da titoli bancari.