Anche per gli assicuratori arriva il tetto agli stipendi

di Anna Messia

 

Al via anche per i vertici delle assicurazioni, dopo quelli delle banche, i tetti alle remunerazioni che saranno legate agli «interessi di lungo termine dell’impresa e dei suoi assicurati». Non si tratta ovviamente di soglie prefissate, come ha spiegato il presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, nel corso della relazione annuale presentata ieri, ma di regole che dovranno essere seguite nella definizione delle politiche retributive. «Abbiamo emanato un regolamento per garantire che gli incentivi siano coerenti con la sana e prudente gestione dell’impresa», ha dichiarato Giannini.

Con tre principali novità: prima di tutto gli azionisti saranno chiamati ad avere un ruolo attivo nella definizione di stipendi e premi, e dovranno monitorare la situazione. Di più: il regolamento stabilisce che la componente variabile delle retribuzione andrà riconosciuta sulla base dei risultati complessivi del gruppo e dell’impresa. Con la possibilità di non erogare il premio o addirittura di prevederne la restituzione se le cose dovessero andare male. Vedere calate nella realtà queste norme non sarò facile: un’applicazione alla lettera del regolamento potrebbe portare alla cancellazione delle ricche buonuscite di manager dimissionari da aziende in difficoltà.

La relazione di ieri è stata anche l’occasione di intervenire di nuovo su un tema caldo: quello dei costi salati delle polizze legate ai mutui. Perché a più di un anno dall’esplodere del caso le commissioni di questi prodotti sono ancora altissime, e secondo Giannini non si può attendere oltre per ridurle. «Le commissioni sulle polizze legate ai mutui sono ancora abnormi». E il problema è diventato ancora più urgente, perché dai dati acquisiti dall’Isvap emerge che il mercato di questo tipo di polizze è cresciuto a 2,4 miliardi (in gran parte in mano alle banche) dai 2 miliardi della precedente rilevazione nel 2008. Mentre sul piano dei costi emerge solo una leggera flessione dell’aliquota media delle commissioni (dal 46 al 44%) con punte fino al 79%. Ad esempio, per una polizza collegata a un mutuo decennale di 300 mila euro il caricamento d’acquisto può arrivare fino al 70% a fronte di un 7% per una polizza stipulata con una compagnia e non collegata a un mutuo. Una situazione che secondo l’Isvap non è più sostenibile, perché danneggia i consumatori. L’autorità, come noto, aveva già emanato un regolamento che tentava di risolvere il problema in modo netto, vietando agli istituti di credito finanziatori di assumere il doppio ruolo di distributori e beneficiari della polizza. Ma il regolamento è stato poi annullato dal Tar per un vizio sulla procedura di consultazione. Ora però il capitolo va riaperto, e si preannunciano nuove polemiche: «Vogliamo trovare soluzioni concrete e vere» e per questo auspichiamo di «essere invitati al tavolo di consultazione in tempi brevi» assieme all’autorità e alle associazioni dei consumatori, ha risposto ieri il vicepresidente dell’Abi, Giovanni Pirovano, a margine della relazione Isvap. Le banche sembrano pronte a far si che il cliente possa sapere i costi e poter scegliere. Ma secondo Giannini, che sta preparando un nuovo regolamento, questo «è uno di quei casi in cui la semplice trasparenza non è sufficiente a tutelare i consumatori».

Per quanto riguarda invece l’annoso problema delle tariffe Rc auto, Giannini ha fatto sapere che ci sono tredici compagnie assicurative che rischiano sanzioni fino a 5 milioni di euro per elusione a contrarre, in particolare al Sud. Mentre sono in fase avanzata i lavori del tavolo tecnico costituito dall’Autorità con il mercato per la riforma del sistema bonus malus. Le indagini svolte hanno evidenziato la necessità di elaborare una nuova scala di coefficienti di merito, unica per tutto il mercato. Temi importanti che si aggiungono a un altro allarme lanciato dal presidente Isvap: l’Italia può rivelarsi terra di conquista per i gruppi assicurativi esteri e le nostre imprese sono incapaci di difendersi. «C’è un modesto grado di proiezione internazionale di gruppi e imprese italiane con la sola nota eccezione del primo gruppo assicurativo (Generalindr)», ha ricordato Giannini che sulle acquisizioni finora avviate ovvero Bpm Vita, Bnl Vita e FonSai (poi congelata) si è potuto solo limitare ad accendere un faro sulla capacità patrimoniale dei potenziali acquirenti. (riproduzione riservata)