Azimut studia da private bank e cambia lo stipendio dei pf

di Roberta Castellarin

Azimut vuole essere sempre più una rete-boutique dedicata a clienti del private banking. È un modo per rispondere anche ai cambiamenti in corso in Italia. «Stiamo investendo molto per accrescere la quota di clientela con patrimoni medio-alti anche per proteggerci dal rischio di impoverimento dell’Italia», dice Pietro Giuliani, presidente di Azimut.

 

Da qui la scelta di rivolgersi sempre più ai Paperoni, anche grazie a una riorganizzazione della rete storica Azimut Consulenza sim. «Quando siamo partiti abbiamo puntato su una rete di promotori di qualità, ma durante il boom prima della crisi le maglie della selezione si sono allentate. Ora vogliamo tornare al modello originario, in quanto non ha senso avere pf con portafogli inferiori ai 10 milioni di euro», aggiunge Giuliani. «Stiamo dividendo la rete in gruppi di promotori omogenei per età, caratteristiche del portafoglio e tipologia di clientela. E affidiamo a un manager che abbia caratteristiche omogenee l’obiettivo di sviluppare progetti ad hoc», sottolinea. «Quindi i pf più giovani con portafogli ancora da sviluppare saranno guidati da manager giovani che possano offrire supporto nello sviluppo di nuova clientela, mentre i nostri partner storici, che hanno iniziato a lavorarare con noi 25 anni fa e che in molti casi hanno clienti coetanei, saranno seguiti da manager con un profilo simile». Azimut ha anche iniziato a sperimentare un nuovo sistema di remunerazione dei pf. Il vecchio sistema prevedeva un 40% di retrocessione delle commissioni di gestione e un 60% di quelle di ingresso, più un 1% della raccolta lorda nel caso di prodotti senza costi d’entrata. Il tutto pagato cash. Il nuovo sistema sostituisce l’1% della raccolta lorda in cash con strumenti di capitale assegnati in base alla raccolta netta e alla dimensione del portafoglio. «Per tutta la società abbiamo introdotto una forma di incentivo che scatta se la società supera un determinato utile netto. Manager, gestori e promotori avranno obiettivi personalizzati e se li raggiungono hanno diritto a partecipare agli utili, si tratta di un forma di profit sharing. Per i promotori gli obiettivi saranno legati a raccolta netta e portafoglio», dice Giuliani. Nel 2011 restano in vigore entrambi i sistemi di remunerazione e i pf potranno scegliere quale utilizzare. (riproduzione riservata)